COME MONTARE IL PORTAPACCHI

Italia, patria dei viaggi della speranza!

Quante volte abbiamo intrapreso traversate memorabili a bordo della nostra auto, magari per andare “al sud”, magari portandoci dietro mezza casa o magari portandone una nuova al nostro rientro… Ebbene, quante problematiche, quante ore perse a montare il fatidico portapacchi, cercando al contempo di far stare tutto in ordine in modo stabile. C’è chi lo chiamerebbe “un gioco da ragazzi” ma in realtà, segretamente o no, tutti lo temiamo…Come montare e caricare il portapacchi!

Innanzitutto specifichiamo… Di portapacchi ne esistono molti e, chiaramente, alcuni montano su auto diverse; è sempre consigliabile acquistarne uno specifico per la propria macchina nonostante anche altri possano essere compatibili (come quelli universali). Il prezzo non è, in questo caso, un ostacolo… Per essere un accessorio così utile, resta decisamente alla portata di tutti ed è acquistabile praticamente ovunque.

Prima di montare l’accessorio si dovrà pulire bene il tettuccio della macchina per evitare danni alla carrozzeria, ruggine, scrostamenti e quant’altro. C’è chi applica anche delle strisce di gomma, non in dotazione, per evitare il contatto tra le superfici.

Una volta terminata la pulizia si dovrà procedere col fissaggio il quale dipenderà dal tipo di struttura. Di solito i più semplici sono quelli posteriori: quelli da collegamento vanno fissati al gancio di traino mentre quelli muniti di cinghia vanno montati avvolgendo il nastro attorno al bagagliaio.

Diversa cosa per i portapacchi “normali”…

Sebbene i dettagli varino a seconda dell’auto e dell’accessorio, in generale potremmo dire che: conviene segnare subito con un pennarello i 4 punti dove si andranno a posizionare i quattro ganci in dotazione (i punti dipendono dalla grandezza) per poi fissarli adeguatamente con le apposite viti, controllandone la stabilità. Dopodiché si fissa il portapacchi ai ganci, e qui dipende dal modello, alcuni hanno delle viti, altri vanno a incastro.

Ecco qua, semplice no? Già, a parole… Ma una volta montato quanto posso caricare?

Di norma il peso massimo consigliato non deve superare i 50 chili ed è sempre opportuno distribuire il peso in modo omogeneo.

Le barre di fissaggio, poi, possono essere usate anche per sostenere portabici per due o tre cicli, facendo attenzione, però, che il carico non sporga lateralmente o in avanti oltre il muso della macchina; posteriormente, invece, un oggetto può sporgere fino al 30% oltre la lunghezza del veicolo ma deve essere comunque segnalato con un pannello a strisce diagonali bianche e rosse.

Per la stabilità dei pacchi, inoltre, sono sempre meglio le cinghie degli elastici (o meglio, dei soli elastici); questi, infatti, sono ottimi per fissare un carico all’interno di un bagagliaio con sponde ma non sono in grado di trattenerlo adeguatamente in frenata.

Qualche suggerimento, inoltre, per i carichi interni al veicolo: la distribuzione omogenea del peso è fondamentale per evitare di condizionare l’assetto dell’auto ed è, altresì, opportuno controllare che i bagagli nel vano posteriore non blocchino la visuale del conducente.

Ah! Ovviamente, VELOCITÀ MODERATA!

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AIRBAG ESTERNO È REALTÀ! PEDONI SALVI!

E se l’airbag fosse fuori? Immaginate una macchina che in caso di incidenti attivi automaticamente oltre agli airbag interni,  pensati evidentemente per i passeggeri, anche airbag esterni alla carrozzeria, per andare ad ammortizzare il più possibile l’urto tutelando, in parte, anche eventuali pedoni coinvolti.

Non è fantascienza, anzi. A voler essere precisi, si tratta di un’idea in circolo già da un po’ di tempo (almeno dal 2009) ma lasciata, in un certo qual modo, in disparte, in attesa, forse, di tempi tecnologici migliori. Ebbene, i tempi paiono maturi e i primi tentativi hanno creato spunti di riflessione sufficienti ad accrescere l’attesa per una vera e propria auto-revolution.

