AUTO IBRIDE: DUE MOTORI PER MENO CONSUMI E BASSE EMISSIONI

Sentiamo sempre più parlare di auto ibride. Ma sappiamo esattamente cosa sono? Per capirlo partiamo dall’aggettivo: ibrido, secondo il dizionario, indica qualcosa, in natura, nato dall’incrocio di specie affini o di razze diverse della stessa specie. Lo stesso concetto, applicato in campo automobilistico, indica vetture che hanno due motori: uno elettrico e uno a combustione. Tradizionalmente, in questo tipo di vetture, il motore elettrico supporta principalmente quello a benzina per abbassare i consumi e migliorare le prestazioni. Esistono poi le cosiddette ibride plug-in, vetture capaci di muoversi a zero emissioni per percorrenze già significative ma dotate di un secondo motore a combustione per coprire le medie e le lunghe distanze.

Una delle case automobiliste che ha puntato molto su questo tipo di vetture è Toyota. Nelle auto prodotte dalla multinazionale giapponese il motore elettrico, si legge sul sito, entra in funzione nelle partenze da fermo con l’energia accumulata nelle batterie e dà la spinta necessaria per raggiungere basse velocità. Superata una certa velocità e nei momenti in cui c’è bisogno di maggior potenza, parte il motore a benzina. Da lì in poi, i due motori sono in grado di funzionare insieme con la regia elettronica del sistema Hybrid Synergy Drive che ne modula l’interazione in ogni istante. L’unico intervento del guidatore è quando decide di andare in modalità solo elettrica, ma solo per brevi tragitti.

E quanto sono diffuse le auto ibride? Queste vetture, e più in generale le cosiddette “ecologiche”, sono una gamma di auto che si sta sempre più consolidando sul mercato europeo. Stando agli ultimi dati dell’ACEA (Associazione Europea dei Costruttori di Autoveicoli), le ibride tradizionali nell’Unione hanno raggiunto 69.530 consegne nei primi tre mesi del 2016, con una variazione del +30,1%. Positivo anche l’andamento delle ibride plug-in (+23,5%) e delle elettriche pure (+33,9%).

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FUMO DALLA MARMITTA AUTO: COSA NON VA? QUESTIONE DI COLORE

Segnali di fumo. I film western e i fumetti hanno reso celebre questo mezzo di comunicazione utilizzato dai nativi americani. Riportando queste immagini al mondo automobilistico, possiamo dire che, in un certo senso, anche la nostra vettura, quando emette “segnali di fumo”, vuole comunicarci qualcosa. In linea di massima non sono buone notizie. Tuttavia, molto dipende dal colore.

Quando esce fumo bianco dalla marmitta potrebbe trattarsi, nel migliore dei casi, di condensa che si è formata nel tubo di scappamento. Questo accade spesso in inverno e alle basse temperature: occorrerà far girare qualche minuto il motore della macchina osservando se dalla marmitta fuoriescono goccioline bianche. Se le cose stanno così, l’umidità presente all’interno si esaurirà e la marmitta tornerà a funzionare regolarmente. Se invece il fumo bianco persiste ed è accompagnato da una perdita di prestazioni del motore, allora dobbiamo preoccuparci. Potrebbe esserci acqua laddove non dovrebbe trovarsi. O potrebbe essere un problema legato ai bulloni o alla guarnizione della testata. Soprattutto in quest’ultimo caso, meglio rivolgersi subito ad un’officina.

E se il fumo che esce dalla marmitta è di colore nero? In questo caso è molto probabile la presenza di un’anomalia nel processo di combustione. La prima cosa da fare è controllare lo stato di manutenzione dell’olio motore e dei filtri. Se questi dispositivi sono a posto e il problema persiste, allora sarà il caso di rivolgersi ad un meccanico.

C’è, infine, il caso del fumo blu (o azzurro). Questo tipo di alterazione si verifica maggiormente nelle auto più anziane. Il colore blu indica generalmente un eccessivo consumo di olio da parte del mezzo. Si tratta di una situazione molto rischiosa: la mancanza di olio potrebbe compromettere la corretta lubrificazione del motore con conseguenze gravi per l’auto (e il portafoglio). Anche in quest’ultimo caso, meglio ricorre ai ripari rivolgendosi ad un esperto.

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ALLA SCOPERTA DELLA TRASMISSIONE AUTO

Quando si parla di automobili sentiamo spesso parlare di trasmissione. Ci siamo però mai interrogati su cos’è esattamente questa parte meccanica e qual è il suo funzionamento? A prima vista sembrerebbe una cosa complicata, ma in realtà è molto più facile da capire rispetto a quello che appaia.

La trasmissione svolge un ruolo basilare nel funzionamento di un veicolo a motore. Senza di essa l’auto rimarrebbe ferma. Fondamentalmente, si tratta della parte meccanica che collega il motore e trasferisce la potenza da esso creata per muovere le ruote. Spetta infatti alla trasmissione, trasformare la velocità e la coppia in energia ed ottenere così il movimento dell’auto. Lo scopo principale della trasmissione è quindi far lavorare nel modo più efficiente possibile il motore, riducendo il consumo di carburante e ricevendo da esso il miglior valore di coppia. Il funzionamento ottimale di questo meccanismo porterà a migliori prestazioni del veicolo e a un maggiore comfort di guida.

Ma come si comanda questo congegno? Il funzionamento della trasmissione viene regolato dalle marce che vengono selezionate dal conducente del veicolo attraverso il cambio (manuale o automatico). Quest’ultima parte meccanica influisce sull’albero motore che, collegato al propulsore, determina le prestazioni e i livelli di coppia. È per questo che se inseriamo la marcia sbagliata, sentiamo il motore affaticarsi o, al contrario, andare “su di giri”. A quel punto sarà necessario cambiare rapporto senza dimenticare di… schiacciare la frizione! Nel caso di cambio manuale, infatti, solamente grazie a questo pedale potremo scalare o aumentare marcia.

E ora, capita l’importanza e il funzionamento della trasmissione, staremo più attenti all’utilizzo di frizione e cambio? E, soprattutto, se noteremo qualcosa di anomalo in uno di questi dispositivi (ad esempio il cambio che gratta) contatteremo subito un meccanico? Perché un corretto uso e una corretta manutenzione di queste parti sono fattori fondamentali per mantenere la trasmissione al meglio.

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