STUDENTI OGGI, MECCANICI AUTO DOMANI

I banchi di scuola sono uno dei luoghi dove imparare un mestiere, anche quello del meccanico. Tuttavia, può capitare che non sempre le figure che escono al mondo della scuola siano in linea con quello che viene ricercato dal mercato. Oppure, può succedere che le competenze acquisite nel percorso di studi risultino già superate per l’evoluzione tecnologica sempre continua e sempre più rapida. Può anche succedere, inoltre, che ci sia un eccesso di preparazione teorica a scapito di quella pratica.

Esistono tuttavia i modi e gli esempi che possono per superare queste contraddizioni. È il caso di Nissan che ha recentemente rafforzato la partnership con il Centro ELIS per un progetto volto a sostenere i giovani e ad avvicinare il legame tra mondo della scuola e delle imprese. Un modo per favorire anche la futura occupazione di questi aspiranti meccanici.

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Il progetto annunciato dalla casa automobilistica giapponese prevede la realizzazione di un percorso formativo che porta l’esperienza e le competenze del mondo del lavoro dentro la scuola. Un progetto “sociale” e formativo a lungo termine che vuole avvicinare gli studenti in meccanica industriale al mondo del lavoro, mettendo a loro disposizione know-how, attrezzature tecniche e di diagnosi targate Nissan.

I banchi del lavoro saranno così al fianco dei banchi di scuola. Nissan Italia ha infatti messo a disposizione di ELIS un laboratorio meccanico di 25mq completo di 2 banchi di lavoro e 2 carrelli portautensili professionali per gli studenti neodiplomati del corso di specializzazione in meccanica industriale, provenienti dal Centro e Sud d’Italia e che affronteranno 5 mesi di formazione industriale in ELIS e 4 mesi di stage in aziende collegate.

Tramite le attrezzature e la formazione presso ELIS i giovani possono ora contare su un’ulteriore opportunità per crearsi un futuro lavorativo, con la eventuale possibilità, fa sapere la casa automobilistica, di “utilizzare le competenze acquisite per entrare a far parte anche del mondo Nissan come forza lavoro a supporto della Rete delle concessionarie o officine nell’ambito del post vendita”.

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IL RETTIFICATORE: SPECIALISTA TECNICO DI MOTORI

Sapete cos’è il rettificatore? Forse in molti ignorano la sua esistenza e solo gli addetti ai lavori conoscono l’importanza di questa figura. Il rettificatore, tuttavia, è il nucleo attorno al quale si muovono e si concentrano tutte le attività tecniche e commerciali della ricostruzione dei motori. A spiegare bene il compito di questa figura professionale è la FIR, Federazione Italiana Rettificatori Autoriparatori E Ricostruttori Di Motori, che ripercorre l’evoluzione di questo settore.

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Oggi si utilizza il termine di ricostruzione del motore, piuttosto che rettifica, poiché negli anni questa attività si è oltremodo trasformata. In effetti alcuni decenni fa il rettificatore riceveva, da parte del meccanico, solo alcune parti del motore di un veicolo, sulle quali venivano eseguite le opportune lavorazioni di rettifica. Poi era il meccanico stesso che curava il riassemblaggio del motore, aggiungendo eventuali pezzi nuovi (pistoni, fasce elastiche, bronzine, valvole, guarnizioni, etc.), che venivano forniti al meccanico dal suo ricambista di fiducia. Oggi il meccanico invia al rettificatore, quasi sempre, tutto il motore da riparare, completo di tutte le parti che formano il motore stesso e spesso anche tutte le parti del complessivo dell’iniezione e/o della sovralimentazione (pompa iniezione, iniettori e turbocompressore).

È palese, quindi, sottolinea la FIR, che il rettificatore dei nostri tempi non è più un “semplice” utilizzatore di frese e levigatrici, ma un vero esperto motoristico, paragonabile, nel campo medico-scientifico, ad un cardio-chirurgo. In effetti il rettificatore contemporaneo apre il motore guasto, lo analizza pezzo per pezzo, anche mediante specifica strumentazione, analizza il guasto che ha causato l’eventuale rottura, decide gli interventi di rettifica e le sostituzioni necessarie e infine procede alla ricostruzione del motore, che tornerà a pulsare come quando era nuovo.  Il meccanico, successivamente, si occuperà della reinstallazione del motore ricostruito dal rettificatore, tenendo conto delle tante complesse attività di verifica di tutti gli impianti correlati al motore stesso, come, ad esempio, degli impianti di raffreddamento, di scarico, di aspirazione, di gestione del motore, del trattamento dei residui inquinanti, etc.

