AUMENTA L’INDICE DI FIDUCIA NEL SETTORE AUTOMOTIVE

Al Motor Show 2016 di Bologna Federmotorizzazione, insieme a Confcommercio Mobilità, ha presentato i risultati della seconda indagine semestrale dell’Osservatorio sulle imprese del settore mobilità. La ricerca è stata condotta da Format Research con interviste a un campione di mille fra imprenditori e top manager di aziende che operano nel commercio – vendita, assistenza, riparazione e ricambi – di veicoli a quattro e a due ruote.

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Le aziende del commercio automotive operanti in Italia sono circa 130mila, pari al 3,6% del totale delle imprese attive in Italia. Per l’80% si tratta di riparatori e altro, mentre il 20% è rappresentato da rivenditori che in termini di fatturato valgono però l’83% del comparto. I rivenditori sono 25.154 (di questi oltre 21mila vendono autovetture, i restanti moto e ciclomotori), mentre i riparatori superano le 104mila unità (79mila le officine). Considerando le 130mila imprese oltre l’86% è rappresentato da aziende che hanno non più di 5 addetti mentre solo un 1,3% può contare su una forza lavoro compresa fra 20 e 49 addetti.

La ripresa che il mercato dell’auto sta vivendo è testimoniata anche dal numero di nuove imprese registrare nel 2016: 5.028 contro le 4.649 dello scorso anno, ma resta negativo il saldo finale perché, sempre nel 2016, sono state oltre 5.800 quelle che hanno cessato l’attività. Secondo i dati Istat gli occupati nelle imprese del settore mobilità sono 450mila ma, considerando tutte le figure professionali, è lecito stimare che l’intero indotto conti oggi un milione di addetti occupati, per oltre il 50% nel Nord Italia.

La seconda parte della ricerca è focalizzata su indici di fiducia e congiuntura. Il sentiment delle imprese automotive è in leggera crescita e nel secondo semestre di quest’anno è passato da 39,7 a 40,0 (l’indice si ottiene sommando la percentuale di chi vede un miglioramento e la metà di chi ritiene che non sia cambiato nulla), ma sono comunque i rivenditori ad essere più positivi (44,7) e il divario rimane anche quando agli intervistati è stata chiesta una valutazione sulla fiducia sull’andamento della propria azienda (46,8 i rivenditori, 36,0 gli altri). Il migliorato clima di fiducia è legato in buona parte alla ripresa delle immatricolazioni (+8,2% stima 2016) che sta generando un significativo aumento dei ricavi al quale, però, corrisponde una marginalità molto modesta. Stabile risulta il numero degli addetti, ma la stagnazione riguarda prevalentemente il centro e il Mezzogiorno. Su domanda e offerta di credito si registra che il 35,4% delle richieste viene soddisfatto integralmente e che il 20 % viene respinto.

“Il consumatore sta cambiando – conclude in ultima analisi la ricerca – è più esigente e preparato, di conseguenza dovrà cambiare anche il personale delle imprese e si dovranno privilegiare modalità di vendita innovative (digitale) anche se quasi il 60% degli intervistati ha dichiarato di seguire quelle tradizionali. Per rispondere alle nuove esigenze del mercato sarà dunque sempre più importante l’aggiornamento e la formazione del personale un fatto su cui l’88,2% degli imprenditori si dichiara d’accordo. Anche in quest’ottica risulta importante l’aggregazione delle imprese in associazioni come Federmotorizzazione”.

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MOTOR SHOW 2016: GLI EVENTI PER LE OFFICINE E IL SETTORE AFTERMARKET

Il Motor Show si rinnova e allarga i suoi orizzonti. Nell’ambito dell’edizione 2016, che si svolge dal 3 all’11 dicembre presso il Quartiere Fieristico di Bologna, arriva il primo Grand Prix del Network e degli Autoriparatori, evento organizzato dalle riviste de Il Giornale del Meccanico e GA-il giornale dell’aftermarket, in collaborazione con BolognaFiere e Autopromotec, che riunirà officine e network all’interno del padiglione 31. “Un’occasione unica – sottolineano gli organizzatori – per affrontare tutte le tematiche chiave del settore con interessanti approfondimenti sull’andamento dell’industria dell’aftermarket grazie ad una serie di appuntamenti imperdibili”.

