AUTOMOTORETRÒ E AUTOMOTORACING DAL 3 AL 5 FEBBRAIO 2017 A TORINO

Si aprono le porte della 35esima edizione di Automotoretrò, rassegna motoristica che si svolgerà dal 3 al 5 febbraio al Lingotto Fiere di Torino, Via Nizza 294. Oltre alla Lancia Delta campione del mondo rally, fiore all’occhiello di questa edizione (di cui via abbiamo già parlato), numerose sono le case automobilistiche ufficiali che parteciperanno ad Automotoretrò, andando così a soddisfare la curiosità dei visitatori. Tra le tante ricordiamo: FCA (il cui spazio espositivo si rifà a un’officina storica) che esporrà otto preziosi esemplari di Alfa Romeo, Fiat, Lancia e Abarth. Ogni marchio verrà rappresentato da due auto d’epoca secondo un criterio che prevede l’abbinamento di un modello di produzione standard accanto a un prototipo o a un esemplare unico legato alla vettura prodotta in serie. Nello specifico gli spettatori potranno ammirare un’Alfa Romeo 2600 Sprint, un’Alfa Romeo 2600 SZ Prototipo, una Fiat 1100, una Fiat 700 Prototipo, una Lancia Flaminia Coupé, una Lancia Flaminia Loraymo, un’Abarth 1000 Bialbero, una Fiat Abarth 1000 Monoposto Record ed un’Alfa Romeo 4C Spider.

Il Marchio Porsche sarà, invece, rappresentato da Erre Esse S.p.A. che per l’occasione esporrà una 356 C color blu «Bali», classe 1964, uno degli ultimi esemplari della serie che lasciò il passo alla 911 rappresentata nello stand da una sportivissima 911 di ultima generazione. Non mancheranno poi i registri storici come Jaguar e Land Rover che esporranno alcuni dei modelli più significativi. In rappresentanza dei club storici, quest’anno ci sarà il Jensen Owners Club, direttamente dall’Inghilterra, che ha scelto questa manifestazione per festeggiare il 50esimo anniversario della Jensen Interceptor e della Jensen FF. La prima, progettata e costruita in Italia, più precisamente a Torino dalla Carrozzeria Vignale, fece la sua prima uscita ufficiale al Salone di Torino nel novembre 1966, mentre la Jensen FF, presentata nel 1968, ruppe ogni schema suscitando molto scalpore: si trattava della prima autovettura a trazione integrale non fuoristrada prodotta in serie.

Gli amanti delle due ruote potranno, invece, ammirare negli oltre 16 stand a loro dedicati, alcuni dei modelli più interessanti delle più famose case motociclistiche nazionali ed internazionali, quali Ducati, Aprilia, MV Agusta, Gilera, Moto Guzzi Team Taurus, accompagnato da alcuni piloti, BMW, Triumph (presente con il Registro Storico), Royal Enfield e Norton. Largo spazio al tema della “regolarità”: saranno presenti numerose motociclette da Cross ed Enduro della famosa Casa motociclistica tedesca Maico. Si celebreranno poi i 70 anni della Lambretta con un mostra tematica dedicata. Con oltre 20 modelli gli spettatori potranno riviere gli anni in cui lo storico scooter italiano, prodotto dalla Innocenti di Milano, faceva sognare milioni di persone. Questa sarà anche l’occasione per festeggiare il trentennale del Registro storico FMI – Federazione Motociclistica Italiana.

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In parallelo ad Automotoretrò, si riaccendo i motori di Automotoracing che dal 3 al 5 febbraio, allʼOval di Torino, è pronta ad accogliere i numerosi appassionati delle “alte prestazioni” e della velocità in tutte le sue forme: dalle vetture fuori serie costruite appositamente per affrontare le gare in pista o nei rally, a quelle di serie opportunamente modificate attraverso l’impiego di componenti specifici per incrementarne le prestazioni o per migliorarne estetica e funzionalità.

Tra le tante novità che attendono il pubblico, vi è il completo rinnovamento della pista esterna dell’Oval, che ospiterà numerosi piloti pronti a sfidarsi in varie specialità: drifting, derapate controllate; rally, un misto tra gara di regolarità e gare di velocità a cronometro, rally storico, quaddrift. Tra i tanti campioni che si esibiranno, ricordiamo Graziano Rossi, padre del nove volte campione del mondo Valentino Rossi, con il suo Daba Team e Paolo Diana, funambolico pilota che entusiasma il pubblico con le sue acrobazie al volante. Sempre nell’area esterna, per tutte e tre le giornate, i dj Wender, Paolo Noise e Pippo Palmieri dello Zoo di 105 coinvolgeranno i partecipanti con la loro musica e simpatia.

