AUTO E ASSICURAZIONE: LA SCATOLA NERA POTREBBE DIVENTARE OBBLIGATORIA

Iniziamo capendo cos’è. La scatola nera è un dispositivo satellitare montato su un veicolo che monitora e registra tutte le informazioni sul mezzo e sul comportamento del conducente alla guida. Perché montarla? Il montaggio della scatola nera sulle auto dovrebbe ridurre il numero delle frodi in ambito assicurativo. Questa soluzione è già proposta da diverse compagnie e si calcola che i contratti con scatola nera siano arrivati a un sesto del totale.

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Ora la scatola nera sull’automobile potrebbe diventare obbligatoria. E’ una delle principali novità introdotte dagli emendamenti approvati dalla commissione industria del Senato al ddl Concorrenza. Se questa proposta venisse approvata definitivamente, il Governo avrebbe la delega di emanare, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per disciplinare l’installazione obbligatoria della scatola nera su tutti i mezzi di trasporto. Si inizierebbe con i veicoli pubblici e poi sarà la volta di quelli privati. Questi ultimi potranno beneficiare di sconti sulle polizze auto. Il testo della proposta specifica che non ci saranno “maggiori oneri per i cittadini”. Tuttavia secondo l’associazione dei consumatori Codacons, “è assolutamente impossibile garantire che i costi relativi alle scatole nere sulle autovetture non ricadano sugli utenti”.

L’installazione e la manutenzione ordinaria e straordinaria di una scatola nera – spiega il presidente Carlo Rienzi – su una automobile privata, così come la gestione dei dati e i necessari cambiamenti che vedranno coinvolte l’industria automobilistica e le imprese assicurative, avranno dei costi enormi. Anche qualora la norma preveda che non siano i cittadini a farsi carico di tale spese, i maggiori costi saranno inevitabilmente traslati sugli utenti finali, attraverso incrementi di tariffe e prezzi. Per tale ragione – conclude Rienzi – riteniamo assurdo imporre l’obbligo della scatola nera agli automobilisti, che deve rimanere una scelta su base volontaria anche perché, in caso contrario, gli aggravi di spesa per la collettività risulteranno superiori ai benefici”.

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AUTO DA EURO 0 A EURO 6: ALLA SCOPERTA DELLE CLASSI AMBIENTALI

A quale categoria Euro appartiene il mio veicolo? È una domanda che spesso ci siamo posti davanti a divieti che impongono restrizioni alla circolazione dei mezzi più inquinanti. Dal 1991 la Comunità europea, infatti, ha emanato una serie di Direttive per regolamentare le emissioni di inquinanti da parte dei veicoli. In base a queste direttive sono state individuate diverse categorie di appartenenza. Per capire a quale di queste categorie appartiene la propria auto è necessario controllare i riferimenti presenti nella carta di circolazione del veicolo. Tali riferimenti indicano quale normativa Euro è stata rispettata dalla casa costruttrice.

Sulla carta di circolazione di vecchio tipo l´indicazione dell’Euro di riferimento si trova in basso nel riquadro 2, su quella di nuovo tipo, formato A4, l’indicazione è riportata alla lettera V.9 del riquadro 2 ed è spesso integrata con una ulteriore specifica nel riquadro 3.

Il Portale dell’automobilista, offre uno strumento per individuare, a fronte dell’inserimento del solo dato della targa, l’indicazione della classe ambientale di appartenenza di un veicolo e dell’eventuale presenza, nel caso di veicoli con alimentazione a gasolio, del dispositivo antiparticolato (I dati forniti hanno mera finalità informativa e non costituiscono certificazione).

Ecco di seguito un riassunto delle diverse classi ambientali (fonte Arpa Emilia Romagna – sezione Liberiamo l’Aria). Ad ogni modo consigliamo di controllare sul proprio libretto la dicitura presente.

Euro 0: indica i veicoli “non catalizzati” a benzina e i veicoli “non ecodiesel”.

Euro 1: indica le autovetture conformi alla Direttiva 91/441 o i “veicoli commerciali leggeri” conformi alla direttiva 93/59. La normativa ha obbligato nel 1993 le case costruttrici ad adottare la marmitta catalitica e l´alimentazione ad iniezione. Tutte le auto immatricolate dopo il 1° gennaio 1993 sono almeno Euro 1.

Euro 2: indica le atuovetture conformi alla direttiva 94/12 o i “veicoli commerciali leggeri” conformi alla direttiva 96/69. La normativa ha obbligato nel 1996 le case costruttrici ad una maggiore riduzione delle emissioni inquinanti anche per i motori diesel.

Euro 3: indica i veicoli conformi alla direttiva 98/69. La normativa ha obbligato dal 1° gennaio 2001 le case costruttrici all´installazione di un sistema chiamato Eobd, che riduce le emissioni. Alcune auto potrebbero essere state immatricolate nel 2001 ma fabbricate nel 2000 e quindi prive di Euro 3; alcune case costruttrici hanno anticipato l´obbligo per cui ci sono dei veicoli immatricolati prima del 2001 che rispettano l´Euro 3.

Euro 4: indica i veicoli conformi alla direttiva 98/69B. Tale normativa è obbligatoria dal 1° gennaio 2006 e impone una ulteriore riduzione delle emissioni inquinanti.

Euro 5: prevede che a partire dal 1° settembre 2009 vengano omologate solo vetture che rispondo a livelli di emissione ancora minori rispetto alla precedenti normative.

Euro 6: questa nuova norma è in vigore dal 1º settembre 2014 per le omologazioni di nuovi modelli mentre è diventata obbligatoria dal 1º settembre 2015 per tutte le vetture di nuova immatricolazione.

