AUTOMOTORETRÒ E AUTOMOTORACING DAL 3 AL 5 FEBBRAIO 2017 A TORINO

Si aprono le porte della 35esima edizione di Automotoretrò, rassegna motoristica che si svolgerà dal 3 al 5 febbraio al Lingotto Fiere di Torino, Via Nizza 294. Oltre alla Lancia Delta campione del mondo rally, fiore all’occhiello di questa edizione (di cui via abbiamo già parlato), numerose sono le case automobilistiche ufficiali che parteciperanno ad Automotoretrò, andando così a soddisfare la curiosità dei visitatori. Tra le tante ricordiamo: FCA (il cui spazio espositivo si rifà a un’officina storica) che esporrà otto preziosi esemplari di Alfa Romeo, Fiat, Lancia e Abarth. Ogni marchio verrà rappresentato da due auto d’epoca secondo un criterio che prevede l’abbinamento di un modello di produzione standard accanto a un prototipo o a un esemplare unico legato alla vettura prodotta in serie. Nello specifico gli spettatori potranno ammirare un’Alfa Romeo 2600 Sprint, un’Alfa Romeo 2600 SZ Prototipo, una Fiat 1100, una Fiat 700 Prototipo, una Lancia Flaminia Coupé, una Lancia Flaminia Loraymo, un’Abarth 1000 Bialbero, una Fiat Abarth 1000 Monoposto Record ed un’Alfa Romeo 4C Spider.

Il Marchio Porsche sarà, invece, rappresentato da Erre Esse S.p.A. che per l’occasione esporrà una 356 C color blu «Bali», classe 1964, uno degli ultimi esemplari della serie che lasciò il passo alla 911 rappresentata nello stand da una sportivissima 911 di ultima generazione. Non mancheranno poi i registri storici come Jaguar e Land Rover che esporranno alcuni dei modelli più significativi. In rappresentanza dei club storici, quest’anno ci sarà il Jensen Owners Club, direttamente dall’Inghilterra, che ha scelto questa manifestazione per festeggiare il 50esimo anniversario della Jensen Interceptor e della Jensen FF. La prima, progettata e costruita in Italia, più precisamente a Torino dalla Carrozzeria Vignale, fece la sua prima uscita ufficiale al Salone di Torino nel novembre 1966, mentre la Jensen FF, presentata nel 1968, ruppe ogni schema suscitando molto scalpore: si trattava della prima autovettura a trazione integrale non fuoristrada prodotta in serie.

Gli amanti delle due ruote potranno, invece, ammirare negli oltre 16 stand a loro dedicati, alcuni dei modelli più interessanti delle più famose case motociclistiche nazionali ed internazionali, quali Ducati, Aprilia, MV Agusta, Gilera, Moto Guzzi Team Taurus, accompagnato da alcuni piloti, BMW, Triumph (presente con il Registro Storico), Royal Enfield e Norton. Largo spazio al tema della “regolarità”: saranno presenti numerose motociclette da Cross ed Enduro della famosa Casa motociclistica tedesca Maico. Si celebreranno poi i 70 anni della Lambretta con un mostra tematica dedicata. Con oltre 20 modelli gli spettatori potranno riviere gli anni in cui lo storico scooter italiano, prodotto dalla Innocenti di Milano, faceva sognare milioni di persone. Questa sarà anche l’occasione per festeggiare il trentennale del Registro storico FMI – Federazione Motociclistica Italiana.

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In parallelo ad Automotoretrò, si riaccendo i motori di Automotoracing che dal 3 al 5 febbraio, allʼOval di Torino, è pronta ad accogliere i numerosi appassionati delle “alte prestazioni” e della velocità in tutte le sue forme: dalle vetture fuori serie costruite appositamente per affrontare le gare in pista o nei rally, a quelle di serie opportunamente modificate attraverso l’impiego di componenti specifici per incrementarne le prestazioni o per migliorarne estetica e funzionalità.