Tra i numerosi stand, pronti a mostrare al pubblico tutte le ultime novità nel mondo delle due e quattro ruote, largo spazio alle Case ufficiali. Saranno presenti non solo OZ Racing, azienda italiana produttrice di cerchi in lega per automobili, impegnata da anni nel settore della Formula 1 e del Rally, ma anche la Sparco, azienda specializzata nella produzione e distribuzione di componenti automobilistici e abbigliamento che veste la maggior parte dei piloti di Formula1, la MAK, produttrice di cerchi, e P1 abbigliamento. Non mancheranno poi Alfa Romeo, Abarth, Jeep, Mazda, Renault e WRT che presenterà nel proprio stand una Peugeot 208 R2, una Renault Clio R3 ed una Suzuki Swift. Per il pubblico saranno, inoltre, a disposizione due simulatori professionali capaci di far vivere un’esperienza di guida a 360° . Nella giornata di sabato saranno presenti Simone Tempestini (campione in carica, vincitore del Campionato Mondiale WRC3), Riccardo Canzian (vincitore Trofeo Twingo) ed Enrico Brazzoli (protagonista al rally di Montecarlo 2017).

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COME NASCE IL NOME DI UN’AUTO?

A questa domanda risponde il nuovo libro di Enzo Caffarelli dal titolo “I nomi delle automobili”, nato dalla collaborazione tra l’Associazione Città dei Motori (la rete dell’Anci che raggruppa i Comuni del Made in Italy motoristico) e la SER, Società Editrice Romana. Il risultato è un lavoro accurato e dettagliato, condotto da uno studioso di fama internazionale della linguistica, nel quale si trovano storie sconosciute e più note, protagonisti, riferimenti culturali e aneddoti che hanno dato origine a nomi di auto entrate nel mito.

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Un viaggio che parte dalle dinastie motoristiche dove l’auto deve ricordare il nome del proprietario dell’azienda, celebrare o commemorare fondatore ed eredi (dalle Ferrari Dino e Enzo alle recenti Opel Adam e Karl), il luogo di produzione o il costruttore (dall’ovvia Fiat Mirafiori alla Pininfarina Cambiàno) ma dove la Giulietta può nascere dalla battuta di un principe russo o un progettista sia ispirato da una manopola della leva del cambio che ricorda una pallina da Golf.

Il libro è una vera miniera – con tabelle e elenchi – nella quale si trovano intere generazioni di auto contraddistinte da cifre (le Fiat dalla Zero alla 132), nomi di “regime” (dalle italiane Ardita e Balilla alla “staliniana” ZIS), toponimi, donne e pittori addirittura uniti da giochi di parole (la Pagani Huayra La Monza Lisa), località amate dal jet set, animali, venti, stelle del cielo, divinità, riferimenti etnici (dal Navajo prototipo Bertone del 1976 alle attuali Jeep Cherokee, Nissan Qashqai, Cajun e Cayenne della Porsche); oggi, i nomi legati alle idee di creativi, agenzie pubblicitarie o clienti e appassionati tramite concorsi in Rete.

Ma il volume di Caffarelli è pieno di molte altre sorprese e vere chicche. Si può partire dalla famosa Bianchina di Edoardo Bianchi, che non era solo bianca, per ritrovarsi nella lista infinita dell’offerta cromatica delle serie Fiat-Lancia-Alfa Romeo (nero Modigliani, blu Vivaldi, beige Luxor, rosso Scilla) o tra le esclusive Lamborghini Gallardo opaca marrone Apus e Rolls Royce Phantom Dark Curzon. L’autore elenca denominazioni di fantasia che “suonano bene” ovunque nel mondo, assieme a quella medesima vettura che ha sette nomi diversi in altrettanti paesi, senza trascurare i casi di denominazioni sfortunate o imbarazzanti, cambiate in certi paesi per via del significato che avrebbero avuto (si pensi alle Jetta, R17, Verano in Italia o Mazda Laputa nel mercato spagnolo).

Tra le curiosità del libro, infine, i 150 cognomi italiani che corrispondono a nomi di modelli d’auto: dalle numerose famiglie Polo all’unico signor Testarossa, dai salentini Manta ai piemontesi Duetto e l’elenco di soprannomi e nomignoli dati alle auto, spesso diventati sinonimo delle stesse: da quelli che esaltano la forma (Alfona, Ceiranina, Deltone, Pandino,Moby Dick) ai denigratori (dalla Alfa Romeo Arna Letale alla Austin Allegro “ma non troppo” fino al nefasto Widowmaker per la Porsche 993 GT2).

