AUTO E RIMBALZI: IL COMPITO DEGLI AMMORTIZZATORI

Iniziamo capendo a cosa servono. Gli ammortizzatori sono la parte della sospensione che assorbe il rimbalzo causato dalle asperità del manto stradale. Senza di essi verrebbe meno la stabilità del veicolo, con impatti diretti non solo sul comfort di guida ma anche sulla sicurezza in quanto gli ammortizzatori garantiscono una migliore stabilità del mezzo. Come sarebbe l’auto senza ammortizzatori? Le ruote del veicolo si staccherebbero da terra sollecitate dalle buche e asperità delle strade, portando la ruota a perdere aderenza e conseguentemente alla perdita del controllo del veicolo.

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In generale, si tratta di elementi che non necessitano un controllo costante e per questo non sono tra gli interventi più comuni dal meccanico. Sono componenti robuste, per cui basta, generalmente, un controllo ogni 20.000 km ed un’eventuale sostituzione ogni 80.000.

Tra i marchi leader nel mercato c’è KYB, uno dei più grandi produttori di ammortizzatori per i costruttori di autoveicoli. Come si legge sul sito dell’azienda, “una su quattro di tutte le autovetture nel mondo che lasciano la catena di montaggio, utilizza prodotti KYB come standard. KYB è anche il più grande fornitore di ricambi originali in Europa”. La pagina web dell’azienda offre informazioni interessanti per gli addetti ai lavori (e non solo). Oltre ai consigli per il montaggio di ammorizzatori e molle, indica anche quali sono i motivi comuni di guasto di queste componenti. “I problemi a carico degli ammortizzatori possono essere raggruppati in tre aree: perdite d’olio, difetti meccanici o rumore”. Sempre in quest’ottica, da segnalare anche il canale Youtube KYB Europe, periodicamente aggiornato, che offre numerosi tutorial sulla sostituzione degli ammortizzatori. Una galleria di video che, come sottolinea Notiziario Motoristico, risultano utili anche a meccanici esperti: “Molto apprezzati per la loro praticità e chiarezza, questi tutorial affrontano la sostituzione di ammortizzatori, molle e kit in modelli di auto le cui particolarità costruttive potrebbero rendere difficili queste operazioni”.

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FRENO A MANO AUTO: MECCANICO MA ANCHE ‘ELETTRONICO’

Iniziamo dal funzionamento. Si tratta di un dispositivo di tipo meccanico che attraverso dei tiranti, innestati dall’apposita leva posta nell’abitacolo, aziona i freni posteriori permettendo di “immobilizzare” il veicolo sia in pianura che in salita o discesa. Come insegnano a scuola guida, il freno di stazionamento (comunemente conosciuto come freno a mano) va inserito ogni volta che l’auto viene lasciata in sosta. Si tratta infatti di un obbligo previsto dal Codice della Strada: Il conducente che lascia il veicolo in sosta nei casi consentiti, deve azionare il freno di stazionamento e, di regola, deve aver cura di inserire il rapporto più basso del cambio di velocità. Nelle strade a forte pendenza si deve, inoltre, lasciare in sosta il veicolo con le ruote sterzate, ed i veicoli di massa complessiva massima a pieno carico superiore a 3,5 t devono applicare i cunei bloccaruote. Vale quindi la pena sottolineare l’importanza di mantenere in ottime condizioni questo meccanismo, che oltre ad essere obbligatorio per la sosta, risulta fondamentale per una manovra automobilistica che a volte può risultare difficoltosa: la partenza in salita.

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La partenza in salita, con cambio manuale, va affrontata, come prima cosa, con il freno a mano azionato. Occorrerà poi inserire la marcia in prima. Successivamente occorrerà azionare i pedali di frizione e acceleratore fino a trovare l’equilibrio giusto per la partenza. A quel punto basterà rilasciare il freno a mano e il veicolo sarà partito in salita. Esiste, tuttavia, un dispositivo di tipo elettronico in grado di agevolare questa manovra. Una sorta di freno a mano ‘elettronico’. Si chiama Hill holder e funziona come una “livella”: quando il veicolo è inclinato manda una segnalazione alla centralina e nel caso il veicolo fosse fermo in salita blocca i freni impedendo la retromarcia. In questo modo il conducente avrà una ripartenza agevolata e appena il veicolo sarà in marcia il sistema rilascerà automaticamente i freni.