Tra le tante novità che attendono il pubblico, vi è il completo rinnovamento della pista esterna dell’Oval, che ospiterà numerosi piloti pronti a sfidarsi in varie specialità: drifting, derapate controllate; rally, un misto tra gara di regolarità e gare di velocità a cronometro, rally storico, quaddrift. Tra i tanti campioni che si esibiranno, ricordiamo Graziano Rossi, padre del nove volte campione del mondo Valentino Rossi, con il suo Daba Team e Paolo Diana, funambolico pilota che entusiasma il pubblico con le sue acrobazie al volante. Sempre nell’area esterna, per tutte e tre le giornate, i dj Wender, Paolo Noise e Pippo Palmieri dello Zoo di 105 coinvolgeranno i partecipanti con la loro musica e simpatia.

Tra i numerosi stand, pronti a mostrare al pubblico tutte le ultime novità nel mondo delle due e quattro ruote, largo spazio alle Case ufficiali. Saranno presenti non solo OZ Racing, azienda italiana produttrice di cerchi in lega per automobili, impegnata da anni nel settore della Formula 1 e del Rally, ma anche la Sparco, azienda specializzata nella produzione e distribuzione di componenti automobilistici e abbigliamento che veste la maggior parte dei piloti di Formula1, la MAK, produttrice di cerchi, e P1 abbigliamento. Non mancheranno poi Alfa Romeo, Abarth, Jeep, Mazda, Renault e WRT che presenterà nel proprio stand una Peugeot 208 R2, una Renault Clio R3 ed una Suzuki Swift. Per il pubblico saranno, inoltre, a disposizione due simulatori professionali capaci di far vivere un’esperienza di guida a 360° . Nella giornata di sabato saranno presenti Simone Tempestini (campione in carica, vincitore del Campionato Mondiale WRC3), Riccardo Canzian (vincitore Trofeo Twingo) ed Enrico Brazzoli (protagonista al rally di Montecarlo 2017).

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AUTO 2016: ANNO POSITIVO PER IL SETTORE

Secondo i dati pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel 2016 le vetture immatricolate sono state 1.824.968 unità, il 15,8% in più rispetto al 2015. Analizzando le immatricolazioni per alimentazione nell’intero anno, le auto a trazione diesel crescono del 19% (57% di quota) e quelle a benzina del 22% (33% di quota), mentre le vetture ibride registrano un incremento del 48% circa e le elettriche un calo del 5,3%. Segno negativo (-15,6%) per il mercato delle auto a GPL, che perde due punti di quota rispetto al 2015, mentre le vetture a metano perdono il 30% dei volumi e 1,6 punti di quota.

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Quali sono i fattori che hanno influito positivamente? Secondo ANFIA, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, ha contribuito al buon andamento del mercato nel 2016 anche la misura del superammortamento dei beni d’impresa (il 140% del valore), che includeva anche gli autoveicoli – introdotta dalla Legge di Stabilità 2016 e confermata anche nella Legge di Bilancio 2017 entrata in vigore ieri – che si è rivelata un efficace strumento per il rinnovo delle flotte aziendali.

Per UNRAE, l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, l’andamento del mercato 2016 è stato caratterizzato da una crescita che non ha avuto riscontri nei consumi di altri beni durevoli, soprattutto perché indotta da due elementi decisivi: nei primi sei mesi dell’anno, le forti azioni commerciali delle Case con le loro Reti hanno determinato una spinta nel canale privati, nella seconda metà, leve fiscali interessanti, come Superammortamento e Nuova Sabatini hanno determinato un impulso sulle vendite a società, anche con un certo anticipo della domanda di auto aziendali che non sono beni strumentali in vista dell’esclusione del beneficio del Superammortamento per il 2017.