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CAR DESIGN: LE CREAZIONI DI GIUGIARO

Da molti è stato definito “il più importante Car Designer del Novecento”. Stiamo parlando di Giorgetto Giugiaro, personalità che ha sicuramente fatto storia nel mondo dell’automobilismo. Il suo genio creativo ha dato forma ad oltre 200 vetture, dalle utilitarie più spartane a sportive mozzafiato e concept car, e ha saputo fondere una forte vena artistica con una rigorosa cultura ingegneristica.

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Dal 25 novembre 2016 al 26 febbraio 2017 il Museo Nazionale dell’Automobile “Avv. Giovanni Agnelli” di Torino, in corso Unità d’Italia 40, celebra lo stilista piemontese nella mostra “Giugiaro e il suo percorso”. Curata da tre personalità di spicco del mondo dell’Automotive, il giornalista Giosuè Boetto Cohen, lo storico dell’auto Giuliano Molineri e il direttore del MAUTO Rodolfo Gaffino Rossi, la mostra, come si legge nella presentazione, ripercorre le tappe della carriera di Giorgetto Giugiaro:

Se quella di Giugiaro è infatti un’esperienza professionale che ha attraversato la storia e il successo dei tutti i più grandi marchi automobilistici, la vicenda dell’uomo inizia a Garessio, piccolo paesino tra Cuneo e la Liguria, dove nel 1938 nasce Giorgetto. È a partire da qui che si sviluppa l’esposizione che ripercorre l’infanzia e il forte legame con la famiglia. In particolare con il padre Mario che gli trasmette la passione per il disegno e la pittura, la scelta di intraprendere una formazione artistica a cui si va ad affiancare lo studio della progettazione tecnica. Poi il trasferimento a Torino e l’esperienza della scuola per “figurinisti” di Eugenio Colmo, in arte Golia. La prima parte del percorso è così dedicata a inediti bozzetti giovanili, dipinti ad olio e caricature di personaggi famosi fino ai primi figurini di automobili. A metà degli Anni Cinquanta attireranno l’attenzione di Dante Giocosa, direttore tecnico della Fiat e considerato uno dei maestri della scuola motoristica italiana. Si prosegue poi nella sezione “Ghiribizzi” che racconta gli anni da apprendista nel Centro Stile Fiat e i primi modelli del ventunenne Giugiaro per la carrozzeria Bertone. Per arrivare all’impresa di Italdesign, fondata insieme all’amico tecnologo Aldo Mantovani nel 1968 e sviluppata in crescente simbiosi con il figlio Fabrizio, entrato in azienda nel 1990 fino ad assumere la responsabilità dell’Area Stile. La concept-car Testudo (su meccanica Chevrolet Corvair) e gli studi per la Aztec sono il preludio della “Gallery” che raccoglie dieci delle vetture più celebri disegnate da Giorgetto: auto da sogno accanto a geniali utilitarie. Il resto è storia: dalla Golf lanciata nel 1974 alla Ferrari GG50, passando per la Panda e l’Alfa Brera, la Maserati Ghibli e la berlina extralusso Bugatti, fino all’Alfa 2600 e la Brivido, concepita in Italdesign da Fabrizio Giugiaro, per concludere con la DeLorean, resa celebre dal film “Ritorno al futuro”.

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AUTO E CINEMA: LE ‘MOVIE CARS’

Quanti di voi si sono innamorati di un’auto vedendo un film? Motori e cinema è un binomio che ha reso celebri molte pellicole, o marchi, che grazie alla presenza delle quattro ruote sul grande schermo sono diventati famosi. Ricordare però tutte le pellicole che hanno un’auto come protagonista è un’impresa. A questo scopo chiediamo aiuto al MAUTO, Museo dell’Automobile di Torino, che fornisce una panoramica di quelle che sono state le principali “movie cars” che hanno fatto la storia del cinema.

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Come in tanti linguaggi artistici, anche nel cinema l’auto ha recitato il ruolo di protagonista. Le auto hanno sempre riflesso i costumi e le epoche di riferimento, i gusti e gli status sociali dei propri guidatori. È il caso, ad esempio, dei film dedicati a James Bond, l’agente segreto più famoso della cinematografia mondiale, dove il fascino del protagonista è indissolubilmente legato alla sua Aston Martin DB5 che ricompare in numerosissime pellicole dedicate allo 007 (Missione Goldfinger – 1964, Si Vive Solo Due Volte – 1966, Operazione Tuono – 1965, per citarne solo alcuni).

