LA MACCHINA SI PARCHEGGIA DA SOLA

Slogan ovunque, frasi a effetto che mirano ad attirare l’attenzione, quando non addirittura a sbalordire, con doppi sensi, insinuazioni, suggerimenti e, in alcuni casi, veri e propri miraggi.”Il futuro è oggi”, tanto per restare sul banale…

Ma quando leggiamo “Parking Assistent” il dubbio ci viene: è un’iperbole? Magari una piccola esagerazione per attirare clienti, della serie “…ti mette le ali…” (tanto per fare un esempio). Sarà sicuramente uno di quei miraggi, quelle insinuazioni, quei doppi sensi…

E invece no! L’auto si parcheggia da sola! O quasi…

Come funziona?

L’auto in questione è munita di particolari sensori a ultrasuoni che analizzano l’ambiente circostante, rilevando la distanza fra i veicoli parcheggiati, mentre ci si accosta per iniziare la manovra. Tutto avviene in pochi istanti, il computer calcola lo spazio tra le vetture e valuta se questo è sufficiente per ospitare la nostra macchina, dopodiché basta inserire la retromarcia e agire sui pedali del freno e dell’acceleratore: al resto ci pensa il sistema di parcheggio automatico, il quale si occupa di girare il volante nel modo più opportuno. E grazie tante.

Unico limite: lo spazio a disposizione deve essere di almeno 80 cm superiore alla lunghezza della macchina che si vuole parcheggiare.

E per i parcheggi a lisca di pesce?

Niente paura, fa anche quelli.

È presente, in particolare, una funzione denominata “Side Distance Warning” che è in grado di rilevare gli ostacoli intorno e segnalarli, riconoscendo corrimano, pilastri o muretti. Ma vero e proprio fulcro della rivoluzione risiede nell’invenzione della servoassistenza elettrica e cioè di quella particolare funzione in grado di trasferire i comandi della centralina al motorino elettrico che fa girare il volante.

L’innovativo sistema è stato sviluppato da Bosch, azienda tedesca leader nel settore dei componenti per autovetture, la quale ha condotto, oltretutto, una particolare indagine di mercato, rivelando come, in Germania, addirittura metà degli incidenti con danni materiali siano, in effetti, dovuti a manovre di parcheggio (i dati esaminati sono quelli di AZT, istituto di ricerca).

Certo, si tratta ancora di apparati semi-automatici ma la Volkswagen sta mettendo a punto un nuovo, incredibile sistema di assistenza al parcheggio, in grado di scannerizzare i posti in cui una vettura viene più spesso parcheggiata e creare una banca dati dalla quale attingere, in un secondo momento, per effettuare le manovre, lì registrate, senza guidatore.

Basta a sbalordire? No? Allora aggiungiamo che Il nuovo “Parking Assistent” sa anche uscire dal parcheggio e sa muoversi con rimorchio al seguito
Tutto in solitaria, ovviamente.

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“Vorrei una Station Wagon”…cambio cartuccia e gliela stampo subito!

Come la vuole? Tre o cinque porte? Berlina? Full Optional? Grigio metallizzato? Aspetti che gliela stampo subito…

Come abbattere i costi di produzione? Eliminare parte della produzione…ecco il trucco: prendete progettisti e ingegneri specializzati, metteteli insieme in una stanza… date loro una stampante 3D… e il gioco è bell’e fatto!

Spieghiamo meglio; utilizzando una stampante 3D specificamente istruita è possibile produrre in poche ore componenti necessarie alla fabbricazione delle automobili, riducendo di molto i tempi di produzione e per questo, ovviamente, ammortizzando notevolmente i costi.

Parrebbe, questo, un approccio in grado di modificare di molto il mercato dell’auto.

Perché non farlo?

Sta accadendo, in effetti, e il processo di innovazione è già in corso; a un anno esatto da Strati, la prima automobile realmente funzionante creata con l’ausilio di una stampante 3D, alcune delle case automobilistiche più quotate si sono affidate a questa nuova tecnologia, e anche se per adesso il suo impiego è limitato a solo alcune delle componenti necessarie, la spinta è verso un maggior coinvolgimento, verso una produzione totale “a cartucce”, per così dire, dove diventerebbe possibile spostare automobili intere dentro piccolissime chiavette USB… roba da ritorno al futuro…

Un nome fra tutti?

FORD

Per adesso la casa automobilistica statunitense usa la stampa tridimensionale per creare volanti, paddle del cambio, griglie anteriori. Non solo, la supercar Ford GT, in entrambe le versioni (corsa e strada) insieme con le vetture della gamma Vignale – tanto per fare un esempio, la Mondeo – sono state perfezionate grazie alla famigerata tecnologia 3D.

Ma cosa significa in concreto stampare una macchina in 3D?