Protagonista assoluta di questa tentata innovazione è Volvo; la casa automobilistica svedese ha già presentato, infatti, (al salone di Ginevra dello scorso anno) un nuovo modello dotato di un sistema di airbag esterno, applicato sulla parte anteriore del veicolo, con il quale è riuscita, in breve tempo, a conquistare il favore della critica insieme con alcuni mercati esteri, in particolare quello australiano. Il modello in questione è l’ultima versione della V40, dotata appunto di un airbag a forma di ferro di cavallo, in grado di gonfiarsi in pochi millisecondi e di ammortizzare la zona anteriore della vettura, trovandosi, più precisamente, nello spazio compreso tra il cofano e il parabrezza. Una volta attivato, il pallone solleva il cofano allontanando, quindi, la lamiera dal motore per permetterle di deformarsi con maggiore facilità (deformandosi, la lamiera assorbe maggiormente gli eventuali impatti, trasmettendo in maniera smorzata le onde d’urto all’interno dell’abitacolo).

Per di più, la nuova Volvo V40 è altresì dotata di un insieme di sensori collegati al freno, atti a rilevare l’eventuale presenza di pedoni in rotta di collisione e a imporre, nel caso, una frenata di emergenza senza l’ausilio del guidatore (molto utile nell’eventualità che l’automobilista non sia abbastanza pronto).

Ma un ulteriore passo avanti è stato fatto da ZF TRW, il principale sviluppatore e rifirnitore di sistemi di sicurezza attiva e passiva per i maggiori produttori di veicoli a livello globale. Il colosso del Michigan, infatti, ha perfezionato il prototipo di un cuscino con capacità di circa 200 litri, in grado di avvolgere le automobili nelle parti laterali e che necessita di due dispositivi per il gonfiaggio anziché uno. Il principio alla base di questo cuscino, inoltre, è opposto a quello dell’airbag, per così dire, classico; mentre quest’ultimo scatta un millisecondo dopo l’impatto, il nuovo airbag esterno deve gonfiarsi, ovviamente,un attimo prima della collisione e deve essere, per questo, coadiuvato da un sistema molto complesso, chiamato pre-crash, che utilizzi sensori e telecamere.

“È un dispositivo molto interessante” ha dichiarato Steve Peterson, il direttore globale dei sistemi di sicurezza di ZF TRW “soprattutto per le auto più piccole e più basse, ma ci sono dei problemi da risolvere”. Uno di questi problemi  è l’usura causata dall’esposizione agli agenti atmosferici.

“C’è molto lavoro da fare” ha concluso Peterson “ma questa è una grande sfida e vogliamo portarla avanti”.

COME COMPILARE IL CID

Questo piccolo grande incompreso: se lo cerchi stai avendo una brutta giornata, non sai mai dov’è, se lo trovi non sai mai come usarlo; tre lettere…

CID

Si chiama constatazione amichevole ma nove volte su dieci l’amicizia non c’entra, anzi, in alcuni casi il fatidico modulo blu rischia di far scoppiare delle vere e proprie faide. Il motivo è semplice, spesso lo si sottovaluta e lo si compila in maniera impropria o imprecisa, perdendo eventuali vantaggi in sede di risarcimento o addirittura passando dalla ragione al torto se interviene la malafede della controparte (cosa che purtroppo accade).

Fondamentale, quindi, è capire bene come compilare il CID o il CAI o il modulo blu o chiamatelo come volete…

Innanzitutto, il modulo è fornito dalla propria compagnia assicurativa ma può anche essere scaricato in PDF da internet; in entrambi i casi è gratuito. Vi abbiamo detto chi lo fornisce ma sapere dove trovarlo spetta a voi: il mistero del CID scomparso è noto nel mondo auto e controllare il cruscotto a volte non basta… già, perché molte volte sparisce nel nulla proprio nel momento in cui serve di più (prima c’era, lo giuro!). Comunque, il modulo è formato da più fogli colorati e in copia carbone; questo perché in caso di incidente basta compilarne uno solo e dividersi le copie.