In alcuni casi le auto sono diventate vere e proprie protagoniste all’interno della narrazione: in Italian Job (Un colpo all’italiana, 1969), inserito nel 1999 dal British Institute al 38° posto nella lista delle cento migliori pellicole della storia del cinema britannico, le tre Mini Cooper mostrano una Torino futuribile appena restaurata per il centenario dell’Unità. La Delorian di Ritorno al Futuro (Back to the Future, 1985), la Ectomobile dei Ghostbusters (Ghostbusters, Gli Acchiappafantasmi, 1984), Herbie, il Maggiolino tutto matto (The Love Bug) dell’omonimo film Disney del 1969, Benny il taxi di Roger Rabbit di Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit, 1988), la Gran Torino del burbero Walt Kowalsky, reduce della Guerra in Corea ed ex operaio Ford, dell’omonima pellicola interpretata e diretta da Clint Eastwood (Gran Torino, 2009), sono tra le auto più antropomorfe presenti nella storia del dialogo tra l’arte cinematografica e l’universo dei motori: veri personaggi dei loro film.

Attraverso il ruolo affidato all’automobile all’interno della pellicola cinematografica è anche possibile cogliere gli aspetti distintivi di una società e i suoi cambiamenti (o il suo immobilismo). Si pensi ad esempio all’estrema attualità della storia del brusco e doloroso passaggio all’età adulta narrata in Gioventù Bruciata (Rebel Without a Cause, 1955), il documento sui riti della generazione post-bellica nella provincia statunitense, con le sue corse clandestine in automobile, l’abuso di alcool e le bande criminali.

Ultimo esempio sono gli affreschi cinematografici rappresentativi del benessere e del miracolo economico degli anni “ruggenti” del cinema italiano, come quello dipinto ne Il Sorpasso, il film di Dino Risi del 1962, manifesto della cosiddetta commedia all’italiana.

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#SAVELANCIA: APPASSIONATI SI MOBILITANO PER SALVARE LO STORICO MARCHIO

Vi ricordate le auto Lancia? Un marchio che rischia di scomparire. Contro questo triste orizzonte, si è mobilitato un gruppo di appassionati che ha deciso di iniziare la sua battaglia per salvare lo storico marchio nato a Torino nel 1906 grazie al genio e alla passione di Vincenzo Lancia. E’ così hanno lanciato il progetto Savelancia che vuole salvare, difendere e coltivare il marchio famoso nel mondo. Il prossimo 27 novembre 2016 ricorre l’anniversario numero 110 dello storico marchio e in vista di questa ricorrenza gli appassionati si sono già mobilitati per ricordare l’avvenimento.

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Ecco la nota dove SaveLancia annuncia in che modo celebrerà l’anniversario:

Il prossimo 27 Novembre ricorre l’importante traguardo del 110° anniversario di Lancia. Una ricorrenza mesta viste le attuali prospettive dello storico marchio torinese: oggi di Lancia resta la presenza di un limitatissimo presidio offerto da Ypsilon che molto probabilmente, non verrà garantito con una nuova generazione. Abbandonati lentamente i mercati europei, abbandonati i più importanti saloni dell’automobile.

In questo quadro difficile s’incontrano le numerose voci critiche che sul web hanno dato vita ad un network di profili identificati nel progetto #SaveLancia (solo su twitter oltre 15.000 follower, 30.000 su facebook). Voci che in questi anni hanno saputo spezzare il silenzio calato attorno al destino di Lancia, il tutto sfruttando marketing virale teso a rivendicare l’importanza del ruolo memoria storica di una realtà industriale che ha saputo incantare il mondo automobilistico per prodotti di qualità e di avanguardia.

Di quella memoria, oggi, FCA sembra non essere interessata quindi per la ricorrenza dei 110 anni il network savelancia.it ha dato vita con successo ad un’iniziativa social per la
realizzazione condivisa di un libro in formato digitale che verrà realizzato con l’apporto dei
lancisti e poi distribuito gratuitamente attraverso il web (siti o social network che ne
abbiano appoggiato l’iniziativa).

Non solo l’intento celebrativo quindi, ma concretamente un’iniziativa fondamentale per
sensibilizzare il pubblico sul destino di Lancia, brand capace ancora di esercitare appeal e il
riconoscimento internazionale.

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