DALL’INDUSTRIA DEI VIDEOGAME A QUELLA DELL’AUTOMOTIVE

Espandere il proprio know-how nei campi dell’intelligenza artificiale, dei big data, della realtà virtuale, della produzione intelligente e della connettività. Per questo motivo, il Gruppo Volkswagen ha deciso di reclutare sempre più personale altamente qualificato proveniente da una varietà di settori dell’high-tech, dall’industria dei videogame e dalla ricerca di alto livello.

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E così, nei prossimi tre anni, il Gruppo Volkswagen assumerà più di 1.000 specialisti dell’Information Technology, metà dei quali lavorerà a Wolfsburg. Saranno impegnati nel cuore dell’organizzazione IT nella sede centrale, così come nei laboratori IT di Wolfsburg, Berlino e Monaco, nei quali vengono create nuove soluzioni negli ambiti dei big data, dell’Industria 4.0, dell’internet delle cose, della connettività, dei servizi di mobilità e della realtà virtuale.

In particolare, nel corso degli ultimi mesi, l’IT del Gruppo ha già reclutato nuovo personale altamente specializzato proveniente da una varietà di settori e Paesi – inclusi esperti di robotica, di design thinking e ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale. Questi nuovi assunti sono impiegati in unità come il Virtual Engineering Lab, il Data Lab, lo Smart Production Lab, l’Ideation Hub o l’IT di Gruppo a Wolfsburg.

“Stiamo affrontando le maggiori sfide del futuro – digitalizzazione, sviluppo di software, mobilità elettrica, guida autonoma e servizi di mobilità – con le persone migliori. Per questi settori, stiamo rafforzando il nostro team con esperti di prima classe” ha concluso Karlheinz Blessing, Membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Volkswagen Responsabile per le Risorse Umane.

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EVA+: PROGETTO PER LA MOBILITÀ ELETTRICA IN ITALIA E AUSTRIA

Si chiama EVA+ – Electric Vehicles Arteries il progetto di mobilità elettrica in Italia e Austria per il quale è già stato firmato l’accordo di finanziamento, per un valore massimo di 4,2 Milioni di € con INEA (agenzia incaricata dalla Commissione Europea), e che verrà lanciato ufficialmente a Bruxelles a gennaio 2017. Al progetto collaborano Enel, in qualità di coordinatore, e Verbund (principale utility austriaca) insieme ad alcuni tra i principali costruttori automobilistici di veicoli elettrici a livello mondiale come Renault, Nissan, BMW e Volkswagen Group Italia (rappresentata dalle marche Volkswagen e Audi), con l’obiettivo di costruire un’infrastruttura di ricarica veloce per veicoli elettrici lungo le principali strade ed autostrade in Italia e Austria. Nell’ottica dell’implementazione del progetto EVA+ in Italia, Enel sta stringendo accordi con le concessionarie autostradali con l’obiettivo di valorizzare la componente di innovazione tecnologica e commerciale del progetto.

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Nel corso dei tre anni di progetto verranno installate 200 stazioni di ricarica veloce “multi-standard” in grado di offrire tutti gli standard di ricarica veloce (CSS Combo 2, CHAdeMO o la ricarica in c.a.) in una sola stazione. Delle 200 colonnine previste dal progetto, 180 del tipo Fast Recharge Plus (tecnologia interamente sviluppata da Enel che permette di ricaricare in 20 minuti due veicoli elettrici contemporaneamente, per un totale di 360 auto elettriche caricate simultaneamente) saranno installate in Italia da Enel e 20 in Austria da Smatrics, società affiliata di Verbund.

