I DISCHI FRENO DELLA MOTOGP 2017

Lo sapeta che nella stagione motociclistica 2017 tutte le Case impegnate nella classe MotoGP utilizzano gli impianti frenanti di un’azienda italiana? Si tratta della Brembo e sono due le tipologie di pinza in alluminio disponibili per la stagione 2017: light duty, progettata ed ottimizzata per l’utilizzo con pastiglie standard, e heavy duty, specificatamente concepita per l’impiego con pastiglie ‘high mass’.

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In riferimento al materiale d’attrito, sono disponibili dischi in carbonio con diametro di 320mm e con diametro di 340mm, a fascia alta (35mm) e bassa (27mm), per garantire in ogni tracciato il corretto range di funzionamento in termini di temperatura. In particolare i dischi da 340mm a fascia bassa hanno un comportamento termico simile ai dischi da 320mm a fascia alta, ma, variando il diametro del disco, danno la possibilità di generare coppie frenanti superiori a pari pressione di esercizio.

Diversi sono poi i tipi di pompe freno a disposizione dei team, sia in termini di diametro del pistone sia di interasse. Quest’ultima caratteristica permette di adattare sia la corsa sia la “reattività” del comando in funzione del feeling del pilota. Su ogni moto è inoltre presente il remote adjuster, utilizzato dal pilota con la mano sinistra per regolare la posizione della leva freno, anche a moto in movimento.

Per i dischi da bagnato, grazie all’esperienza derivante dal Campionato Superbike, Brembo propone fasce frenanti in acciaio con diametri e spessori differenti, che sono utilizzabili senza richiedere la sostituzione della pompa freno utilizzata in condizioni d’asciutto. Differenti sono invece le pinze freno utilizzate in condizioni di bagnato, appositamente progettate per garantire al pilota il corretto feeling, anche in caso di scarsa aderenza. Nel corso del 2016, in condizioni di bagnato, alcuni piloti hanno utilizzato i dischi in carbonio, una soluzione che, grazie al lavoro svolto nella ricerca e sviluppo dei materiali d’attrito, è ora percorribile a condizione che le temperature del materiale d’attrito rimangano all’interno del corretto range di funzionamento.

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STRADE TROPPO RUMOROSE: RIFLESSIONE SU MEZZI E STILE DI GUIDA

Gli italiani sono i più esposti al rumore del traffico in Europa (il 49,4% contro una media del 42,9%) e le strade delle nostre città ne escono assordate: automobili e motorini, clacson, sirene e mezzi pubblici producono in media 82,2 decibel (dB) con picchi registrati a Palermo, Firenze, Torino, Milano, Roma, Bologna e Napoli che superano anche la soglia di guardia degli 85 dB, avvicinandosi pericolosamente al limite dei 90 dB, indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come soglia critica per evitare danni all’udito.

A tracciare il quadro della situazione, in occasione della European Mobility Week, è Amplifon che ha misurato il livello dei dB nelle strade di 20 città italiane: il triste primato di “capitale del rumore da traffico” va a Palermo, che nella fascia oraria tra le 12 e le 14 raggiunge i 92,6 dB, seguita da Firenze (88,6 dB), Torino (86,8 dB), Milano (86,4 dB), Roma (86 dB), Bologna (85 dB) e Napoli (84,7 dB). Le strade relativamente più “silenziose” si trovano invece a Catanzaro (75 dB), Bari (75,2 dB) e Potenza (75,6 dB). Un vero frastuono che alimenta il nervosismo delle persone più esposte al rumore del traffico (+7 punti percentuali rispetto ai meno esposti), provoca disturbi del sonno (+4 pp) e fa venire il mal di testa (+6 pp), oltre a mettere a rischio, nel tempo, la funzione uditiva (+11 pp).

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Come uscire da questa situazione? Gli esperti suggeriscono di puntare sui mezzi elettrici e sull’asfalto insonorizzante. Un aiuto per mettere un freno al rumore arriva anche dalla natura: alberi e piante costituiscono una naturale barriera fono-assorbente e sono così capaci di isolare l’ambiente dal fastidioso rumore del traffico.

Parlando di mezzi in circolazione, in attesa che le strade si riempiano di “silenziose” auto elettriche, c’è da sottolineare che l’Unione europea ha già previsto limiti più rigidi per il rumore delle auto. Detto questo, aggiungo una breve riflessione da utente della strada. Ascoltando il rombo di un centauro che al semaforo parte a razzo, forse per testare in pochi metri di strada urbana la ripresa da 0-100 Km/h, mi chiedo: il troppo rumore delle strade dipende solo dai mezzi? Urtato dal continuo strombazzare dei clacson ho la conferma: dipende anche da chi guida. E allora perché non adottiamo stili di guida più dolci e costanti? Oltre a far felici nervi e orecchie, sarebbe un modo per avere cura del proprio mezzo. Evitare inutili accelerazioni e frenate in città aiuta, infatti, a preservare molte parti meccaniche di auto e moto che così dureranno di più.