Chi rigenera il motore è molto spesso anche specializzato nella rigenerazione di parti connesse al motore, si pensi ad esempio al cambio, oppure al turbocompressore o addirittura all’apparato iniezione e altri componenti elettronici. “Colui che effettua la rigenerazione – conclude la FIR – è una figura sulla quale si può investire, affidandogli il proprio motore avendone la certezza che il lavoro venga effettuato nel rispetto dei parametri del produttore e con l’impiego di manodopera e di ricambi qualitativamente validi”.

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RIPARAZIONI AUTO: IN ITALIA UN’OFFICINA OGNI 444 VETTURE

Quante sono le autofficine in Italia? Nel 2014 c’erano 83.460 officine di autoriparazione a fronte di un parco circolante che, secondo il Cerved, era di 37.063.708 autoveicoli, con un rapporto di 444 autoveicoli per ogni officina. Questi dati sono i più recenti a disposizione per quantificare la densità della rete autoriparativa in Italia e sono tratti dall’edizione 2015 del volume “L’autoriparazione ed i suoi protagonisti” edito dall’Osservatorio Autopromotec.

Il rapporto autoveicoli per officina è rimasto pressoché invariato rispetto al 2013 (quando c’erano 446 autoveicoli per ogni officina) ed è leggermente diminuito se si
prende in considerazione l’anno 2012 (quando per ogni officina c’erano 484
autoveicoli). Ad ogni modo, secondo l’Osservatorio Autopromotec, il rapporto autoveicoli per officina è complessivamente adeguato, considerato che il nostro Paese ha una delle densità automobilistiche più alte a livello mondiale.

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A livello regionale, è interessante notare come siano prevalentemente le regioni del Nord ad avere il numero più alto di autoveicoli per officina. Ciò è dovuto a motivi essenzialmente economici e di densità e complessità territoriale. Nel dettaglio, al primo posto di questa graduatoria si posiziona il Trentino Alto Adige, con 724 veicoli per ogni officina di autoriparazione, seguito da Friuli Venezia Giulia (552), Toscana (513), Lombardia (500), Veneto (495), Emilia Romagna (474), Umbria (466) e Lazio (450). A seguire, poco sotto la media nazionale, si posizionano la Campania (439), le Marche (433), il Piemonte e la Valle d’Aosta (429), la Liguria (417) e la Sicilia (401). Chiudono la graduatoria, sotto la quota di 400 veicoli circolanti per officina, una serie di regioni centro-meridionali: Abruzzo (378), Sardegna (374), Molise (354), Puglia (353), Calabria (349) e, all’ultimo posto, Basilicata (316).

Nel complesso, conclude l’Osservatorio, con le sue 83.460 officine distribuite sul territorio nazionale, la rete italiana di autoriparazione presenta un elevato grado di capillarità e di prossimità al servizio degli automobilisti. Da questo punto di vista, l’ampia estensione della rete testimonia come il settore dell’autoriparazione costituisca un importante punto di forza nel più ampio panorama dell’aftermarket automobilistico nazionale.

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FUTURE PATROL: UN CARRO ATTREZZI IN GRADO DI RIPARARE L’AUTO SUL POSTO

La richiesta di un carro attrezzi non è mai un piacere. E se questo accade quando siamo in viaggio per le vacanze, portare un mezzo in officina per un intervento può trasformarsi in un vero e proprio “incubo” con ore, se non giornate, perse in attesa della riparazione. Tutto ciò, senza pensare ai costi da sostenere per un’eventuale sistemazione in albergo o per lo spostamento con un mezzo sostitutivo.

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Da oggi, tuttavia, il soccorso stradale guarda avanti con l’obiettivo di riparare sul posto i mezzi riducendo così i disagi per gli automobilisti. ACI Global ha presentato Future Patrol, un nuovo modello di carro attrezzi versatile, moderno e innovativo che rappresenta una “porta spalancata sul futuro”. Realizzato in partnership con Fiat Professional sul telaio del New Fiat Ducato 42.5 tons, nella versione Cabinato Maxi passo XXL, il Future Patrol è una vera e propria officina mobile. Sfruttando il know how anche dei partner tecnici del progetto – Omars per gli allestimenti speciali e Wurth per le dotazioni tecniche – il mezzo è in grado di risolvere sul posto la maggior parte delle problematiche legate al soccorso.