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Venerdì 2 dicembre, alle ore 14.00 all’interno del padiglione 36, si terrà la convention “L’aftermarket incontra il primo impianto”, con la partecipazione dei principali player di settore: distributori, ricambisti e componentisti. L’evento inizierà nella mattinata con i test drive su pista e prove di guida sicura. Tutti coloro che si pre-registreranno sul sito www.ilgiornaledelmeccanico.it – fino ad esaurimento disponibilità – avranno la possibilità di correre su vetture sportive all’interno della pista del campionato superturismo, realizzata nella mitica area 48.

Domenica 4 dicembre, dalle ore 9.00, appuntamento con “I° Grand Prix dei Network e degli Autoriparatori” all’interno del padiglione 31. Durante la manifestazione, oltre alle gare tecniche su pista, svolte da team composti da autoriparatori appartenenti alle reti e da indipendenti, ci sarà la possibilità di partecipare al meeting “Il Futuro dell’Autoriparazione” alle ore 15.30 presso l’ammezzato pad 25/26 con l’intervento anche di Dekra Revisioni.

Sabato 3 dicembre, presso la sala Sinfonia del pad 36, si terrà il convegno “La Scuola Incontra il mondo del Lavoro”, a cura del Programma GM-Edu. Interverranno le aziende partner, gli studenti, i professori e i dirigenti scolastici aderenti al programma organizzato da Duessegi Editore. All’incontro saranno presentati anche i progetti 2016 realizzati dagli alunni di meccanica e meccatronica specializzati nelle due e quattro ruote.

Per tutta la durata del Motor Show, inoltre, sempre all’interno del padiglione 31, in programma anche tanti workshop tematici gratuiti con prove di manualità organizzati interamente dalle aziende sponsor e rivolti agli esperti dell’autoriparazione e agli utenti finali.

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MOTORI AUTO: SI RIDUCONO LE CILINDRATE

Se è vero che il mercato dell’auto riparte, lo fa con cilindrate sempre più basse. Dal 2007 al 2015 la cilindrata media dei motori di nuove auto immatricolate in Italia è passata da 1.558 cc a 1.476 cc. Vi è stato pertanto un calo del 5,3%. In media, anche gli altri principali Paesi europei hanno registrato dal 2007 al 2015 una riduzione della cilindrata dei motori delle auto di nuova immatricolazione. Il calo è stato particolarmente consistente in Spagna (-12,2%), ma anche in Francia (-11%), Germania (-8%) e Regno Unito (-7,6%). Questi dati derivano da un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec (struttura di ricerca di Autopromotec, rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico), sulla base di dati Acea.

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Secondo l’Osservatorio Autopromotec, la progressiva riduzione della cilindrata dei motori delle auto è indubbiamente un fatto positivo in termini di impatto ambientale delle automobili, perché porta ad una riduzione dei consumi di carburante e a minori emissioni sia di CO2 che di tutte le sostanze inquinanti prodotte durante la combustione e rilasciate nell’atmosfera. Tale diminuzione è sicuramente in linea con le direttive sempre più stringenti dell’Unione Europea in materia di emissioni autoveicolari, che hanno spinto in particolare le case automobilistiche a introdurre sul mercato auto sempre più rispettose dell’ambiente per limitare l’impatto sul clima.

Ma tornando alle questioni di mercato, è estremamente interessante osservare i dati che riguardano l’Italia: nel 2007, e quindi prima dell’inizio della crisi economica, il nostro Paese già registrava la media più bassa tra i maggiori Paesi europei. Questo primato è stato poi confermato sia durante che all’indomani della crisi. Il processo in atto di progressiva riduzione della cilindrata media dei motori, sottolinea l’Osservatorio Autopromotec, apre la strada a nuove opportunità per i produttori di auto per ciò che riguarda le tecnologie costruttive, tra cui lo sviluppo di propulsori evoluti e complessi che utilizzeranno sempre più componenti elettroniche per il controllo dei consumi e delle emissioni, senza per questo sacrificare le prestazioni. Ciò comporta conseguenze anche per gli autoriparatori, per i quali è fondamentale restare aggiornati sugli sviluppi tecnologici in atto sia per ciò che riguarda le auto sia per ciò che riguarda gli strumenti a loro disposizione per svolgere il loro lavoro su auto sempre più all’avanguardia.