Data e ora. Nella parte superiore del foglio, in alto a sinistra, scrivete data e ora dell’incidente (non quello della compilazione)

Colonne blu e gialla. Non importa quale colore scegliate, ma sceglietene uno per voi e uno per la controparte. Se ci sono più veicoli incidentati, serviranno più moduli. Nelle sezioni 1, 2, 3, 4 e 5 bisogna indicare il luogo, la presenza di eventuali feriti, danni e testimoni (seguite le istruzioni per i dettagli).

Sezioni 6, 7 e 8. Dovete inserire, rispettivamente, i dati dell’assicurato, quelli del veicolo (compresi i dettagli del rimorchio se presente) e i dati dell’assicurazione presenti sul proprio certificato.

Sezione 9. Qua vanno inseriti i dati del conducente. Fate attenzione, non sempre i dati dell’assicurazione coincidono con quelli del conducente e spesso ci si confonde tra proprietario e conducente.

Sezioni 10, 11, 12, 13 e 14. In queste sezioni bisogna descrivere l’incidente. Nella sezione 12 ogni conducente può barrare una o più caselle.

Sezione 15. Questa sezione è riservata alla firma. Se uno dei due conducenti non concorda con la dinamica descritta nel modulo, può rifiutarsi di firmare ma deve comunque inserire i propri dati.

Una volta compilato il modulo si separano i fogli ed entrambe le parti coinvolte provvederanno a consegnarli alle rispettive compagnie assicurative.

Se non trovate il CID nel cruscotto segnatevi sempre data, luogo, generalità del conducente, tipo e targa del veicolo coinvolto, denominazione e numero di polizza dell’altra compagnia di assicurazione e generalità di eventuali testimoni.

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NUOVE MULTE “EN PASSENT”, TELECAMERE AL VIA…

Lasci la macchina un attimo, entri al bar e zac… multa ma di loro neanche l’ombra. Accosti un minuto in doppia fila (ovviamente con le doppie frecce), scendi per andare dal tabaccaio e zac… ti risiedi al volante e scopri che le sigarette ti sono costate più di quanto guadagni in un giorno. E di nuovo, loro non ci sono, neanche dietro l’angolo.Loro chi? Ma i vigili ovviamente… E chi se no?

Bene se questo quadretto non vi sembra familiare è solo perché non avete ancora sentito parlare del nuovo sistema Street Control, in grado di colpire, per così dire, al volo…

In che senso? Spieghiamo meglio.

È di recente stata emanata una circolare, direttamente dal Ministero dei Trasporti, che esprime parere favorevole all’utilizzo di particolari telecamere, installate sui mezzi in dotazione alla Polizia, in grado di registrare eventuali infrazioni relative alla sosta; in pratica sarà possibile essere multati en passant anche da un’auto della polizia (ovviamente niente foglio rosa svolazzante sotto il tergicristallo). Gli agenti, quindi, saranno in grado di riprendere, con un teleobiettivo, le targhe dei veicoli in divieto di sosta semplicemente percorrendo la strada a bassa andatura, per poi compilare le eventuali multe in un secondo momento e spedirle ai destinatari.

Non si tratta, in effetti, di un sistema automatizzato, in quanto gli agenti dovranno controllare personalmente le registrazioni e compilare manualmente i verbali, ma di sicuro il nuovo sistema sarà in grado di ottimizzare il lavoro dei vigili, aumentando il numero di automobilisti colti “in flagrante” col minor sforzo possibile… E c’è già chi va in giro sconsolato ripetendo “è finita la pacchia!”.