Archiviato un 2016 positivo si guarda all’anno appena iniziato. “A sostegno della fiducia in un 2017 di ulteriore crescita” Gianmarco Giorda, Direttore di ANFIA, mantiene valido “l’appello a introdurre misure per il contenimento della gravosa fiscalità di settore e per favorire l’ammodernamento del parco circolante, visto che il progresso tecnico dei motori è un fattore chiave nella riduzione dell’impatto ambientale della circolazione urbana, oggi ancora caratterizzata da un elevato numero di veicoli ante Euro 4, tra cui il 44,8% delle autovetture circolanti – ovvero circa 16,7 milioni di unità – e il 69% degli autobus”. Infine, per Massimo Nordio, presidente dell’UNRAE, “restano da affrontare nel nuovo anno la mancanza di un piano strutturato e coordinato per migliorare la qualità dell’aria, soprattutto nelle grandi città, e il lento procedere del rinnovamento del parco anziano, rendendo indifferibile la realizzazione di quella cabina di regia della mobilità di cui tutti avvertono il bisogno e rispetto alla quale l’UNRAE ha proposto l’istituzione della figura del Mobility Champion”.

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COME NASCE IL NOME DI UN’AUTO?

A questa domanda risponde il nuovo libro di Enzo Caffarelli dal titolo “I nomi delle automobili”, nato dalla collaborazione tra l’Associazione Città dei Motori (la rete dell’Anci che raggruppa i Comuni del Made in Italy motoristico) e la SER, Società Editrice Romana. Il risultato è un lavoro accurato e dettagliato, condotto da uno studioso di fama internazionale della linguistica, nel quale si trovano storie sconosciute e più note, protagonisti, riferimenti culturali e aneddoti che hanno dato origine a nomi di auto entrate nel mito.

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Un viaggio che parte dalle dinastie motoristiche dove l’auto deve ricordare il nome del proprietario dell’azienda, celebrare o commemorare fondatore ed eredi (dalle Ferrari Dino e Enzo alle recenti Opel Adam e Karl), il luogo di produzione o il costruttore (dall’ovvia Fiat Mirafiori alla Pininfarina Cambiàno) ma dove la Giulietta può nascere dalla battuta di un principe russo o un progettista sia ispirato da una manopola della leva del cambio che ricorda una pallina da Golf.

Il libro è una vera miniera – con tabelle e elenchi – nella quale si trovano intere generazioni di auto contraddistinte da cifre (le Fiat dalla Zero alla 132), nomi di “regime” (dalle italiane Ardita e Balilla alla “staliniana” ZIS), toponimi, donne e pittori addirittura uniti da giochi di parole (la Pagani Huayra La Monza Lisa), località amate dal jet set, animali, venti, stelle del cielo, divinità, riferimenti etnici (dal Navajo prototipo Bertone del 1976 alle attuali Jeep Cherokee, Nissan Qashqai, Cajun e Cayenne della Porsche); oggi, i nomi legati alle idee di creativi, agenzie pubblicitarie o clienti e appassionati tramite concorsi in Rete.

Ma il volume di Caffarelli è pieno di molte altre sorprese e vere chicche. Si può partire dalla famosa Bianchina di Edoardo Bianchi, che non era solo bianca, per ritrovarsi nella lista infinita dell’offerta cromatica delle serie Fiat-Lancia-Alfa Romeo (nero Modigliani, blu Vivaldi, beige Luxor, rosso Scilla) o tra le esclusive Lamborghini Gallardo opaca marrone Apus e Rolls Royce Phantom Dark Curzon. L’autore elenca denominazioni di fantasia che “suonano bene” ovunque nel mondo, assieme a quella medesima vettura che ha sette nomi diversi in altrettanti paesi, senza trascurare i casi di denominazioni sfortunate o imbarazzanti, cambiate in certi paesi per via del significato che avrebbero avuto (si pensi alle Jetta, R17, Verano in Italia o Mazda Laputa nel mercato spagnolo).

Tra le curiosità del libro, infine, i 150 cognomi italiani che corrispondono a nomi di modelli d’auto: dalle numerose famiglie Polo all’unico signor Testarossa, dai salentini Manta ai piemontesi Duetto e l’elenco di soprannomi e nomignoli dati alle auto, spesso diventati sinonimo delle stesse: da quelli che esaltano la forma (Alfona, Ceiranina, Deltone, Pandino,Moby Dick) ai denigratori (dalla Alfa Romeo Arna Letale alla Austin Allegro “ma non troppo” fino al nefasto Widowmaker per la Porsche 993 GT2).