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COSTI MANUTENZIONE E RIPARAZIONE AUTO: ALCUNI INTERVENTI DIVENTANO PIÙ COMPLESSI

Gli ultimi dati confermano quanto già detto recentemente: dopo anni, riprende quota la manutenzione e le riparazioni auto da parte degli italiani. Secondo l’Annuario Statistico dell’Automobile Club d’Italia nel 2015 la spesa per la manutenzione/riparazione è cresciuta dell’+1% per un totale di 24 miliardi di euro. La conferma arriva anche dai recenti dati sul carico fiscale relativo all’automotive pubblicati da ANFIA: in Italia aumenta il gettito IVA relativo a manutenzione e riparazione degli autoveicoli e all’acquisto di ricambi, accessori e pneumatici, che registra un +6,8% rispetto al 2014 per un valore complessivo stimato in 9,90 miliardi di Euro, contro i 9,27 del 2014. “Il miglioramento del quadro economico e del clima di fiducia – sottolinea L’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica – ha determinato un recupero degli interventi d’officina rinviati durante la crisi”.

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Ma cosa incide sui costi per la manutenzione e la riparazione auto? A determinare il prezzo di un intervento non ci sono solamente le tasse. “L’avanzamento tecnologico degli ultimi anni – ha continuato ANFIA – se da un lato ha prodotto un allungamento degli intervalli di manutenzione delle vetture, offrendo prodotti sempre più affidabili, sicuri ed eco-friendly, li ha resi anche più complessi. Alcuni interventi, quando sono necessari, diventano più costosi, non solo per un incremento dei prezzi, ma anche per l’alto numero di ore dedicate. Anche i nuovi obblighi di legge relativi alla revisione dell’autoveicolo possono aver dato una spinta alla domanda di autoriparazione”.

Dal 1° gennaio 2015, infatti, è entrata in vigore la nuova procedura di revisione, che dovrebbe mettere fine alle cosiddette finte revisioni, eseguite in maniera approssimativa e superficiale. La nuova procedura prevede che la revisione sia effettuata tramite videosorveglianza e comunicata in tempo reale alla Motorizzazione. Questo implica nuovi oneri, ma anche una maggiore sicurezza dei dati, l’imparzialità dei risultati e lo stop alle frodi, diventando impossibile per gli operatori modificare un eventuale esito negativo della stessa.

Se alla fine di questo post siete preoccupati per i costi da sostenere in caso di manutenzione o riparazione, ricordate che esiste la possibilità di risparmiare senza rinunciare alla qualità degli interventi. Basta andare su RiparAutOnline per ottenere in pochi click i preventivi che fanno al caso vostro.

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L’IMPORTANZA DELLA MANUTENZIONE PREVENTIVA DELL’AUTO

La manutenzione preventiva dell’auto consente risparmi fino al 18% dei costi di
manutenzione, favorisce l’allungamento del ciclo di vita della vettura e mantiene la sicurezza della guida al livello della vettura nuova. E’ quanto emerge dalla Guida “Operation & Best Practises” del Federal Energy Management Program (FEMP) il
programma di sostenibilità e contenimento dei consumi di energia e di petrolio del Dipartimento dell’Energia USA, che prescrive le linee guida per la gestione efficiente e sostenibile per gli oltre 600.000 veicoli dell’Amministrazione Federale. Ne dà notizia l’Osservatorio Autopromotec, struttura di ricerca di Autopromotec, rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico.

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La manutenzione preventiva della vettura, vale a dire “l’intervento manutentivo di verifica, sostituzione o riparazione, effettuato prima che si manifestino anomalie”, secondo il Federal Energy Management Program oltre a contenere i costi per guasti e riparazioni straordinarie, allunga anche il ciclo di vita delle componenti meccaniche e dell’intero veicolo, preserva la tenuta su strada e massimizza l’efficienza del carburante generando risparmio sia per le auto a benzina sia per quelle con motore diesel.