Ma attenzione… C’è sempre il trucco e in questo caso si chiama contestazione immediata. La legge, infatti, prevede che la contestazione della violazione delle norme del codice della strada sia valida solo se immediatamente comunicata al trasgressore, a meno che non vi sia un effettivo impedimento (come per esempio l’assenza del soggetto) il quale, in ogni caso, deve poi essere esplicitato nel verbale di accertamento. La contestazione accertata con il Street Control, quindi, è valida solo se il trasgressore non si trova all’interno del veicolo o nelle immediate vicinanze e che non sia quindi possibile comunicare immediatamente con lui; in caso contrario la multa è illegittima e può essere annullata in caso di ricorso.

Un dettaglio in più: il parere del Ministero è, in pratica, vincolante in quanto il sistema di sorveglianza così attuato rimane costantemente sotto il controllo degli agenti e non è per nulla automatizzato, quindi non serve alcun tipo di approvazione. Del resto il divieto di sosta non fa parte delle sanzioni che possono essere completamente automatizzate…

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… E meno male, pensate il caso in cui vi arrivasse in automatico una multa per aver parcheggiato la vostra auto davanti all’ingresso del vostro garage…

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Niente più patente a chi soffre di apnea notturna

Colpo di sonno, il terrore di ogni automobilista.

Per definizione si tratta di una momentanea perdita dello stato di veglia, capace di manifestarsi in maniera del tutto improvvisa. Nonostante ciò, l’evento è solitamente preceduto da segnali che potrebbero, in potenza, mettere sull’attenti il guidatore, anche se spesso, questi non è in grado di percepirli o crede (sbagliando) di riuscire a controllarsi.

Eppure a tutti è capitato almeno una volta di trovarsi al volante di un veicolo e rendersi conto di non riuscire a tenere gli occhi aperti: si abbassa il finestrino (aria in faccia così mi sveglio un po’), e si accende l’autoradio… il canto a squarciagola è un classico. Capita a tutti, certo, ma ad alcuni più spesso che ad altri. Si tratta, in questo caso, di soggetti che soffrono di apnee notturne, ossia di disfunzioni respiratorie mentre dormono e che possono, per questo, svegliarsi anche decine di volte in un’ora, accumulando sonno represso: il tutto senza neanche rendersene conto.

L’accumulo di stanchezza, ovviamente, può influire notevolmente sulle capacità di concentrazione e il rischio è più che concreto: si stima, infatti, che almeno un quarto degli incidenti gravi, in Italia, sia causato proprio da colpi di sonno e che il 5% della popolazione soffra di apnee notturne. Per questo motivo, il Governo ha emanato, per mezzo del ministero delle Infrastrutture, un decreto che impedisce di prendere la patente a chi soffra di SAHS (acronimo per sleep apnea-hypopnea syndrome). In particolare, “la patente non deve essere né rilasciata né rinnovata a candidati o conducenti affetti da disturbo del sonno causati da apnee ostruttive notturne che determinano una grave e incoercibile sonnolenza diurna, con accentuata riduzione delle capacità dell’attenzione”. Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 22 dicembre 2015 a seguito del recepimento di una direttiva comunitaria sulle patenti di guida.

Adesso resta solo da stabilire le modalità per i test: non esiste ancora, infatti, un protocollo medico unificato in Europa che sia in grado di valutare con efficacia il problema. A questo proposito si è attivato il Ministero della Salute incaricando ben due commissioni tecniche di esperti. Purtroppo, però, sono già sorti alcuni inconvenienti: il primo incontro, infatti, era in programma già per la prossima settimana ma è slittato a data da definirsi.

“Forse non hanno capito quanto sia importante agire subito” ha commentato Pierluigi Innocenti, presidente dell’Associazione per i disturbi del sonno, “era ora che l’Italia si mettesse in regola, adesso però il ministero deve sbrigarsi a indicare le modalità per i test”.