Inoltre, saranno sperimentate soluzioni tecnologiche innovative e verranno analizzate le necessità dei clienti per individuare i migliori punti in cui installare le stazioni di ricarica. EVA+, collegando i grandi centri urbani e assicurando la ricarica veloce dei veicoli elettrici secondo gli standard tecnici internazionali, garantirà l’interoperabilità del servizio di ricarica nei Paesi europei consentendo così ai possessori di veicoli elettrici di effettuare viaggi di lunga distanza in maniera sostenibile sia in Italia che in Austria. Grazie alla stretta collaborazione prevista nel progetto tra player del settore elettrico e case automobilistiche, entrambi fortemente interessati allo sviluppo della mobilità elettrica a livello italiano e trans-nazionale, il progetto EVA+ riveste un’importanza strategica per il futuro della mobilità sostenibile su tutto il territorio italiano, consentendo alla mobilità elettrica di uscire fuori dal dominio urbano in cui è rimasta confinata in questi primi anni.

Il progetto verrà co-finanziato, fino ad massimo del 50% del valore totale, dalla Commissione Europea tramite lo strumento CEF (Connecting Europe Facility). EVA+ contribuirà in maniera concreta alla realizzazione del programma della Commissione Europea TEN-T – Trans-European Transport Network (Rete di Trasporto Trans-Europea), nato per supportare la costruzione e l’ammodernamento dell’infrastruttura di trasporto permettendo l’integrazione dei due Paesi membri all’interno di una rete di ricarica veloce in fase di realizzazione in tutta l’UE.

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VW Italia: 645mila das-auto richiamate per un “controllo di manutenzione”

Alcuni dicono che sia l’inizio della fine.

Cominciano ad arrivare i numeri, quelli neri, quelli capaci di far affondare del tutto una nave per metà già capovolta. Stiamo parlando del gruppo Volkswagen, ovviamente, e i numeri in questione sono quelli relativi alle auto compromesse anche nei mercati estranei a quello Usa. Solo in Italia, per entrare nel dettaglio, sono più di 645mila le vetture che saranno richiamate per un controllo definito “di manutenzione”, e questo numero è destinato a salire.

Così come pare destinato a salire il numero dei procedimenti: l’Antitrust, l’Autorità garante della concorrenza e del Mercato, ha deciso di avviare un procedimento istruttorio nei confronti della società Volkswagen AG e della sua filiale per la distribuzione di autoveicoli del Gruppo Italia. L’ipotesi è di “pratiche commerciali scorrette”.

E l’onda, anche in questo caso ha oltrepassato le Alpi… si è fatta sotto anche la Procura di Parigi. È stata aperta un’inchiesta, per ora preliminare, con l’ipotesi di truffa aggravata. A far scattare il procedimento francese è stata la segnalazione di un amministratore locale della regione parigina l’Ile-de-France.

Tornando in Italia, comunque, a settembre è stata segnata una crescita del 17,2 % con 130mila nuove immatricolazioni e un totale dall’inizio dell’anno di 1.196.270 consegne, prova che le conseguenze del cosiddetto “Diesel gate” non sono poi così semplici da prevedere. “Non vi sono ragioni” spiega infatti Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studio Promotor” per ritenere che nell’ultimo trimestre dell’anno il mercato italiano possa rallentare nel recupero a due cifre iniziato nel 2015” anno che, per ora, ha segnato un più 15,3% rispetto all’analogo periodo del 2014.

Ottimismo e pessimismo giocano a giorni alterni.

Intanto 361.432 Volkswagen, 197.421 Audi, 35.348 Seat, 38.966 Skoda e 15.291 Volkswagen Veicoli Commerciali vengono ritirate dal mercato italiano e il Financial Times annuncia un allargamento dei controlli dell’EPA, nel cui mirino finiscono adesso altri 28 modelli a motore diesel (sotto esame Chrysler, Bmw, Genral Motors, Land Rover e Mercedes-Benz). Il tutto mentre sul gruppo Vw pende una ghigliottina da 80milardi di euro.

“Sono arrivati i dati dell’azienda” ha fatto sapere il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio “si procede. Ritireranno i veicoli. Mi pare che le cose vadano nella direzione giusta”.