Innanzitutto si parte dal cartaceo, il progetto della componente così realizzato viene riprodotto in tridimensione con l’argilla – può essere una riproduzione in scala ma anche a grandezza naturale – e infine digitalizzato. Allo stesso tempo, progettisti CAD creano un altro disegno 3D per sfruttare i vantaggi dei due metodi. Ed ecco che qui entrano in gioco designer specializati che stampano gli oggetti in 3D attraverso particolari stampanti che usano nylon fuso, solidificato con luci ultraviolette, sabbia o polvere metallica, fuse insieme tramite un raggio laser…

…questo, Marty McFly e Doc Brown non l’avevano previsto…

In tutto ciò, l’avanguardia, oggi, si chiama Poetry Infinity ed è una nuova stampante prodotta da Ira3D. Presentato durante l’ultima edizione del Tct Show di Birmingham, P.I. promette il balzo di qualità, le “scintille” e “faville” di ogni nuova novità.

stampante-ira3D-potry-infinity

A quanto pare garantisce al meglio l’ottimizzazione dei consumi durante il processo di stampa vero e proprio, oltreché un improvement per quanto riguarda le possibili soluzioni creative per quanto riguarda il design e l’hi-tech.

Che dire, come al solito non stiamo “pensando quadrimensionalmente” Doc, ma al 3D ci siamo arrivati…

Apple cala l’asso: auto elettrica entro il 2019

Volkswagen sotto accusa.

Diesel sotto accusa.

E sicuramente non finisce qui…

Non si conosce ancora il verdetto, né quanto il danno sia diffuso a livello mondiale, ma ecco che sul banco atterra subito l’alternativa; semplice, elegante, pronta a calare il sipario su un sistema che pare aver già emesso il proprio canto del cigno… e marchiata Apple.

Se ne parla già da un po’, tra indiscrezioni e affermazioni varie, insinuazioni e bluff della rete: la piccola mela creerà un’automobile? Elettrica? Non è possibile, è solo un bluff…

E invece no, è possibile e, ormai, praticamente certo. Apple sta accelerando i tempi sulla costruzione della propria automobile con l’intenzione, ovviamente, di entrare nel mercato nel più breve tempo possibile. A riferirlo è il Wall Street Journal che ha reso pubblica anche la data stimata per il lancio ufficiale: 2019.

E se all’inizio l’idea era quella di una vettura con mela ma senza pilota (come quella di Google, tanto per chiarire), le notizie di oggi descrivono dinamiche ben diverse: secondo analisi effettuate il costo dello sviluppo di mezzi senza pilota sarebbe più alto del rischio. Meglio quindi tentare di affermarsi prima come marchio nel settore, puntando a costruire basi solide.

E non poteva aspettare un momento più opportuno (o opportunamente creato) per farlo, dato lo scandalo Volkswagen, il quale di fatto si sta trasformando in un attacco al motore diesel in generale.

L’ingresso nel mercato potrebbe segnare inoltre un vero e proprio cambio di rotta relativamente ai consumi del settore: un’auto elettrica efficacemente commercializzata a livello mondiale e a disposizione dei piccoli/medi consumatori potrebbe imporsi sul mercato con effetto onda a livello globale, un po’ come accaduto con l’iPhone per quanto riguarda la telefonia. Ed è forse proprio questo l’effetto auspicato da Tim Cook, CEO della Apple, il quale, ricordiamo, già in luglio aveva allertato gli interessati con una visita allo stabilimento BMW di Lipsia, a seguito del quale erano trapelati rumors su una possibile partnership con l’azienda tedesca e su una campagna del colosso californiano volta ad assumere ingegneri della Ford e della Mercedes in vista di un lancio a breve termine.

Il progetto ha comunque ottenuto il via libera ufficiale, si chiama Titan e può avvalersi di 600 addetti allo sviluppo impegnati nella progettazione. La realizzazione di un’auto elettrica di Cupertino aumenterà senza dubbio la competizione nel settore dei veicoli a emissioni zero, favorendo (si spera) una maggiore diffusione degli stessi sul mercato mondiale, in alternativa ai benzina e ai diesel.

Non resta che aspettare e vedere.

TERRAFUGIA TF-X: IL PROTOTIPO DELLA MACCHINA VOLANTE

 

Le macchine volanti fanno parte del nostro immaginario collettivo ormai da anni, se non da decenni.

Si parla di prototipi e della loro commercializzazione da tanto, ma di concreto non si era ancora visto nulla.

Fino ad oggi almeno.

Terrafugia, nota società aeronautica americana, ha reso disponibili da qualche giorno i render 3d del suo progetto: una macchina volante a decollo verticale, Terrafugia TF-X,  che secondo i progetti dell’azienda potrebbe entrare in commercio fra circa 8-10 anni.