Il Patrol, infatti, è dotato della strumentazione tecnica più attuale e il suo particolare allestimento, appositamente messo a punto, gli consente di dispiegare una strumentazione da far invidia alle officine più moderne. Il Patrol può verificare e correggere gli errori della centralina motore, analizzare stato, carica e buon funzionamento della batteria, ma è anche capace di garantire la sostituzione degli pneumatici, la sostituzione delle pastiglie dei freni e molti altri interventi che possono rimettere in sesto l’automobile evitando gli inevitabili allungamenti dei tempi quando si deve riparare in officina. Se il problema non è risolvibile in loco il Future Patrol ha – per ogni evenienza – anche un pianale fisso con una portata di carico da circa 1.5 ton ed è in grado di raggiungere praticamente qualsiasi luogo e di intervenire anche in situazioni logisticamente difficili grazie all’innovativo sistema Traction Plus.

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GLI AUTOMOBILISTI ITALIANI TORNANO A RIPARARE LA VETTURA

Dopo anni di flessione e staticità, torna a crescere il mercato delle riparazioni e della manutenzione auto. La buona notizia per il settore arriva dal Barometro Aftermarket, rilevazione statistica interna al gruppo componenti ANFIA, che ha registrato un incremento del fatturato del 4,3% nel 2015 rispetto all’anno precedente, che era risultato pressoché allineato al 2013 (+0,4%).

Guardando all’andamento delle singole famiglie prodotto, riportano una crescita a due cifre (+13,4%) i componenti di carrozzeria e abitacolo, che recuperano rispetto alla flessione a due cifre (-18,4%) del 2014. In crescita anche i componenti motore (+9,4%), i componenti undercar (+4,6%), dopo un 2014 a -8,5%, e i materiali di consumo (+2,5%), mentre l’unica categoria in calo è quella dei componenti elettrici ed elettronici (-7,4%), che già risultava in ribasso del 23,5% nel 2014.

Visti i dati, gli operatori del settore sono fiduciosi. “Se nel 2014 le uniche famiglie prodotto in crescita erano i componenti motore e i materiali di consumo, sintomo di una tendenza degli automobilisti a concentrarsi sugli interventi di riparazione e manutenzione indispensabili o comunque urgenti, rimandando il più possibile gli altri, nel 2015 assistiamo a una ripresa per quasi tutte le famiglie” ha commentato Paolo Vasone, Coordinatore della Sezione Aftermarket del Gruppo Componenti ANFIA.

Certo, resta il fatto che ci vorranno anni per rinnovare un parco circolante italiano molto invecchiato durante la crisi, a causa del continuo rinvio della sostituzione dei veicoli, che ha portato l’età mediana delle autovetture circolanti dai 7,5 anni del 2003 a quasi 10 a fine 2014, incidendo, almeno in parte, sulla domanda di riparazione. Anche in questo senso, tuttavia, c’è ottimismo grazie al “crescente orientamento alla qualità, all’efficienza e all’affidabilità dei prodotti”. Questo elemento, secondo ANFIA, ha condotto ad un allungamento del ciclo di vita di alcuni componenti, mentre l’innovazione tecnologica ha determinato l’ingresso di nuovi articoli nel portafoglio prodotti del mercato dei ricambi. “Il ruolo sempre più centrale dell’elettronica e della telematica, inoltre, ha contribuito a ridurre il margine d’errore umano negli interventi di manutenzione e riparazione o montaggio. Questo significa anche che il mondo dell’autoriparazione, oltre a doversi necessariamente tenere al passo con l’evoluzione delle tecnologie, maturando un adeguato grado di competenze, deve puntare – ha concluso Vasone – su un elevato livello di servizio per la fidelizzazione dei clienti”.