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LA MACCHINA SI PARCHEGGIA DA SOLA

Slogan ovunque, frasi a effetto che mirano ad attirare l’attenzione, quando non addirittura a sbalordire, con doppi sensi, insinuazioni, suggerimenti e, in alcuni casi, veri e propri miraggi.”Il futuro è oggi”, tanto per restare sul banale…

Ma quando leggiamo “Parking Assistent” il dubbio ci viene: è un’iperbole? Magari una piccola esagerazione per attirare clienti, della serie “…ti mette le ali…” (tanto per fare un esempio). Sarà sicuramente uno di quei miraggi, quelle insinuazioni, quei doppi sensi…

E invece no! L’auto si parcheggia da sola! O quasi…

Come funziona?

L’auto in questione è munita di particolari sensori a ultrasuoni che analizzano l’ambiente circostante, rilevando la distanza fra i veicoli parcheggiati, mentre ci si accosta per iniziare la manovra. Tutto avviene in pochi istanti, il computer calcola lo spazio tra le vetture e valuta se questo è sufficiente per ospitare la nostra macchina, dopodiché basta inserire la retromarcia e agire sui pedali del freno e dell’acceleratore: al resto ci pensa il sistema di parcheggio automatico, il quale si occupa di girare il volante nel modo più opportuno. E grazie tante.

Unico limite: lo spazio a disposizione deve essere di almeno 80 cm superiore alla lunghezza della macchina che si vuole parcheggiare.

E per i parcheggi a lisca di pesce?

Niente paura, fa anche quelli.

È presente, in particolare, una funzione denominata “Side Distance Warning” che è in grado di rilevare gli ostacoli intorno e segnalarli, riconoscendo corrimano, pilastri o muretti. Ma vero e proprio fulcro della rivoluzione risiede nell’invenzione della servoassistenza elettrica e cioè di quella particolare funzione in grado di trasferire i comandi della centralina al motorino elettrico che fa girare il volante.

L’innovativo sistema è stato sviluppato da Bosch, azienda tedesca leader nel settore dei componenti per autovetture, la quale ha condotto, oltretutto, una particolare indagine di mercato, rivelando come, in Germania, addirittura metà degli incidenti con danni materiali siano, in effetti, dovuti a manovre di parcheggio (i dati esaminati sono quelli di AZT, istituto di ricerca).

Certo, si tratta ancora di apparati semi-automatici ma la Volkswagen sta mettendo a punto un nuovo, incredibile sistema di assistenza al parcheggio, in grado di scannerizzare i posti in cui una vettura viene più spesso parcheggiata e creare una banca dati dalla quale attingere, in un secondo momento, per effettuare le manovre, lì registrate, senza guidatore.

Basta a sbalordire? No? Allora aggiungiamo che Il nuovo “Parking Assistent” sa anche uscire dal parcheggio e sa muoversi con rimorchio al seguito
Tutto in solitaria, ovviamente.

Come sbrinare il parabrezza

Parola d’ordine: INVERNO!

E ci risiamo…

Suona la sveglia, ci alziamo dal letto, pit-stop al bagno e poi di corsa a fare colazione. C’è chi ci mette un’ora, chi in mezzora è già pronto, chi a volte fa in fretta e a volte proprio non riesce a uscire in orario. Ci sono quelli che il caffè lo prendono al bar e quelli/quelle che si truccano in ascensore per far prima. Chi vuole la musica, chi la televisione accesa, chi si accontenta di fischiettare sotto la doccia e chi <<…doccia la mattina? D’inverno? Mai…>>

Senza dimenticare quelli che staccano la sveglia, guardano fuori dalla finestra, si girano dall’altra parte e continuano beatamente a dormire…

Tutti diversi ma in realtà inesorabilmente uguali. Già, perché tutti (ma proprio tutti) abbiamo stretto almeno una volta i pugni davanti alla nostra auto, di mattina presto, d’inverno, magari in ritardo per andare al lavoro, con lo sguardo perso e sconsolatamente fisso…

  1. La maniglia della portiera: ghiacciata.
  2. Tutti i finestrini, gli specchietti e il lunotto posteriore: ghiacciati.
  3. Il parabrezza: ghiacciato, sotto uno strato di brina spesso due centimetri e mezzo. E meno male che non ha nevicato.
  4. Dentro la macchina fa talmente freddo che si sta meglio fuori a -5°.
  5. Niente paura, accendiamo l’aria: la Bora.