Per far eseguire gli interventi di manutenzione sulla propria vettura, sottolinea l’Osservatorio Autopromotec, la prima regola è quella di rivolgersi esclusivamente a professionisti regolarmente iscritti agli appositi registri e albi e che, come tali, sono i soli a cui, in base alla Legge 122/1992 è consentito l’esercizio dell’attività di autoriparazione. Al di là delle sanzioni, precisa l’Osservatorio Autopromotec, l’autoriparatore autorizzato è il solo in grado di svolgere la propria opera con la diligenza propria di un esperto che compie il proprio lavoro secondo la perizia, le regole tecniche e l’esperienza concreta tipiche dell’autoriparatore professionalmente formato e preparato. Ciò è tanto più importante in un contesto, come quello automobilistico attuale, caratterizzato da grandi innovazioni tecnologiche e di processo che coinvolgono anche il settore dell’autoriparazione, sia nelle attività di officina che per ciò che riguarda le attrezzature. In conseguenza della crescente qualità e differenziazione dei modelli di auto offerti al mercato anche le piattaforme tecnologiche di diagnosi e di intervento dell’autoriparatore diventano infatti sempre più evolute e richiedono strumentazioni sofisticate che possono essere utilizzate esclusivamente da personale professionalmente formato.

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AUTO E ASSICURAZIONE: LA SCATOLA NERA POTREBBE DIVENTARE OBBLIGATORIA

Iniziamo capendo cos’è. La scatola nera è un dispositivo satellitare montato su un veicolo che monitora e registra tutte le informazioni sul mezzo e sul comportamento del conducente alla guida. Perché montarla? Il montaggio della scatola nera sulle auto dovrebbe ridurre il numero delle frodi in ambito assicurativo. Questa soluzione è già proposta da diverse compagnie e si calcola che i contratti con scatola nera siano arrivati a un sesto del totale.

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Ora la scatola nera sull’automobile potrebbe diventare obbligatoria. E’ una delle principali novità introdotte dagli emendamenti approvati dalla commissione industria del Senato al ddl Concorrenza. Se questa proposta venisse approvata definitivamente, il Governo avrebbe la delega di emanare, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per disciplinare l’installazione obbligatoria della scatola nera su tutti i mezzi di trasporto. Si inizierebbe con i veicoli pubblici e poi sarà la volta di quelli privati. Questi ultimi potranno beneficiare di sconti sulle polizze auto. Il testo della proposta specifica che non ci saranno “maggiori oneri per i cittadini”. Tuttavia secondo l’associazione dei consumatori Codacons, “è assolutamente impossibile garantire che i costi relativi alle scatole nere sulle autovetture non ricadano sugli utenti”.

L’installazione e la manutenzione ordinaria e straordinaria di una scatola nera – spiega il presidente Carlo Rienzi – su una automobile privata, così come la gestione dei dati e i necessari cambiamenti che vedranno coinvolte l’industria automobilistica e le imprese assicurative, avranno dei costi enormi. Anche qualora la norma preveda che non siano i cittadini a farsi carico di tale spese, i maggiori costi saranno inevitabilmente traslati sugli utenti finali, attraverso incrementi di tariffe e prezzi. Per tale ragione – conclude Rienzi – riteniamo assurdo imporre l’obbligo della scatola nera agli automobilisti, che deve rimanere una scelta su base volontaria anche perché, in caso contrario, gli aggravi di spesa per la collettività risulteranno superiori ai benefici”.

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COSA FARE QUANDO SI SCARICA LA BATTERIA AUTO

La batteria auto ha funzione fondamentale: fornisce l’elettricità necessaria per avviare il motore. Probabilmente a molti di voi sarà capitato di sperimentare una situazione di impotenza di fronte alla macchina che non parte a causa della batteria ‘a terra’. Le cause di questa situazione possono essere molteplici. Può esserci ad esempio una dispersione nell’impianto elettrico (e quindi non utilizzando l’auto per medio-lunghi periodi, la batteria si scarica e necessita di essere ricaricata) oppure può esserci un guasto nell’alternatore, la cui funzione è quella di ricaricare la batteria quando l’auto è in moto. Se la batteria è scarica è opportuno verificare con un professionista se si tratta di un evento che rientra nella normalità (perché semplicemente la batteria è a fine ciclo) oppure se vi sia qualche altra ragione.

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Tuttavia, può capitare che ci siano singole circostanze che possono portare all’esaurimento della batteria, come ad esempio l’autoradio o le luci dimenticate accese. Cosa fare in questi casi per non rimanere bloccati con la macchina? Si può procedere alla ricarica della batteria con i cavi collegati ad un altro veicolo con batteria carica. Se avete a disposizione questo strumento nella vostra auto, ecco di seguito alcuni consigli per procedere al loro utilizzo in modo corretto.