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VIA IL RAME DALLE PASTIGLIE FRENO

Da tempo alcuni Paesi si sono mossi con l’obiettivo di eliminare il rame dalle pastiglie freno. Questo metallo, infatti, presenta elevate capacità di dissipazione del calore ma approfonditi studi hanno dimostrato che è dannoso per l’ambiente. Per questo motivo gli stati americani della California e di Washington hanno già approvato misure per ridurre ed infine eliminare il rame nei materiali d’attrito (entro il 2021 il contenuto di rame sarà < 5%, ed entro il 2025 sarà <0,5%). Nel Vecchio Continente, l’Unione europea sta finanziando diversi progetti innovativi per sostituire le resine fenoliche delle pastiglie dei freni con materiali a base cementizia.

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C’è tuttavia chi sul mercato ha già iniziato a produrre pastiglie freno meno impattanti. In questa direzione va HybriX, una nuova mescola per le pastiglie freno di Metelli Group. “Il tutto – si legge nella presentazione del prodotto – è partito quando un gruppo di ingegneri di Fri.Tech. hanno avviato diversi anni fa lo sviluppo di un materiale privo di rame. Essendo però specialisti nell’ambito racing non hanno voluto limitarsi al solo fatto che fosse senza rame ma hanno realizzato una formula che offrisse comfort e performance di frenata. Ed ecco il risultato, pedale morbido e un potere di frenata superiore”. Perché HybriX? Il nome deriva dalla tecnologia ibrida che utilizza più di 30 materiali differenti, ceramici, organici e altri prodotti speciali ed innovativi. Rispetto ai materiali tradizionali, “la tecnologia ibrida fornisce alle pastiglie freno caratteristiche superiori” sottolinea Metelli.

Nel 2015 anche Bosch ha lanciato nuove pastiglie dei freni prive di rame. “Sino ad ora – aveva sottolineato l’azienda tedesca – il rame veniva usato nelle pastiglie dei freni convenzionali per assicurare la dissipazione del calore e contribuire a evitare cigolii o vibrazioni. Dal momento che le particelle di rame che si formano durante la frenata sono considerate dannose per l’ambiente, diversi stati degli USA hanno già legiferato, imponendo una riduzione della quantità di rame presente nelle pastiglie dei freni”. Bosch ha deciso di immettere le pastiglie dei freni prive di rame anche sul mercato europeo, “offrendo gli stessi altissimi standard di qualità, in termini di funzionamento continuo e di frenata di emergenza, dell’equipaggiamento originale”.

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Altro caso in anticipo sui tempi è Ferodo®, marchio di proprietà di Federal-Mogul Motorparts, divisione di Federal-Mogul Holdings Corporation (NASDAQ: FDML), che ha creato le pastiglie freno ecologiche Eco-Friction® a basso contenuto di rame.

Qualcuno potrà domandarsi: questi nuovi prodotti garantiscono le stesse prestazioni delle tradizionali pastiglie? A rispondere a questa domanda ci hanno pensato i test in pista sul circuito Riccardo Paletti di Varano de Melegari (PR), durante un evento denominato “Ferodo Eco-Friction® Days”, organizzato dall’azienda, con l’obiettivo di far testare direttamente a clienti e giornalisti internazionali le performance delle pastiglie freno Ferodo Eco-Friction® e dimostrare le qualità di questo innovativo materiale ecologico. I test sono stati condotti con due tipi di veicoli: Volkswagen Golf VII 1.6 TDI (81kW) e Fiat Scudo 2.0 JTD Multijet; entrambi i mezzi vedevano coinvolti due veicoli identici: il primo equipaggiato con pastiglie freno di primo impianto, il secondo con il materiale Ferodo Eco-Friction®. “I test condotti in pista – si legge in una nota – hanno dimostrato quanto le pastiglie Ferodo Eco-Friction, oltre a garantire un impatto ambientale considerevolmente ridotto grazie all’assenza di rame e di altri metalli che generano polveri sottili, siano anche in grado di assicurare performance di frenata analoghe se non superiori rispetto a quelle utilizzate in primo impianto”.

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STUDENTI OGGI, MECCANICI AUTO DOMANI

I banchi di scuola sono uno dei luoghi dove imparare un mestiere, anche quello del meccanico. Tuttavia, può capitare che non sempre le figure che escono al mondo della scuola siano in linea con quello che viene ricercato dal mercato. Oppure, può succedere che le competenze acquisite nel percorso di studi risultino già superate per l’evoluzione tecnologica sempre continua e sempre più rapida. Può anche succedere, inoltre, che ci sia un eccesso di preparazione teorica a scapito di quella pratica.