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AUMENTA L’INDICE DI FIDUCIA NEL SETTORE AUTOMOTIVE

Al Motor Show 2016 di Bologna Federmotorizzazione, insieme a Confcommercio Mobilità, ha presentato i risultati della seconda indagine semestrale dell’Osservatorio sulle imprese del settore mobilità. La ricerca è stata condotta da Format Research con interviste a un campione di mille fra imprenditori e top manager di aziende che operano nel commercio – vendita, assistenza, riparazione e ricambi – di veicoli a quattro e a due ruote.

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Le aziende del commercio automotive operanti in Italia sono circa 130mila, pari al 3,6% del totale delle imprese attive in Italia. Per l’80% si tratta di riparatori e altro, mentre il 20% è rappresentato da rivenditori che in termini di fatturato valgono però l’83% del comparto. I rivenditori sono 25.154 (di questi oltre 21mila vendono autovetture, i restanti moto e ciclomotori), mentre i riparatori superano le 104mila unità (79mila le officine). Considerando le 130mila imprese oltre l’86% è rappresentato da aziende che hanno non più di 5 addetti mentre solo un 1,3% può contare su una forza lavoro compresa fra 20 e 49 addetti.

La ripresa che il mercato dell’auto sta vivendo è testimoniata anche dal numero di nuove imprese registrare nel 2016: 5.028 contro le 4.649 dello scorso anno, ma resta negativo il saldo finale perché, sempre nel 2016, sono state oltre 5.800 quelle che hanno cessato l’attività. Secondo i dati Istat gli occupati nelle imprese del settore mobilità sono 450mila ma, considerando tutte le figure professionali, è lecito stimare che l’intero indotto conti oggi un milione di addetti occupati, per oltre il 50% nel Nord Italia.

La seconda parte della ricerca è focalizzata su indici di fiducia e congiuntura. Il sentiment delle imprese automotive è in leggera crescita e nel secondo semestre di quest’anno è passato da 39,7 a 40,0 (l’indice si ottiene sommando la percentuale di chi vede un miglioramento e la metà di chi ritiene che non sia cambiato nulla), ma sono comunque i rivenditori ad essere più positivi (44,7) e il divario rimane anche quando agli intervistati è stata chiesta una valutazione sulla fiducia sull’andamento della propria azienda (46,8 i rivenditori, 36,0 gli altri). Il migliorato clima di fiducia è legato in buona parte alla ripresa delle immatricolazioni (+8,2% stima 2016) che sta generando un significativo aumento dei ricavi al quale, però, corrisponde una marginalità molto modesta. Stabile risulta il numero degli addetti, ma la stagnazione riguarda prevalentemente il centro e il Mezzogiorno. Su domanda e offerta di credito si registra che il 35,4% delle richieste viene soddisfatto integralmente e che il 20 % viene respinto.

“Il consumatore sta cambiando – conclude in ultima analisi la ricerca – è più esigente e preparato, di conseguenza dovrà cambiare anche il personale delle imprese e si dovranno privilegiare modalità di vendita innovative (digitale) anche se quasi il 60% degli intervistati ha dichiarato di seguire quelle tradizionali. Per rispondere alle nuove esigenze del mercato sarà dunque sempre più importante l’aggiornamento e la formazione del personale un fatto su cui l’88,2% degli imprenditori si dichiara d’accordo. Anche in quest’ottica risulta importante l’aggregazione delle imprese in associazioni come Federmotorizzazione”.

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MOTORI AUTO: SI RIDUCONO LE CILINDRATE

Se è vero che il mercato dell’auto riparte, lo fa con cilindrate sempre più basse. Dal 2007 al 2015 la cilindrata media dei motori di nuove auto immatricolate in Italia è passata da 1.558 cc a 1.476 cc. Vi è stato pertanto un calo del 5,3%. In media, anche gli altri principali Paesi europei hanno registrato dal 2007 al 2015 una riduzione della cilindrata dei motori delle auto di nuova immatricolazione. Il calo è stato particolarmente consistente in Spagna (-12,2%), ma anche in Francia (-11%), Germania (-8%) e Regno Unito (-7,6%). Questi dati derivano da un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec (struttura di ricerca di Autopromotec, rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico), sulla base di dati Acea.