Prima di tutto, assicurarsi che le batterie abbiano lo stesso livello di tensione controllando l’etichetta (6V, 12 V, etc…). Ispezionare entrambe le batterie prima di collegare i cavi batteria facendo attenzione che i tappi delle valvole di sfogo siano ben stretti e a livello. Tenere spenti entrambi i veicoli (compresi i dispositivi elettrici). Collegare i cavi in modo corretto: come prima cosa il cavo rosso al polo positivo (+) della batteria scarica. Collegare l’altro capo del cavo rosso al polo positivo (+) della batteria soccorritrice. Collegare il cavo nero al polo negativo (-) della batteria funzionante. L’altra estremità del cavo nero, invece, deve essere collegata ad un’area non verniciata nel vano motore del veicolo da avviare. Controllare che i cavi siano lontani dalla ventola o dalla cinghia della ventola. Accendere con la marcia in folle, il veicolo con batteria carica e accelerare per qualche secondo. Avviare l’auto con batteria scarica anch’essa in folle. Scollegare i cavi in ordine inverso rispetto all’ordine di collegamento.

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GLI AUTOMOBILISTI ITALIANI TORNANO A RIPARARE LA VETTURA

Dopo anni di flessione e staticità, torna a crescere il mercato delle riparazioni e della manutenzione auto. La buona notizia per il settore arriva dal Barometro Aftermarket, rilevazione statistica interna al gruppo componenti ANFIA, che ha registrato un incremento del fatturato del 4,3% nel 2015 rispetto all’anno precedente, che era risultato pressoché allineato al 2013 (+0,4%).

Guardando all’andamento delle singole famiglie prodotto, riportano una crescita a due cifre (+13,4%) i componenti di carrozzeria e abitacolo, che recuperano rispetto alla flessione a due cifre (-18,4%) del 2014. In crescita anche i componenti motore (+9,4%), i componenti undercar (+4,6%), dopo un 2014 a -8,5%, e i materiali di consumo (+2,5%), mentre l’unica categoria in calo è quella dei componenti elettrici ed elettronici (-7,4%), che già risultava in ribasso del 23,5% nel 2014.

Visti i dati, gli operatori del settore sono fiduciosi. “Se nel 2014 le uniche famiglie prodotto in crescita erano i componenti motore e i materiali di consumo, sintomo di una tendenza degli automobilisti a concentrarsi sugli interventi di riparazione e manutenzione indispensabili o comunque urgenti, rimandando il più possibile gli altri, nel 2015 assistiamo a una ripresa per quasi tutte le famiglie” ha commentato Paolo Vasone, Coordinatore della Sezione Aftermarket del Gruppo Componenti ANFIA.

Certo, resta il fatto che ci vorranno anni per rinnovare un parco circolante italiano molto invecchiato durante la crisi, a causa del continuo rinvio della sostituzione dei veicoli, che ha portato l’età mediana delle autovetture circolanti dai 7,5 anni del 2003 a quasi 10 a fine 2014, incidendo, almeno in parte, sulla domanda di riparazione. Anche in questo senso, tuttavia, c’è ottimismo grazie al “crescente orientamento alla qualità, all’efficienza e all’affidabilità dei prodotti”. Questo elemento, secondo ANFIA, ha condotto ad un allungamento del ciclo di vita di alcuni componenti, mentre l’innovazione tecnologica ha determinato l’ingresso di nuovi articoli nel portafoglio prodotti del mercato dei ricambi. “Il ruolo sempre più centrale dell’elettronica e della telematica, inoltre, ha contribuito a ridurre il margine d’errore umano negli interventi di manutenzione e riparazione o montaggio. Questo significa anche che il mondo dell’autoriparazione, oltre a doversi necessariamente tenere al passo con l’evoluzione delle tecnologie, maturando un adeguato grado di competenze, deve puntare – ha concluso Vasone – su un elevato livello di servizio per la fidelizzazione dei clienti”.

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SERVOSTERZO AUTO: UN’INNOVAZIONE PER UNA GUIDA PIÙ CONFORTEVOLE E SICURA

Qualcuno di voi ha mai guidato un’auto senza servosterzo? I più giovani forse no. Oggi si tratta di un dispositivo montato di serie sulla maggior parte delle vetture. Una volta, invece, girare il volante, soprattutto in fase di parcheggio, era un modo per “farsi i muscoli”.