Direzione giusta o meno, l’allarme iceberg lampeggia ancora e lo scafo galleggia per miracolo.

VW: Das Auto “truccata”

Scandalo! Scandalo! Scandalo! Questa la parola più utilizzata al momento per descrivere la controversa vicenda che vede protagonista Volkswagen e, con essa, praticamente l’intera Germania.

Sottotitolo? Auto truccate… fermi tutti però! Prima di immaginare spoiler, minigonne, neon e marmittoni è forse opportuno spiegare meglio di cosa si sta parlando…

La nota casa automobilistica tedesca, leader nel settore – almeno fino a pochi giorni fa – è stata (come si suol dire) beccata con le mani nel sacco, o meglio, nel cofano; secondo un’accusa mossale dalla United States Environmental Protection Agency, infatti, la “Das Auto” avrebbe presentato valori falsati mascherando così i dati reali sull’inquinamento dei propri modelli con motore Diesel.

Ok, d’accordo, ma è solo un’accusa… già, peccato che l’attuale amministratore delegato della VW, Martin Winterkon, abbia pubblicamente accettato le responsabilità e ammesso il fatto.

Lo (e diciamolo anche noi…) “scandalo” ha messo in luce delle vere e proprie falsificazioni sui test con cui negli Stati Uniti sono state misurate le emissioni dei Diesel 2 litri della nota casa tedesca, perpetrate grazie all’installazione consapevole, sui motori delle auto, di un software in grado di riconoscere la situazione di test e modificare, per l’occasione, la tossicità dei veicoli, abbassandola a livelli accettabili.

Secondo le prime stime, tra l’altro diffuse dalla stessa Vw, sarebbero addirittura 11milioni le automobili incriminate, diffuse ormai in tutto il mondo; la vendita dei modelli oggetto di falsificazione è stata immediatamente sospesa – si tratta di Golf, Jetta, Passat, Maggiolino e Audi A3 – in attesa di capire cosa accadrà in futuro. L’Epa, intanto, ha anche disposto il ritiro dal mercato di tutte le vetture che rientrano nelle categorie a rischio, vendute dal 2008 a oggi, e si dice pronta a multare Vw di una cifra che potrebbe anche raggiungere i 18miliardi di euro.

Ingenti e fulminei anche i danni in borsa, dove è inarrestabile il crollo del titolo che rasenta a tratti anche il 20%, con una perdita sul capitale dell’azienda di circa 25 miliardi di euro.

Già soprannominato “Dieselgate”, lo scandalo ha proporzioni immense e c’è già che annuncia la fine del colosso tedesco. Pur non potendo prevedere l’evoluzione della vicenda è chiaro però il rischio non solo sul mercato americano ma anche a livello globale, per non parlare dei dipendenti – 273mila solo in Germania e almeno altrettanti nel resto del mondo – e dei subfornitori che vedranno sicuramente ridimensionata la domanda. E infatti Berlino teme conseguenze dure per l’intero export, con pericoli, addirittura, per l’intera economia europea. A questo proposito il ministro dei trasporti Alexander Dobrindt ha annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta ad hoc.

Le preoccupazioni, intanto, superano i confini tedeschi e sbarcano anche in Italia, dove il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha chiesto di “conoscere se il medesimo illecito, avvenuto negli Usa dove vigono però regole differenti per la omologazione, risulti essere praticato su omologazioni della stessa autorità tedesca per l’Europa e se i veicoli sono stati commercializzati in Italia”. Nel frattempo, il direttore generale di Volkswagen Italia, Massimo Nordio, chiede di valutare lo stop delle vendite e il ritiro delle vetture anche nella Penisola, nel caso emergessero ulteriori dati alterati.

Per avere un’idea delle cifre, solo nel 2015 il colosso tedesco ha venduto in Italia più di 114mila auto, incrementando le vendite del 10% rispetto al 2014…