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Secondo l’Osservatorio Autopromotec, la progressiva riduzione della cilindrata dei motori delle auto è indubbiamente un fatto positivo in termini di impatto ambientale delle automobili, perché porta ad una riduzione dei consumi di carburante e a minori emissioni sia di CO2 che di tutte le sostanze inquinanti prodotte durante la combustione e rilasciate nell’atmosfera. Tale diminuzione è sicuramente in linea con le direttive sempre più stringenti dell’Unione Europea in materia di emissioni autoveicolari, che hanno spinto in particolare le case automobilistiche a introdurre sul mercato auto sempre più rispettose dell’ambiente per limitare l’impatto sul clima.

Ma tornando alle questioni di mercato, è estremamente interessante osservare i dati che riguardano l’Italia: nel 2007, e quindi prima dell’inizio della crisi economica, il nostro Paese già registrava la media più bassa tra i maggiori Paesi europei. Questo primato è stato poi confermato sia durante che all’indomani della crisi. Il processo in atto di progressiva riduzione della cilindrata media dei motori, sottolinea l’Osservatorio Autopromotec, apre la strada a nuove opportunità per i produttori di auto per ciò che riguarda le tecnologie costruttive, tra cui lo sviluppo di propulsori evoluti e complessi che utilizzeranno sempre più componenti elettroniche per il controllo dei consumi e delle emissioni, senza per questo sacrificare le prestazioni. Ciò comporta conseguenze anche per gli autoriparatori, per i quali è fondamentale restare aggiornati sugli sviluppi tecnologici in atto sia per ciò che riguarda le auto sia per ciò che riguarda gli strumenti a loro disposizione per svolgere il loro lavoro su auto sempre più all’avanguardia.

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IL RETTIFICATORE: SPECIALISTA TECNICO DI MOTORI

Sapete cos’è il rettificatore? Forse in molti ignorano la sua esistenza e solo gli addetti ai lavori conoscono l’importanza di questa figura. Il rettificatore, tuttavia, è il nucleo attorno al quale si muovono e si concentrano tutte le attività tecniche e commerciali della ricostruzione dei motori. A spiegare bene il compito di questa figura professionale è la FIR, Federazione Italiana Rettificatori Autoriparatori E Ricostruttori Di Motori, che ripercorre l’evoluzione di questo settore.

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Oggi si utilizza il termine di ricostruzione del motore, piuttosto che rettifica, poiché negli anni questa attività si è oltremodo trasformata. In effetti alcuni decenni fa il rettificatore riceveva, da parte del meccanico, solo alcune parti del motore di un veicolo, sulle quali venivano eseguite le opportune lavorazioni di rettifica. Poi era il meccanico stesso che curava il riassemblaggio del motore, aggiungendo eventuali pezzi nuovi (pistoni, fasce elastiche, bronzine, valvole, guarnizioni, etc.), che venivano forniti al meccanico dal suo ricambista di fiducia. Oggi il meccanico invia al rettificatore, quasi sempre, tutto il motore da riparare, completo di tutte le parti che formano il motore stesso e spesso anche tutte le parti del complessivo dell’iniezione e/o della sovralimentazione (pompa iniezione, iniettori e turbocompressore).

È palese, quindi, sottolinea la FIR, che il rettificatore dei nostri tempi non è più un “semplice” utilizzatore di frese e levigatrici, ma un vero esperto motoristico, paragonabile, nel campo medico-scientifico, ad un cardio-chirurgo. In effetti il rettificatore contemporaneo apre il motore guasto, lo analizza pezzo per pezzo, anche mediante specifica strumentazione, analizza il guasto che ha causato l’eventuale rottura, decide gli interventi di rettifica e le sostituzioni necessarie e infine procede alla ricostruzione del motore, che tornerà a pulsare come quando era nuovo.  Il meccanico, successivamente, si occuperà della reinstallazione del motore ricostruito dal rettificatore, tenendo conto delle tante complesse attività di verifica di tutti gli impianti correlati al motore stesso, come, ad esempio, degli impianti di raffreddamento, di scarico, di aspirazione, di gestione del motore, del trattamento dei residui inquinanti, etc.