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SOSTITUZIONE DELLA CINGHIA DI DISTRIBUZIONE: ASPETTARE POTREBBE COSTARE CARO

A molti, almeno in passato, sarà capitato di udire il fischio di un veicolo in partenza e subito dopo sentire qualcun’altro urlare: “E’ ora di cambiare la cinghia!”. Ma se una volta esistevano le cosiddette “cinghie rumorose”, utilizzate dalle case costruttrici per avvertire gli automobilisti che era giunto il momento di mettere mano alla distribuzione, oggi non è più così. Occorre infatti tenere sotto controllo la scadenza riportata sul libretto di manutenzione che varia a seconda delle case e dei modelli. E una volta arrivato il momento indicato è meglio passare alla sua sostituzione: adottare la strategia “vediamo se dura”, potrebbe avere conseguenze negative sulla salute del proprio veicolo.

A cosa serve la cinghia di distribuzione? Questa parte meccanica controlla una delle principali funzioni del motore: l’interazione tra i pistoni e le valvole. Con una cinghia usurata, il loro movimento non sincronizzato potrebbe avere conseguenze disastrose causando danni irreparabili che potrebbero portare alla sostituzione dell’intero motore.

La cinghia si usura nel suo regolare funzionamento in quanto subisce sollecitazioni meccaniche. Il suo consumo, tuttavia, non dipende solo dai chilometri percorsi. Il materiale di cui è composta può infatti deteriorarsi a prescindere dal suo utilizzo. Quindi anche se guidate poco e non avete raggiunto il chilometraggio indicato, dopo alcuni anni è consigliato controllarne lo stato di usura. Se avete confidenza con la vostra auto potete farlo direttamente voi: aprite il cofano, rimuovete i coperchi che proteggono la cinghia e a quel punto dovreste essere in grado di effettuare una valutazione visiva del suo stato di usura.

La sostituzione della cinghia di distribuzione è un’operazione mediamente costosa, non tanto per il costo del materiale quanto per il tempo necessario per smontare le parti attorno alla cinghia, sostituirla e rimontare tutto. Non è un’operazione semplice se non si è esperti e, soprattutto, può richiedere molto tempo.

Molto spesso assieme alla cinghia di distribuzione vengono sostituite anche la pompa dell’acqua e la cinghia dei servizi. Questo perché si trovano vicine tra loro e accedervi in un secondo momento causerebbe un costo spropositato.

Se invece non siete degli esperti, occorrerà rivolgersi direttamente al meccanico. Non c’è da nascondersi dietro al fatto che si tratta di un’operazione onerosa per il portafoglio (da 400 a 600 euro a seconda del modello se si decide di sostituire tutto il kit distribuzione) e in tempi di ristrettezze economiche ci può essere qualcuno che si assume il rischio di rimandare la sostituzione. Il consiglio che possiamo dare è quello di fare un confronto su RiparAutOnline richiedendo preventivi per la sostituzione della cinghia di distribuzione: magari proprio vicino a casa vostra potrebbe trovarsi l’officina che propone un’ottima offerta in termini di qualità/prezzo.

Risparmiare sulle riparazioni auto senza rinunciare alla qualità

E’ possibile scegliere la miglior officina risparmiando tempo, soldi ed emissioni? Leggendo il Rapporto Riparazioni 2016 la risposta è “sì”. Giunto alla terza edizione, il documento targato RiparAutOnline consente di tracciare annualmente un quadro statisticamente rilevante dello ‘stato di salute’ dei veicoli circolanti in Italia, sugli interventi più richiesti alle officine e sui prezzi praticati da meccanici e carrozzieri, nonché di evidenziare i risparmi ottenuti attraverso il servizio online. Tra gli elementi più interessanti che emergono dall’analisi, c’è la conferma che cercare un’officina o una carrozzeria su RiparAutOnline risulta molto vantaggioso sotto diversi aspetti.

Iniziamo dal fattore “tempo”. Si dice che il “tempo è denaro”. La possibilità di richiedere preventivi alle officine più vicine senza recarsi fisicamente rispecchia a pieno questa filosofia. Un vantaggio che tradotto in termini monetari è molto significativo. Nel 2015 il risparmio economico complessivo permesso dal portale web ai suoi utenti, calcolato sommando tutte le richieste di preventivo e confrontando per ognuna la differenza tra il prezzo più alto e quello più basso proposto, è stato pari a 1.278.254 euro in un anno, in crescita rispetto ai 1.002.118 Euro del 2014, con una media di 60 euro a intervento.

