#SMARTROAD: COSÌ LE AUTOSTRADE DIVENTANO INTELLIGENTI

Smart Road è un progetto targato Anas ad alto contenuto innovativo, tra i primi al mondo nel settore stradale e prevede l’integrazione di tecnologie per infrastrutture, avendo come focus l’automobilista e la sua tutela. L’obiettivo è di fornire a chi si mette in viaggio numerose informazioni sulle condizioni ambientali e di traffico, grazie a tecnologie avanzate che consentiranno una migliore connessione tra i clienti e l’infrastruttura stradale. La prima smart road della rete Anas sarà l’Autostrada A3-Salerno Reggio Calabria la cui gara, bandita a giugno 2016, è in fase di aggiudicazione.

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Dopo quello per l’A3, l’Anas ha pubblicato altri quattro bandi di gara telematici, del valore complessivo di 140 milioni di euro, per una procedura di Accordo Quadro relativa alla fornitura ed installazione di sistemi tecnologici avanzati per l’infomobilità e la sicurezza lungo circa 2.500 km di rete Anas distribuiti su tutto il territorio nazionale. Nel dettaglio, i quattro bandi di gara prevedono un investimento di 60 milioni di euro per l’implementazione tecnologica di circa 1.500 km distribuiti su tutta la rete Anas, a cui si aggiungono – fino ad arrivare ad una copertura di circa 2.500 km – 30 milioni di euro per gli interventi sul Grande Raccordo Anulare di Roma e sull’Autostrada A91 Roma-Fiumicino; 30 milioni di euro per la dotazione tecnologica lungo l’itinerario “Orte – Mestre” della E45 ed E55 e 20 milioni di euro per quella dell’Autostrada A19 “Palermo- Catania”.

L’investimento sulle Smart Road, sottolinea Anas, permetterà di garantire autostrade ancora più Sicure, Multimediali, Aperte, Rinnovabili e Tecnologiche. Il conducente che percorrerà l’autostrada, infatti, sarà informato in tempo reale sulle condizioni dell’arteria e sugli eventuali percorsi alternativi che dovessero rendersi necessari in caso di incidenti o di chiusure improvvise di tratte. Tutto ciò sarà possibile grazie a sistemi di connessione radio, come il wi-fi ‘in motion’ che permetterà una continuità del segnale ai veicoli in movimento anche a velocità massime consentite sulla arteria. Il progetto prevede anche un nuovo standard (Dedicated Short Range Communications – DSRC) che consentirà in un prossimo futuro l’implementazione di servizi innovativi ed interattivi di infomobilità, sicurezza e connettività, nell’ottica della gestione intelligente di tutte le infrastrutture stradali e lo sviluppo di servizi orientati al ‘dialogo’ veicolo – infrastruttura e tra i veicoli stessi (Vehicle-to-Infrastructure e Vehicle-to-Vehicle). Il progetto prevede, infine, la realizzazione di sistemi di comunicazione a lunga distanza attraverso la posa di fibra ottica compatibile anche con le esigenze del ‘piano banda larga’ del Governo.

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Smartcar in arrivo… non è oro tutto ciò che luccica!

Non è un segreto, la tecnologia ormai avanza a balzi ed è sempre più difficile star dietro alle mille e una novità che si affacciano sul mercato del consumo e che cambiano (spesso radicalmente) il modo di concepire interi aspetti delle nostre vite: vent’anni fa la maggior parte dei telefoni presenti nelle case degli italiani aveva il filo, oggi la quasi totalità non ha neanche i tasti…tecnologia “smart”, uno di quei “balzi” per l’appunto, applicabile in teoria a ogni apparecchio elettronico anche, per esempio, alla nostra macchina…

Auto smart per tutti allora! …perché no? Perché alcuni avvertono: problemi e rischi sono molti e in alcuni casi superano i benefici.

Cominciamo dall’inizio: Chevrolet (parte di General Motors) e Hyundai hanno realizzato e immesso nel mercato americano automobili dotate di software che permettono il controllo diretto di applicazioni e funzioni Apple e Google da parte del conducente, attraverso il touchscreen o attraverso comandi vocali; i due software si chiamano, appunto, Apple CarPlay e Android Auto.

Per adesso il costruttore americano e quello sudcoreano sono gli unici (oltre a Ferrari California e FF) a offrire programmi di questo genere, ma tra la fine del 2015 e il 2016 anche molte case automobilistiche europee si lanceranno a capofitto nell’impresa che promette di cambiare il rapporto uomo-auto.

I problemi ci sono, però, e non sono pochi.

Sembra un paradosso ma uno di questi problemi è proprio il balzo tecnologico senza freni che la nostra società sta vivendo: i tempi di sviluppo di nuovi modelli d’auto sono maggiori rispetto a quelli dell’elettronica…è semplice, se ogni anno esce un nuovo cellulare con tecnologia avanzata, non è detto che la macchina (magari comprata solo l’anno prima) possa reggere il passo e interfacciarsi in maniera adeguata. La vita media delle auto, poi, rende spesso obsolete le tecnologie a bordo se paragonate alle nuove offerte di mercato o ai nuovi mezzi di attacco informatico.

Per questo motivo, in effetti, la decisione di Chevrolet e Hyundai sembra essere stata quella di procedere a piccoli passi: i sistemi CarPlay e Android Auto non sono, in realtà, veri e propri sistemi operativi in grado di controllare l’auto nella sua totalità ma, piuttosto, dei software aggiornabili che replicano sullo schermo della plancia alcune applicazioni degli smartphone relative soprattutto alla messaggistica, all’ascolto di musica in streaming, alla navigazione internet, ecc… le funzioni più “tradizionali” come l’aria condizionata, e i dispositivi di sicurezza restano isolate dai nuovi software in quanto integrate nel sistema operativo proprio dell’auto. A prova di hacker, quindi. Perlomeno si spera.

Non bisogna dimenticare, poi, la privacy: l’interazione tra smartphone e “smartcar”, per quanto sia tanto agognata, rimane una questione molto delicata per la mole di informazioni condivise che diventerebbero proprietà dei costruttori e che potrebbero essere usate in qualunque modo. Non è un caso, infatti, che la maggior parte delle case automobilistiche mondiali abbiano rivelato di non voler condividere i dati riguardo gli utenti – uno dei motivi principali sembrerebbe essere, appunto, a scopo di lucro, data la possibilità di vendere tali informazioni.

Per comprendere meglio il discorso ci appoggiamo alla stima effettuata dalla società di consulenza AlixPartners, la quale ha previsto che nel 2018 il business della cosiddetta “connected car” varrà la modica cifra di 40miliardi di dollari. Un bel gruzzoletto, non c’è che dire.