Esistono tuttavia i modi e gli esempi che possono per superare queste contraddizioni. È il caso di Nissan che ha recentemente rafforzato la partnership con il Centro ELIS per un progetto volto a sostenere i giovani e ad avvicinare il legame tra mondo della scuola e delle imprese. Un modo per favorire anche la futura occupazione di questi aspiranti meccanici.

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Il progetto annunciato dalla casa automobilistica giapponese prevede la realizzazione di un percorso formativo che porta l’esperienza e le competenze del mondo del lavoro dentro la scuola. Un progetto “sociale” e formativo a lungo termine che vuole avvicinare gli studenti in meccanica industriale al mondo del lavoro, mettendo a loro disposizione know-how, attrezzature tecniche e di diagnosi targate Nissan.

I banchi del lavoro saranno così al fianco dei banchi di scuola. Nissan Italia ha infatti messo a disposizione di ELIS un laboratorio meccanico di 25mq completo di 2 banchi di lavoro e 2 carrelli portautensili professionali per gli studenti neodiplomati del corso di specializzazione in meccanica industriale, provenienti dal Centro e Sud d’Italia e che affronteranno 5 mesi di formazione industriale in ELIS e 4 mesi di stage in aziende collegate.

Tramite le attrezzature e la formazione presso ELIS i giovani possono ora contare su un’ulteriore opportunità per crearsi un futuro lavorativo, con la eventuale possibilità, fa sapere la casa automobilistica, di “utilizzare le competenze acquisite per entrare a far parte anche del mondo Nissan come forza lavoro a supporto della Rete delle concessionarie o officine nell’ambito del post vendita”.

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ALLA SCOPERTA DEI RICAMBI AUTO RICONDIZIONATI

In inglese sono definiti con il termine “remanufactured”. In Italia sono noti come “rigenerati” o “ricondizionati”. Una categoria di ricambi auto, per alcuni sconosciuta, che offre importanti vantaggi, tutti da scoprire.

Partiamo chiarendo due aspetti importanti. Non si tratta di pezzi usati o riparati artigianalmente. Si tratta di parti dismesse sottoposte a un processo industriale che riporta i prodotti a condizioni di utilizzo e prestazioni equivalenti ai nuovi. Non stiamo parlando di una novità pioneristica ma di prodotti presenti da decenni sul mercato e proposti anche da grandi case automobilistiche che offrono linee di ricambi di questo tipo.

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In che modo funziona la rigenerazione? Le unità non più funzionanti vengono portate in apposite aziende che si occupano della “ri-fabbricazione”. Questo processo inizia con lo smontaggio “chirurgico” del pezzo in ogni singolo componente. Dopo aver sottoposto a pulizia e controllo di efficienza, viene effettuato il controllo e la selezione che servirà a capire quali pezzi rigenerare o quali componenti saranno eventualmente da sostituire. Il processo termina con il riassemblaggio e il collaudo. Queste ultime due operazioni vengono effettuate allo stesso modo della produzione di parti nuove, elemento che garantisce la stessa affidabilità. Rispetto al nuovo, però, le unità rigenerate presentano un risparmio economico che in alcuni casi può arrivare fino al 40% sul prezzo d’acquisto.

La loro affidabilità ed economicità pone i ricambi auto rigenerati anche come valida alternativa sia alla riparazione che all’acquisto di parti usate presso un demolitore. La riparazione è un tipo di intervento che individua le componenti non funzionanti e si limita alla sostituzione di queste. In questo caso il rimontaggio avviene senza un’ispezione accurata delle altre componenti (che potrebbero presentare uno stato di usura tale da consigliare un intervento preventivo). Il pezzo, quindi, nel caso della riparazione, non viene rinnovato, ma solamente posto in condizioni per essere nuovamente funzionante, lasciando aperto il rischio di future rotture.

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Nel caso della ricerca di un ricambio in demolizione, inoltre, l’ipotetico risparmio economico potrebbe essere perseguito trascurando l’affidabilità. Dal demolitore potremmo non avere certezza sull’effettiva efficienza del pezzo, su età e chilometri percorsi. Cosa ben diversa nel caso dei ricambi rigenerati, che offrono due anni di garanzia all’automobilista.