Chi rigenera il motore è molto spesso anche specializzato nella rigenerazione di parti connesse al motore, si pensi ad esempio al cambio, oppure al turbocompressore o addirittura all’apparato iniezione e altri componenti elettronici. “Colui che effettua la rigenerazione – conclude la FIR – è una figura sulla quale si può investire, affidandogli il proprio motore avendone la certezza che il lavoro venga effettuato nel rispetto dei parametri del produttore e con l’impiego di manodopera e di ricambi qualitativamente validi”.

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CALA LA SPESA DEGLI ITALIANI PER LA REVISIONE AUTO

Nel primo semestre del 2016 gli italiani hanno speso 1 miliardo e 422,6 milioni di euro per far revisionare le loro auto presso le officine private autorizzate. Rispetto ai primi sei mesi del 2015, quando la spesa per le revisioni auto ammontava a 1 miliardo e 524,1 milioni di euro, vi è stato un calo (-6,7%). Queste stime derivano da un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec, struttura di ricerca di Autopromotec, rassegna espositiva internazionale specializzata nelle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico.

La cifra spesa dagli italiani nel primo semestre del 2016 per far revisionare le proprie auto comprende il pagamento della tariffa fissata per le revisioni, cifra che ammonta complessivamente a 490,2 milioni di euro (-0,7% rispetto al 1° semestre del 2015), ed il costo per le cosiddette operazioni di prerevisione, cioè per le manutenzioni e le riparazioni necessarie per porre i veicoli in condizione di superare i controlli, costo che ammonta a 932,4 milioni di euro (-9,5%).

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Il calo della spesa per le revisioni nel primo semestre del 2016, secondo l’Osservatorio Autopromotec, è dovuto in particolare alla diminuzione degli autoveicoli revisionati che sono stati 7.472.659 nei primi sei mesi del 2016, contro i 7.524.120 dello stesso periodo del 2015 (-0,7%). Ciò, ovviamente, ha determinato un minor numero di revisioni, con conseguente calo della spesa per la pura e semplice operazione di revisione in quanto la tariffa fissata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è rimasta invariata. Per le prerevisioni, invece, la spesa è calata in maniera più consistente a causa della diminuzione dei costi delle operazioni di manutenzione e riparazione che risulta dagli indici Istat.

L’Osservatorio Autopromotec ricorda che chi non esegue la revisione va incontro a
sanzioni amministrative da 168 euro a 674 euro (art. 80 comma 14 del Codice della
strada). La sanzione raddoppia in caso di recidiva ed è prevista anche la sospensione della circolazione del veicolo fino all’effettuazione della revisione. Per chi circola con veicoli non revisionati e sospesi dalla circolazione sono previste ulteriori sanzioni, con multe che vanno da 1.941 euro a 7.767 euro.

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LE CURIOSE ABITUDINI DEGLI ITALIANI A BORDO DI UN’AUTO

Se un cittadino europeo passa 4 anni e 1 mese della propria vita in auto, per un italiano questo tempo aumenta fino a 5 anni e 7 mesi, di cui 3 anni e 6 mesi come guidatore ed oltre due anni come passeggero. Due anni e 8 mesi li passerà viaggiando assieme alla famiglia o con gli amici. A calcolare questi tempi è stata la ricerca ‘La mia vita in auto’, resa nota da Citroen, condotta in collaborazione con l’istituto di ricerca CSA Research tra luglio e agosto 2016 su un campione di persone di età superiore ai 15 anni in 7 Paesi europei (Germania, Spagna, Francia, Italia, Polonia, Portogallo e Regno Unito), riassume ciò che gli automobilisti fanno in auto durante la loro vita, da conducente o da passeggero.