Oltre al vantaggio strettamente monetario, dall’analisi emerge che la convenienza economica non comporta rinunce in termini di qualità. Il rapporto qualità/prezzo è uno degli obiettivi che da sempre si pone RiparAutOnline: in questo senso, le recensioni lasciate dai clienti sul portale sono un fattore fondamentale che guida la scelta dell’officina giusta. Il caso più virtuoso in questo senso arriva da Milano dove ha sede Protecno-Racing: prezzi competitivi e alte valutazioni degli utenti hanno permesso a questo centro di riparazione e manutenzione di distinguersi come “Miglior officina d’Italia 2015” tra le oltre 5.500 iscritte a RiparAutOnline.

Ecco il video della premiazione:


Ultimi, ma non per ordine di importanza, i vantaggi in termini ambientali. Cercare un’officina o una carrozzeria su RAO vuol dire anche meno emissioni di CO2: gli oltre 20.000 preventivi richiesti nel 2015 hanno evitato agli utenti di percorrere 506.109 km nel caso avessero dovuto contattare personalmente le officine. Moltiplicando il dato per lo standard di emissioni di anidride carbonica di un’autovettura (130 g/km), emerge che il risparmio di CO2 nel 2015 è stato pari a 65,79 tonnellate. E così, oltre al portafoglio, anche l’ambiente ringrazia.

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MISSION IMPOSSIBLE: CAMBIARE UNA RUOTA

Altro che “Mission Impossible”! Non serve mica Tom Cruise per cambiare una ruota dell’auto.

Certamente, alcune cose è meglio lasciarle fare a chi se ne intende davvero, senza improvvisarsi meccanici, col rischio di far più danni che altro (del resto le macchine d’oggi sono più elettroniche che meccaniche) ma saper cambiare una ruota, in caso di emergenza, può sempre tornare utile.

Premesso che farlo nel caldo del proprio garage o al freddo e al buio in autostrada da soli siano due cose completamente diverse, vediamo insieme quali sono i passi necessari…

  • Se ci si accorge di aver forato, la prima cosa da fare è anche la più semplice, FERMARE L’AUTO: bisogna accostare segnalando tutto con frecce e quant’altro; niente scene di panico, stile ‘mani strette al volante e occhi spalancati immobili a fissare il parabrezza’ né, tantomeno, sterzate brusche accompagnate da spinte feroci sul pedale del freno. Ecco, soprattutto il freno, usatelo con dolcezza ed evitate di inchiodare.
  • Controllare che la macchina sia in piano. Evitate di adoperare il crick nel caso in cui la macchina sia in pendenza… il rischio, in quel caso, potrebbe davvero essere da “Mission Impossible”.
  • Ovviamente… inserite il freno a mano e spegnete il motore.
  • Prendete il crick dal portabagagli e posizionatelo con cura. Il trucco è tastare con la mano lungo il fianco e al di sotto della macchina: in prossimità delle 4 ruote sentirete 4 scanalature (sono a circa una spanna dalle ruote) che indicano i 4 punti da far combaciare con la testa del crick. Dopodiché azionate lo strumento facendo attenzione a non sollevare troppo la macchina: una spanna da terra è più che sufficiente. Potrebbe essere utile, a questo proposito, effettuare l’operazione di sollevamento in due momenti: azionate il crick una prima volta fino ad alleggerire il peso dalla ruota che intendete sostituire; a questo punto allentate i bulloni senza toglierli. Azionate il crick una seconda volta fino a che la ruota perda il contatto col terreno; finite di svitare i bulloni.
  • La chiave per svitare i bulloni dovrebbe trovarsi anch’essa nel kit fornito insieme al ruotino (controllare, comunque, non ha mai fatto male a nessuno). Alcune macchine, le più recenti, potrebbero avere anche un bullone di sicurezza; questo ha la testa scanalata in maniera diversa rispetto agli altri bulloni presenti sulla stessa ruota. Oltre alla chiave, in questo caso, dovrebbe esserci anche un dado corrispondente: per il bullone in questione, utilizzate il dado applicandolo con cura alla chiave.
  • Una volta tolta la ruota, infilate il ruotino facendo attenzione a far combaciare perfettamente i fori; avvitate nuovamente i bulloni e abbassate la vettura azionando nuovamente il crick. A vettura a terra, stringete con forza i bulloni, magari aiutandovi col piede.
  • Ultimo consiglio: non avvitate seguendo un senso orario o antiorario ma incrociate i bulloni (primo in alto, secondo in basso e così via). In questo modo la ruota è stretta al disco in maniera più omogenea.