E, infine, vale la pena sottolineare il beneficio ambientale. Il processo di rigenerazione, portando a nuova vita parti usate, contribuisce al risparmio di energia e materie prime, riducendo le emissioni di anidride carbonica e la produzione di rifiuti. Un bel vantaggio, che come dicevano sopra, si traduce in un risparmio economico mantenendo specifiche e prestazioni equivalenti ad un prodotto nuovo.

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RIPARAZIONI AUTO: IN ITALIA UN’OFFICINA OGNI 444 VETTURE

Quante sono le autofficine in Italia? Nel 2014 c’erano 83.460 officine di autoriparazione a fronte di un parco circolante che, secondo il Cerved, era di 37.063.708 autoveicoli, con un rapporto di 444 autoveicoli per ogni officina. Questi dati sono i più recenti a disposizione per quantificare la densità della rete autoriparativa in Italia e sono tratti dall’edizione 2015 del volume “L’autoriparazione ed i suoi protagonisti” edito dall’Osservatorio Autopromotec.

Il rapporto autoveicoli per officina è rimasto pressoché invariato rispetto al 2013 (quando c’erano 446 autoveicoli per ogni officina) ed è leggermente diminuito se si
prende in considerazione l’anno 2012 (quando per ogni officina c’erano 484
autoveicoli). Ad ogni modo, secondo l’Osservatorio Autopromotec, il rapporto autoveicoli per officina è complessivamente adeguato, considerato che il nostro Paese ha una delle densità automobilistiche più alte a livello mondiale.

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A livello regionale, è interessante notare come siano prevalentemente le regioni del Nord ad avere il numero più alto di autoveicoli per officina. Ciò è dovuto a motivi essenzialmente economici e di densità e complessità territoriale. Nel dettaglio, al primo posto di questa graduatoria si posiziona il Trentino Alto Adige, con 724 veicoli per ogni officina di autoriparazione, seguito da Friuli Venezia Giulia (552), Toscana (513), Lombardia (500), Veneto (495), Emilia Romagna (474), Umbria (466) e Lazio (450). A seguire, poco sotto la media nazionale, si posizionano la Campania (439), le Marche (433), il Piemonte e la Valle d’Aosta (429), la Liguria (417) e la Sicilia (401). Chiudono la graduatoria, sotto la quota di 400 veicoli circolanti per officina, una serie di regioni centro-meridionali: Abruzzo (378), Sardegna (374), Molise (354), Puglia (353), Calabria (349) e, all’ultimo posto, Basilicata (316).

Nel complesso, conclude l’Osservatorio, con le sue 83.460 officine distribuite sul territorio nazionale, la rete italiana di autoriparazione presenta un elevato grado di capillarità e di prossimità al servizio degli automobilisti. Da questo punto di vista, l’ampia estensione della rete testimonia come il settore dell’autoriparazione costituisca un importante punto di forza nel più ampio panorama dell’aftermarket automobilistico nazionale.

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GLI AUTOMOBILISTI ITALIANI TORNANO A RIPARARE LA VETTURA

Dopo anni di flessione e staticità, torna a crescere il mercato delle riparazioni e della manutenzione auto. La buona notizia per il settore arriva dal Barometro Aftermarket, rilevazione statistica interna al gruppo componenti ANFIA, che ha registrato un incremento del fatturato del 4,3% nel 2015 rispetto all’anno precedente, che era risultato pressoché allineato al 2013 (+0,4%).

Guardando all’andamento delle singole famiglie prodotto, riportano una crescita a due cifre (+13,4%) i componenti di carrozzeria e abitacolo, che recuperano rispetto alla flessione a due cifre (-18,4%) del 2014. In crescita anche i componenti motore (+9,4%), i componenti undercar (+4,6%), dopo un 2014 a -8,5%, e i materiali di consumo (+2,5%), mentre l’unica categoria in calo è quella dei componenti elettrici ed elettronici (-7,4%), che già risultava in ribasso del 23,5% nel 2014.

Visti i dati, gli operatori del settore sono fiduciosi. “Se nel 2014 le uniche famiglie prodotto in crescita erano i componenti motore e i materiali di consumo, sintomo di una tendenza degli automobilisti a concentrarsi sugli interventi di riparazione e manutenzione indispensabili o comunque urgenti, rimandando il più possibile gli altri, nel 2015 assistiamo a una ripresa per quasi tutte le famiglie” ha commentato Paolo Vasone, Coordinatore della Sezione Aftermarket del Gruppo Componenti ANFIA.