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I ricercatori di CSA Research, dopo aver calcolato il tempo passato in auto nell’arco di una vita, hanno scoperto alcune curiose abitudini degli italiani quando sono a bordo di un’autovettura. Ecco qualche esempio: quelli che guidano tutti i giorni nel corso della loro vita ascolteranno musica 5762 volte, oltre a cantare o canticchiare 4955 volte. Ma capiterà loro anche di parlottare da soli al volante per 2967 volte.

Per i guidatori di tutti i giorni, soprattutto per i “pendolari del volante”, il tempo non basta mai. Ed ecco che, specie al mattino, l’automobile diventa il luogo ove completare ciò che non si è riusciti a concludere a casa: nell’arco della loro vita gli italiani si pettineranno (qualcuno perfino riuscirà anche a radersi) ed il gentil sesso darà l’ultimo ritocco al make-up per un totale di 2294 volte.

Viaggiare mette spesso sete: così si berrà acqua o un succo di frutta 3642 volte, valore che sale a 3843 se si è passeggeri. Se l’auto può rendere nervosi (i ricercatori hanno calcolato una media di 219 litigate nell’arco di una vita), in Italia sempre l’auto è convivialità (si riderà 338 volte) è anche un po’… malandrina: al suo interno ci si bacerà 4531 volte e per otto volte si trasformerà in alcova, “il doppio della media europea” sottolineano, senza fare allusioni, i ricercatori.

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STRADE TROPPO RUMOROSE: RIFLESSIONE SU MEZZI E STILE DI GUIDA

Gli italiani sono i più esposti al rumore del traffico in Europa (il 49,4% contro una media del 42,9%) e le strade delle nostre città ne escono assordate: automobili e motorini, clacson, sirene e mezzi pubblici producono in media 82,2 decibel (dB) con picchi registrati a Palermo, Firenze, Torino, Milano, Roma, Bologna e Napoli che superano anche la soglia di guardia degli 85 dB, avvicinandosi pericolosamente al limite dei 90 dB, indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come soglia critica per evitare danni all’udito.

A tracciare il quadro della situazione, in occasione della European Mobility Week, è Amplifon che ha misurato il livello dei dB nelle strade di 20 città italiane: il triste primato di “capitale del rumore da traffico” va a Palermo, che nella fascia oraria tra le 12 e le 14 raggiunge i 92,6 dB, seguita da Firenze (88,6 dB), Torino (86,8 dB), Milano (86,4 dB), Roma (86 dB), Bologna (85 dB) e Napoli (84,7 dB). Le strade relativamente più “silenziose” si trovano invece a Catanzaro (75 dB), Bari (75,2 dB) e Potenza (75,6 dB). Un vero frastuono che alimenta il nervosismo delle persone più esposte al rumore del traffico (+7 punti percentuali rispetto ai meno esposti), provoca disturbi del sonno (+4 pp) e fa venire il mal di testa (+6 pp), oltre a mettere a rischio, nel tempo, la funzione uditiva (+11 pp).

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Come uscire da questa situazione? Gli esperti suggeriscono di puntare sui mezzi elettrici e sull’asfalto insonorizzante. Un aiuto per mettere un freno al rumore arriva anche dalla natura: alberi e piante costituiscono una naturale barriera fono-assorbente e sono così capaci di isolare l’ambiente dal fastidioso rumore del traffico.

Parlando di mezzi in circolazione, in attesa che le strade si riempiano di “silenziose” auto elettriche, c’è da sottolineare che l’Unione europea ha già previsto limiti più rigidi per il rumore delle auto. Detto questo, aggiungo una breve riflessione da utente della strada. Ascoltando il rombo di un centauro che al semaforo parte a razzo, forse per testare in pochi metri di strada urbana la ripresa da 0-100 Km/h, mi chiedo: il troppo rumore delle strade dipende solo dai mezzi? Urtato dal continuo strombazzare dei clacson ho la conferma: dipende anche da chi guida. E allora perché non adottiamo stili di guida più dolci e costanti? Oltre a far felici nervi e orecchie, sarebbe un modo per avere cura del proprio mezzo. Evitare inutili accelerazioni e frenate in città aiuta, infatti, a preservare molte parti meccaniche di auto e moto che così dureranno di più.

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