Alcune auto non hanno in dotazione il ruotino di scorta ma un kit per gonfiare temporaneamente la ruota bucata… come fare in quel caso?

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Lo saprete nelle prossime puntate…

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Come usare il Kit riparazione gomme invece del ruotino

È buio. Abbassiamo lo sguardo velocemente, quasi sovrappensiero, senza togliere il piede dall’acceleratore. È un gesto automatico, di chi guida da sempre, di chi sa il fatto suo. Un’occhiata veloce al quadro ci dice che sono solo le 5 del pomeriggio ma si sa, d’inverno…

Sembra notte fonda. Nessuno in giro.

A parte noi.

All’improvviso, uno strano rumore spezza il silenzio. La macchina sbanda leggermente, diventa scontrosa, difficile da tenere. Il volante trema e noi con lui. Poco importa che ci siano -5° e che il riscaldamento non funzioni, cominciamo a sudare.

Abbiamo forato.

Niente panico. Senza inchiodare, rallentiamo di freno a motore e ci prepariamo ad accostare. Inseriamo la freccia e alziamo gli occhi verso lo specchietto retrovisore: non c’è nessuno, già lo sappiamo, ma è un gesto automatico, di chi guida da sempre, di chi sa il fatto suo. A macchina ferma scendiamo e ci dirigiamo verso il portabagagli. Non importa; ci vorrà qualche minuto, prenderemo freddo, ci stancheremo un po’ ma non importa. Sappiamo cosa dobbiamo fare. Sappiamo esattamente come cambiare una ruota. Gli unici pensieri sono rivolti alla chiave. Sarà al suo posto? E il crick? c’era l’ultima volta che abbiamo controllato? Ma abbiamo mai controllato? Non importa, guidiamo da sempre, sappiamo il fatto nostro. Apriamo il vano posteriore, tiriamo su il pannello di fondo e… NIENTE RUOTA DI SCORTA! Al suo posto troviamo il famigerato kit di riparazione gomme

e tanti saluti…

Ecco cosa fare in 10 punti

Primo: se la gomma ha un vero e proprio squarcio e non un semplice foro mettiamoci l’anima in pace: in quel caso, “o ruotino o muerte” (dove muerte è in senso figurato e significa ‘carro attrezzi’).

Secondo: il kit è composto da due elementi, il compressore e una bomboletta che contiene una sostanza schiumosa vulcanizzante. Prendiamoli entrambi.

Terzo: svitiamo il tappo dalla bomboletta senza togliere, però, il sigillo di alluminio (se forassimo il sigillo il prodotto uscirebbe di colpo e allora, oltre alla ruota, dovremo cambiare anche i vestiti)

Quarto: inseriamo l’ugello a vite del compressore nella bomboletta e lo avvitiamo fino a rompere (in questo caso sì) il sigillo in modo da permettere l’ingresso della schiuma nel compressore.

Quinto: togliamo il tappo della ruota e attacchiamo il compressore all’accendisigari (tranquilli non si soffia). Dopodiché colleghiamo il tubo di gomma del compressore alla ruota forata.

Sesto: premiamo l’interruttore e accendiamo il compressore. La gomma si gonfierà e la schiuma sarà pressata dentro di essa. Mischiandosi all’aria, il prodotto vulcanizzante formerà uno strato in grado di ricoprire l’interno della ruota e tappare il foro. Attenzione, la pressione dovrà raggiungere il livello di 1,8/2,0 bar prima che si possa spegnere il compressore.

Settimo: aspettiamo 15 minuti perché la schiuma solidifichi

Ottavo: accendiamo la macchina e percorriamo 4/5 chilometri prima di fermarci nuovamente. (questo passaggio è fondamentale in quanto serve ad assestare la ruota)

Nono: scendiamo dall’auto e ricontrolliamo nuovamente la pressione delle gomme.

Decimo: se è tutto a posto risaliamo in macchina e ci rechiamo IL PRIMA POSSIBILE da un gommista. Non funziona come per le biciclette… la ruota va sostituita comunque!

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Facile no?

P.S. La bomboletta è usa e getta, il compressore no…

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