Certo, resta il fatto che ci vorranno anni per rinnovare un parco circolante italiano molto invecchiato durante la crisi, a causa del continuo rinvio della sostituzione dei veicoli, che ha portato l’età mediana delle autovetture circolanti dai 7,5 anni del 2003 a quasi 10 a fine 2014, incidendo, almeno in parte, sulla domanda di riparazione. Anche in questo senso, tuttavia, c’è ottimismo grazie al “crescente orientamento alla qualità, all’efficienza e all’affidabilità dei prodotti”. Questo elemento, secondo ANFIA, ha condotto ad un allungamento del ciclo di vita di alcuni componenti, mentre l’innovazione tecnologica ha determinato l’ingresso di nuovi articoli nel portafoglio prodotti del mercato dei ricambi. “Il ruolo sempre più centrale dell’elettronica e della telematica, inoltre, ha contribuito a ridurre il margine d’errore umano negli interventi di manutenzione e riparazione o montaggio. Questo significa anche che il mondo dell’autoriparazione, oltre a doversi necessariamente tenere al passo con l’evoluzione delle tecnologie, maturando un adeguato grado di competenze, deve puntare – ha concluso Vasone – su un elevato livello di servizio per la fidelizzazione dei clienti”.

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Autopromotec 2015

ingresso fiera Bologna

Cosa accadrebbe se 1600 espositori di attrezzature e aftermarket automobilistici provenienti da tutto il mondo si radunassero contemporaneamente nello stesso posto?

UNO SCIOPERO!

No, niente paura, è solo l’Autopromotec

…SOLO?!

L’anno è il 2015, il posto è il Pianeta Terra: 150mila mq della città di Bologna, per essere precisi.

E RiparAutOnline c’era.

L’evento si presenta da solo: la più specializzata rassegna internazionale dell’aftermarket automobilistico.

A questo punto sorge spontanea una domanda: cos’è l’aftermarket automobilistico?

Presto detto, è quel settore del mercato che si occupa di produrre e distribuire componenti e ricambi di tutte le parti dei veicoli (industriali e non) e che si attiva solo dopo la vendita del veicolo al consumatore – per intenderci…dai prodotti chimici alle attrezzature, dagli equipaggiamenti agli accessori…insomma, di tutto.

E ancora (sotto con le definizioni!), cos’è Autopromotec?

Ebbene, Autopromotec è una fiera internazionale con frequenza biennale che raccoglie la più alta concentrazione di produttori e distributori del settore mettendoli a confronto tra loro e in contatto con addetti ai lavori e appassionati di ogni genere.

E adesso, dopo le definizioni, diamo un po’ i numeri…

…quest’anno, all’appello, hanno risposto ben 47 Paesi con, appunto, 1587 espositori e più di 100mila visitatori nei cinque giorni compresi tra il 20 e il 24 maggio; numeri da capogiro per un evento che avrà sicuramente contribuito a rendere la “dotta grassa e rossa” Bologna una delle città più cliccate su Google Maps.

Non solo, facendo un confronto con le edizioni passate saltano fuori stime interessanti: il 4,8% di espositori in più rispetto al 2013 e il 12,5% in più di partecipazione dall’estero hanno reso quello di quest’anno un evento senza precedenti. Ben 663 sono state, infatti, le aziende straniere a essere rappresentate in fiera (e cioè quasi il 45% del totale) provenienti da Cina, Germania, Gran Bretagna, Taiwan, Stati Uniti, Polonia, Olanda, Turchia e chi più ne ha più ne metta. Una vera e propria Torre di Babele dell’automobile. Non a caso il motto del convegno inaugurale è stato “La ripresa economica c’è già. L’automobile può ripartire”.

Facendo slalom tra sistemi avanzati di lavaggio, quelli per la verniciatura e prodotti per la riparazione di pneumatici, viene spontaneo segnalare la possibilità, alquanto accattivante, di verificare di persona dispositivi sensoriali a bordo di vetture Volvo V40 Cross Country nell’area esterna. Grazie anche alla collaborazione di Nexes Tyres è stato, infatti, possibile effettuare test sull’avviso di collisione imminente con frenata autonoma e sul riconoscimento di pedoni…

…tranquilli, nessun pedone è stato maltrattato durante le dimostrazioni…