Il design del veicolo è stato accostato da alcuni alla famosa De Lorean, macchina resa celebre dalla trilogia fantascientifica di Ritorno al Futuro.

Indubbiamente l’aspetto della Terrafugia TF-X è molto ricercato e futuristico, scelta sicuramente voluta dai suoi produttori.

Terrafugia-TF-X

Perché futuro è esattamente ciò che ci viene in mente dopo aver visto le immagini e il video a corredo della presentazione di questo progetto.

Un futuro immaginato anni or sono da celebri registi e scrittori di fantascienza, complici di aver creato il mito dell’auto volante, mito che potrebbe presto trasformarsi in realtà.

La Terrafugia TF-X avrebbe un’autonomia di circa 800 km e sarebbe in grado di raggiungere la velocità di 300 km/h.

A stupire è però la facilità di guida; l’azienda assicura che per imparare a manovrare il veicolo sono necessarie poche ore e che il sistema computerizzato di bordo sarebbe in grado di gestire le manovre più impegnative, evitando quindi le collisioni con altri mezzi.

I circa dieci anni che ci separano dalla commercializzazione del veicolo non sono certo pochi, ma l’azienda pare intenzionata a proseguire lo sviluppo nel minor tempo possibile, cercando investitori che possano velocizzare la produzione ed abbassare i costi.

Si parla già anche di prezzi: sicuramente più alti di una macchina “normale”, che si avvicinerebbero di più ad una auto di lusso.

Fantasia estiva o possibile realtà?

Il progetto è sicuramente interessante e visionario, ma i dubbi, per ora, sono certamente di più rispetto alle certezze.

Volvo Supercar

Ok ragazzi, ci siamo! Il futuro è ora! Blade Runner ci fa un baffo… più o meno…

Slogan a parte, per quanti, come noi, da giovincelli guardavano a occhi sgranati gli inseguimenti mozzafiato di Supercar canticchiando contemporaneamente – e fino alla nausea – il “nanna na naaa…” della sigla iniziale (ammettetelo, lo facevate anche voi…), ecco un sogno che si avvera: no, purtroppo non riceverete in regalo una Pontiac Firebird Trans Am nera dotata di computer con intelligenza artificiale superiore, sintetizzatore vocale e senso dell’umorismo, rassegnatevi, ma potrete accontentarvi di un sistema di comunicazione uomo-auto all’avanguardia aggiornato al punto da poter essere scaricato e utilizzato – aprite bene gli occhi – con un OROLOGIO!!!!

Ebbene sì, Volvo ha aggiornato la sua app On Call per permetterne l’integrazione in dispositivi tablet e smartwatch targati Apple e Android così da rendere possibile un controllo remoto della nostra vettura attraverso il nostro orologio da polso…

…vi ricorda qualcosa?

Fatti salvi eventuali cambi di programma dell’ultimo minuto, la nuova applicazione sarà rilasciata a fine giugno e promette di potenziare ulteriormente un sistema che ha, già di per sé, rivoluzionato il rapporto tra conducente e macchina.

E adesso i soliti numeri: Volvo On Call è stata lanciata per la prima volta nel 2001 come uno dei primi sistemi telematici di bordo in grado di fornire servizi di comunicazione e localizzazione in caso di incidente, guasto della vettura o furto; negli ultimi 14 anni il sistema ha avuto un improvement a dir poco notevole, tanto che gli utenti in attivo hanno superato di molto i 200mila in tutto il globo – si contano, infatti, 21 Paesi nel mondo in cui è possibile usufruire del servizio.

Ma, andando al sodo, cosa permette di fare concretamente questo nuovo aggiornamento?

Per usare le parole del responsabile Prodotti e Servizi Connessi presso Volvo Cars, David Holecekpermette di tenere sotto controllo tutti gli aspetti quotidiani della propria Volvo. Per intenderci, tra le altre cose, si può impostare il clima all’interno dell’abitacolo prima di salire, verificare il livello carburante e il tipo di percorso da affrontare.

Non solo, sarà possibile aprire e chiudere le porte con un semplice click/touch del nostro wearable da polso e addirittura accendere e spegnere la macchina

…della serie VIENI A PRENDERMI KITT!

E se tutto ciò non fosse abbastanza, la nuova applicazione avrà anche un sistema GPS incorporato molto preciso che permetterà al conducente di localizzare la propria vettura con facilità in qualunque momento; il che significa, addio vagabondaggi senza meta sotto il sole cocente alla ricerca della macchina perduta nel solito parcheggio del supermercato (ovviamente col carrello pieno di surgelati).

Che dire ancora? Non resta che aspettare qualche settimana per saperne di più, fantasticando, nel frattempo, sulle innovazioni in serbo per gli anni a venire: oggi cominciamo a parlare alla macchina attraverso l’orologio; magari, domani, questa ci risponderà…