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MOTO: PROSEGUE LA MOBILITAZIONE PER LA REVISIONE DEL PEDAGGIO AUTOSTRADALE

Mentre prosegue la campagna comunicativa #metapedaggio, la Federazione Motociclistica Italiana e Confindustria ANCMA hanno incontrato lo scorso luglio il presidente dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), Andrea Camanzi. “L’Italia – hanno sottolineato FMI e ANCMA – è uno dei pochissimi paesi in Europa dove il pedaggio motociclistico (peraltro con tariffazione molto alta) è equiparato a quello delle auto, con il risultato che qualunque moto paga la stessa cifra di un SUV ben più grande in dimensioni e potenza. Nei paesi europei dove le autostrade sono a pagamento, le tariffe praticate ai motociclisti sono – con poche eccezioni – più basse, in molti casi dimezzate rispetto ai pedaggi nostrani”.

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La richiesta che FMI e Confindustria ANCMA hanno formulato all’Autorità dei Trasporti è stata quella di verificare, attraverso un’interlocuzione con i concessionari autostradali e il Ministero dei Trasporti – che in Italia è il soggetto concedente – se vi siano le condizioni per creare una tariffazione a parte per i veicoli a due ruote a motore, che sono di gran lunga meno invasivi dal punto di vista degli spazi occupati e dell’inquinamento e che svolgono in generale un ruolo importante nella riduzione del traffico. Il presidente dell’Autorità dei Trasporti, ascoltate le argomentazioni esposte da ANCMA ed FMI, si è reso disponibile ad un approfondimento della questione, attraverso i procedimenti previsti da ART.

“Siamo convinti che la creazione di una tariffa dedicata alle due ruote, favorirebbe la circolazione delle moto sulle autostrade, con vantaggi che si rifletterebbero tanto sull’industria motociclistica nazionale, che rimane la più importante d’Europa, quanto sugli stessi concessionari autostradali, che vedrebbero compensata automaticamente la rimodulazione dei pedaggi” ha dichiarato Corrado Capelli, presidente di Confindustria ANCMA. “Le autostrade sono di gran lunga le strade più sicure per noi motociclisti. Una tariffa differenziata ne favorirebbe l’utilizzo, dando così un contributo alla sicurezza per le due ruote a motore. In fondo, quello che chiediamo è di essere equiparati al resto dell’Europa” ha concluso il presidente della FMI Paolo Sesti.

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PEDAGGI AUTOSTRADALI: E SE LE MOTO NON PAGASSERO?

Abolizione (o almeno dimezzamento) del pedaggio autostradale per le moto. È la richiesta della Federazione Motociclistica Italiana (FMI) e dell’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo (Ancma), che insieme alla rivista Motociclismo lanciano, da giugno, una campagna congiunta su questo tema. Il motivo della mobilitazione, spiegano in una nota, “è che le concessionarie non applicano, contrariamente a quanto avviene in quasi tutta Europa, un pedaggio per le moto inferiore a quello delle auto, se non addirittura gratuito. Per esempio in Francia la tratta Parigi-Lione (453 km) costa 33 euro per le auto e 20 per le moto. In Italia, su uno spostamento equivalente come la Firenze–Napoli (468 km), una moto di piccola cubatura paga quanto una vettura di grossa cilindrata: 33 euro“.

Insieme a Motociclismo di giugno, in edicola dallo scorso 31 maggio con un’inchiesta dedicata, vengono distribuiti milioni di adesivi per “scatenare, anche attraverso l’hashtag #metapedaggio, il guerrilla marketing contro questa sperequazione tutta italiana” fanno sapere gli organizzatori. Oltre che sulla rivista Motociclismo, la campagna di sensibilizzazione avverrà anche attraverso i canali informativi e social della FMI e di ANCMA.

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La riduzione del pedaggio per le moto porterebbe vantaggi in termini di sicurezza. Secondo i dati forniti dalle associazioni dal 2008 al 2015 l’incidentalità in autostrada delle moto si è quasi dimezzata. Tra i 7 milioni di motociclisti italiani, il 64% (fonte Motociclismo.it, sondaggio del 16/05/2016 su un campione di 2.072 persone) vede la via più sicura per spostarsi proprio nell’autostrada, e la imboccherebbe molto più spesso se fosse praticato un pedaggio “su misura”.

Secondo FMI e ACMA La misura sarebbe economicamente sostenibile: “Il traffico autostradale su due ruote vale solo lo 0,5% del fatturato delle concessionarie, rendendo di fatto sostenibile, già adesso, una diversa tariffazione. Sarebbe la cosa più naturale del mondo dato che una moto pesa di media un sesto di un’auto e occupa un quarto dello spazio: perché – si domandano infine le associazioni – non premiare chi fluidifica il traffico come avviene per esempio con lo sconto già praticato da alcune autostrade per il car pooling?”

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