Ci guardiamo intorno e notiamo che tutte le macchine parcheggiate sono nella stessa situazione della nostra e magari scambiamo anche un cenno d’impotente rassegnazione con gli altri automobilisti, seduti come noi al voltante, con le mani sotto le ascelle.

Ok, siamo tutti sulla stessa barca… una rompighiacci nel Mare del Nord…

Come sbrinare il parabrezza

Un oggetto necessario, fondamentale, da salvaguardare a costo della vita è il RASCHIETTO: semplice strumento, acquistabile in qualsiasi negozio fai da te o di accessori per auto. Unica pecca? È un lavoro lento e faticoso, oltreché umido.

Soluzione più rapida è utilizzare una miscela di acqua tiepida (non bollente mi raccomando) e aceto. Versando il composto sul ghiaccio e aspettando qualche secondo le cose dovrebbero migliorare notevolmente. Sì lo so, l’odore di aceto ce lo teniamo…

Rimedio infallibile è il cosiddetto spray sghiacciante: si vende in bombolette e lo si può trovare nei negozi dedicati. Il problema è che ha, solitamente, un costo elevato.

In realtà, il trucco più semplice è quello di prevenire il tutto. La sera, prima di andare a dormire, versate dell’acqua mista ad alcool sul parabrezza: questo dovrebbe impedire il formarsi di ghiaccio. Il motivo è semplice l’alcol reagisce abbassando la temperatura di congelamento dei liquidi con cui si mischia. Bisogna, però, stare attenti alle parti in plastica; è consigliabile, infatti, non far entrare in contatto, per esempio, i tergicristalli con il liquido, in quanto a lungo andare potrebbero rovinarsi. Tale sistema è da evitare anche nel caso in cui il parabrezza sia scheggiato.

L’intervento migliore, però, resta il vecchio, caro, pannello di cartone; ogni sera, prima di abbandonare la vostra macchina alle intemperie della notte, fissatelo coi tergicristalli al vetro e non abbiate paura: di mattina basterà rimuoverlo e il gioco sarà fatto… pronti per andare al lavoro!

Hai il parabrezza scheggiato? tasto

P.S. se avete un box a disposizione, usatelo! La vostra auto vi ringrazierà, magari con qualche anno di prestazioni in più.

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L’inverno sta arrivando! I nostri consigli

L’inverno sta arrivando!

E’ il momento quindi di preparare la propria auto per il cambio stagionale.

Noi siamo qui per darvi tutti i consigli necessari, per non lasciarvi soli in questo momento difficile.

Per alcune cose potrete provvedere da soli, per altre sarà necessario l’aiuto di un professionista e chi meglio di noi può indirizzarvi verso una delle nostre officine?

La sicurezza prima di tutto

Prima di metterti alla guida controlla di avere sempre con te un giubbino catarinfrangente, una torcia, guanti per il montaggio delle catene e un triangolo luminoso. Oltre a questo è sempre meglio che il cellulare sia carico (ma non usarlo mentre sei al volante!) e che nel cruscotto ci sia un raschietto per il ghiaccio.

Per viaggi lunghi ricordati di tenere i cavi di avviamento a portata.

Controllo professionale

Il freddo può danneggiare il tuo veicolo in molti modi; per evitare che questo accada puoi chiedere l’aiuto di un professionista.

Il cambio delle gomme, il controllo dell’olio, dei freni e del livello della batteria potrebbero essere cose che non sei in grado di fare da solo, ma sono essenziali per te e per la tua macchina, soprattutto in questo periodo.

Il ghiaccio e il sale possono danneggiare la verniciatura e favorire la ruggine, mentre le basse temperature fanno perdere potenza più velocemente alla batteria.

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Cosa posso fare da solo?

Assicurati che le tue gomme invernali siano a norma, che non siano troppo consumate e che il battistrada sia abbastanza spesso.