Ma come funziona questo meccanismo? Grazie all’utilizzo di una sorgente esterna di energia, il servosterzo riduce la forza che l’automobilista deve utilizzare per girare il volante durante la manovra della vettura sia da fermo che in marcia. Questo dispositivo può essere di tipo elettrico o idraulico. Nel primo caso è composto da un motorino elettrico, una centralina e un riduttore inseriti sullo sterzo. La centralina decodifica i segnali forniti dallo sterzo e fa partire il motorino quando è necessario fare manovra. Il servosterzo idraulico, invece, utilizza un sistema di pompe e ingranaggi azionati dal motore. Quando si gira il volante, la pressione dell’olio cambia e spinge sulla leva dello sterzo facilitandone il movimento.

Nel corso del tempo questi sistemi si sono evoluti. Nel caso della servoassistenza elettrica è stata introdotta la possibilità di scegliere un programma di taratura specifico. È il caso, ad esempio, della modalità “city” che permette di alleggerire ulteriormente lo sforzo allo sterzo durante le manovre urbane, come i parcheggi più stretti. Per attivare la funzione basta schiacciare un pulsante posizionato accanto al volante. A velocità superiori ai 50km/h, essendo in questo caso lo sterzo molto più leggero, questa modalità viene automaticamente disabilitata per non compromettere la precisione di guida e la tenuta di strada.

E se da fermo il servosterzo facilita i movimenti del volante poiché riduce l’effetto dovuto all’attrito degli pneumatici sull’asfalto, alle alte velocità può lavorare in modo opposto: lo sforzo da esercitare sul volante sarà maggiore che a bassa velocità. Come mai? Per una questione di sicurezza: serve a rendere la vettura più controllabile e ridurre gli errori di guida soprattutto in caso di curva. A proposito di sicurezza: dopo aver capito come funziona il servosterzo, non è arrivato il momento di osservare i comportamenti del nostro volante in marcia? Se notate qualche anomalia (gioco o vibrazione) non esitate a contattare un esperto!

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FUMO DALLA MARMITTA AUTO: COSA NON VA? QUESTIONE DI COLORE

Segnali di fumo. I film western e i fumetti hanno reso celebre questo mezzo di comunicazione utilizzato dai nativi americani. Riportando queste immagini al mondo automobilistico, possiamo dire che, in un certo senso, anche la nostra vettura, quando emette “segnali di fumo”, vuole comunicarci qualcosa. In linea di massima non sono buone notizie. Tuttavia, molto dipende dal colore.

Quando esce fumo bianco dalla marmitta potrebbe trattarsi, nel migliore dei casi, di condensa che si è formata nel tubo di scappamento. Questo accade spesso in inverno e alle basse temperature: occorrerà far girare qualche minuto il motore della macchina osservando se dalla marmitta fuoriescono goccioline bianche. Se le cose stanno così, l’umidità presente all’interno si esaurirà e la marmitta tornerà a funzionare regolarmente. Se invece il fumo bianco persiste ed è accompagnato da una perdita di prestazioni del motore, allora dobbiamo preoccuparci. Potrebbe esserci acqua laddove non dovrebbe trovarsi. O potrebbe essere un problema legato ai bulloni o alla guarnizione della testata. Soprattutto in quest’ultimo caso, meglio rivolgersi subito ad un’officina.

E se il fumo che esce dalla marmitta è di colore nero? In questo caso è molto probabile la presenza di un’anomalia nel processo di combustione. La prima cosa da fare è controllare lo stato di manutenzione dell’olio motore e dei filtri. Se questi dispositivi sono a posto e il problema persiste, allora sarà il caso di rivolgersi ad un meccanico.

C’è, infine, il caso del fumo blu (o azzurro). Questo tipo di alterazione si verifica maggiormente nelle auto più anziane. Il colore blu indica generalmente un eccessivo consumo di olio da parte del mezzo. Si tratta di una situazione molto rischiosa: la mancanza di olio potrebbe compromettere la corretta lubrificazione del motore con conseguenze gravi per l’auto (e il portafoglio). Anche in quest’ultimo caso, meglio ricorre ai ripari rivolgendosi ad un esperto.

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