Assicurati che il radiatore del liquido di raffreddamento e il liquido per il lavaggio del parabrezza siano anti gelo. Si può controllare con una semplice prova: prendi un campione di liquido e mettilo per una notte nel freezer. Se la mattina dopo il liquido sarà ghiacciato è il momento di cambiarlo!

Tieni sempre puliti i tergicristalli e gli ugelli lavacristalli che potrebbero essere intasati facilmente da sporcizia e calcare; fate in modo che lo spruzzo sia rivolto verso il vostro vetro e non verso quello del veicolo accanto 😉

Per concludere è bene ricordare che il primo accorgimento è la prudenza:

velocità moderata (soprattutto con la neve), distanza di sicurezza adeguata, utilizzo del freno motore per ridurre la marcia, piede leggero sul pedale del freno, partenze e fermate progressive per evitare slittamenti.

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Favorisca tampone e libretto!

Favorisca tampone e libretto!

…come scusi?

Forse non ci crederete, ma questa potrebbe essere la vostra prossima conversazione con un poliziotto nel caso foste fermati per un controllo di routine mentre vi trovate alla guida di un’auto.

Spieghiamo meglio…

Prende il via un esperimento che ha come protagonisti Polizia di Stato, medici e personale di ruolo sanitario e che coinvolgerà una ventina di città sparse per l’Italia: a partire dal mese di giugno, infatti, agli agenti della stradale verrà affiancato personale medico-sanitario con il compito di effettuare droga-test ai conducenti in viaggio.

In pratica, le persone fermate potranno essere sottoposti in loco al prelievo della saliva per quello che viene definito un “controllo preliminare”. Sarà così possibile verificare l’eventuale presenza di particolari sostanze nella saliva, dette “precursori”, e quali possono indicare una precedente assunzione di stupefacenti da parte del soggetto in esame; in caso di riscontro positivo sarà responsabilità dei medici presenti procedere a un ulteriore prelievo che dovrà essere analizzato in un secondo momento dai laboratori di tossicologia forense della Polizia di Stato.

Insomma, oltre al palloncino ora c’è anche il tampone…

Il perché di una tale iniziativa è semplice: non esistono, per adesso, dati concreti che possano favorire una stima sui casi di “guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti”. E i numeri parlano chiaro…1milione e 600mila controlli con etilometri e precursori nel 2014 di cui 27mila “guida in stato di ebbrezza” e 2mila sotto l’effetto di droga; dall’inizio dell’anno corrente, poi, i controlli sono stati circa 500mila di cui solo 552 i riscontri per droga contro gli 8mila per alcol. Il problema è che le proporzioni finora analizzate non manifestano necessariamente la realtà, giacché è sempre stato difficile permettere il riscontro dell’abuso di droghe senza un esame specifico durante i controlli di routine degli agenti di Polizia.

Il motivo?

Capire come effettuare accertamenti (…a prova di ricorso) che richiederebbero l’intervento di personale medico, senza personale medico

…problema risolto…

A fornire gli agenti e i sanitari dei kit diagnostici portatili (…per intenderci, il tampone…) è stata la Fondazione Ania, per la Sicurezza Stradale la quale – come si legge chiaramente sul sito di riferimento – “è una onlus costituita nel 2004 dalle Compagnie di Assicurazione per contrastare il grave problema degli incidenti stradali attraverso progetti ed iniziative volti a ridurre l’incidentalità e a salvare vite umane.

L’esperimento avrà durata trimestrale: ad agosto si tireranno le somme e si deciderà se estendere il tutto su scala nazionale con proroga triennale.

Tutto chiaro?

Sì, ma manca la cosa più importante!

Tranquilli, niente paura…ecco l’elenco delle città: Novara, Bergamo, Brescia, Padova, Verona, Trieste, Savona, Bologna, Forlì Cesena, Ancona, Ascoli Piceno, Perugia, Roma, Pescara, Teramo, Napoli, Bari, Messina e Cagliari.