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DOCUMENTI AUTO: IL CERTIFICATO DI PROPRIETÀ DIGITALE

In fase di vendita o acquisto di un veicolo avrete sicuramente avuto a che fare con il Certificato di Proprietà. Ma a cosa serve esattamente questo documento? Il CdP, come spiega l’Automobile Club d’Italia, attesta lo stato giuridico attuale del veicolo ed è rilasciato dalle unità territoriali dell’ACI – Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Non è un documento necessario per la circolazione del veicolo, ma deve essere custodito con cura dal proprietario del veicolo (è opportuno venga conservato in casa piuttosto che nell’autovettura) ed è necessario per presentare ogni successiva richiesta al PRA.

Dal 5 ottobre 2015 il Certificato di Proprietà dei veicoli a motore è diventato digitale. Da quella data chiunque acquista un veicolo, nuovo o usato, non riceve più il consueto Certificato di Proprietà cartaceo ma una ricevuta dell’avvenuta registrazione che contiene anche il codice di accesso personalizzato con il quale visualizzare online il documento secondo le seguenti modalità: attraverso la lettura mediante smartphone o altro dispositivo idoneo del QR-code presente sulla ricevuta; collegandosi all’indirizzo web indicato nella ricevuta digitando il codice di accesso; tramite la funzione “Consulta il Certificato di Proprietà Digitale”. Se, successivamente all’emissione del CDPD, sono intervenute modifiche sullo stato giuridico del veicolo (es. iscrizione di fermo amministrativo), al momento della consultazione web, il sistema segnalerà che sono intervenute variazioni. In questi casi è consigliabile effettuare una visura al PRA per verificare quali variazioni sono intervenute.

La digitalizzazione del Certificato di Proprietà è in linea con le disposizioni del Codice dell’Amministrazione Digitale (D. lgs n. 82/2005 e s.m.) e permette una serie di vantaggi per gli automobilisti in quanto il Certificato di Proprietà Digitale (CDPD) non può più essere smarrito o sottratto e, quindi, non dovrà più essere richiesto al PRA il duplicato con evidente risparmio di tempo e denaro. Inoltre, questa innovazione garantisce maggiori livelli di sicurezza del documento che non potrà più essere contraffatto.

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Salone di Francoforte: un inizio da “capogiro”

210 debutti mondiali, 1.103 espositori provenienti da 39 Paesi diversi… pronti ad accendere i motori?

Di cosa stiamo parlando? Del Salone dell’automobile di Francoforte, uno degli eventi internazionali più attesi e più rinomati di sempre, organizzato ad anni alterni fin dal 1897 e stabilitosi nella celebre città sul Meno nel 1951.

Dopo uno sprint con i rappresentanti degli organi stampa, tenutosi il 15 e il 16 settembre, la 66esima edizione dell’IAA apre i battenti sabato 19 e promette sensazionali novità anche a seguito delle presentazioni già effettuate nei mesi scorsi. Tra i grandi marchi presenti all’appello autunnale ricordiamo Cina, Corea del Sud, Francia, Gran Bretagna, Germania e, ovviamente, Italia, protagonista assoluta con Giulia, il nuovo gioiello firmato Alfa Romeo già presentato alla stampa lo scorso 24 giugno e finalmente pronto al primo incontro col grande pubblico, ma non solo: a sfilare in ghingheri saranno anche la nuovissima 488 Spider della Ferrari (mostrata su internet a luglio ma ancora mai toccata con mano), la Nuova Fiat 500 e la nuova Lancia Ypsilon.

Ma vediamo qualche dettaglio…

L’Alfa Romeo Giulia, presentata nella versione Quadrifoglio Verde è il primo di otto modelli che, nelle previsioni stimate, avranno il compito di innalzare le vendite del marchio dalle 68mila unità dello scorso anno alle 400 mila auspicate per il 2018. Il prezzo varia da 79mila a 95mila euro a seconda della versione, ha 510 CV e può raggiungere i 307 km/h.

Il cavallo di battaglia marchiato Audi ha, invece, due teste… da un lato la nuova A4 (berlina e station wagon) più grande rispetto alla versione precedente con interni completamente rinnovati – da segnalare l’Audi Virtual Cockpit, uno schermo al posto del quadro strumenti in grado di visualizzare mappe e informazioni provenienti dal sistema multimediale MMI plus – dall’altro un nuovo crossover completamente elettrico che promette di far concorrenza alla Tesla Model X americana.

Ma i padroni di casa non si fermano qui e colpiscono anche con BMW e la nuova berlina marchio Serie 7. Segnaliamo anche la nuova X1, crossover a trazione anteriore/integrale con una fisionomia più massiccia rispetto ai modelli precedenti.

Non è mancato neanche il colpo di scena adrenalinico, con il mancamento del CEO della BMW, Harald Krueger, il quale ha perso i sensi durante una conferenza stampa. Soccorso immediatamente dagli addetti alla sicurezza, il nuovo amministratore BMW ha lasciato immediatamente il palco e disdetto le interviste che aveva ancora in programma. Niente paura, Krueger si è ripreso e tornerà a breve al lavoro.

Insomma, un inizio da capogiro…

Heartbeat Car, l’auto che si illumina col battito del cuore!

Scienza o Fantascienza?

Un confine che diventa sempre più sottile ogni giorno che passa, visti gli incredibili balzi tecnologici oramai divenuti d’abitudine tanto che spesso non stupiscono neanche più. E in effetti sembra di assistere a una gara a chi riesce ancora, nonostante tutto, a sbalordire maggiormente, a strabiliare con innovazioni più o meno funzionali.

E queste innovazioni, per quanto diverse, hanno tutte lo stesso “minimo comun denominatore”, ovverosia una semplicissima parola in grado di descriverle appieno e, allo stesso tempo, far comprendere in maniera diretta ed essenziale l’impatto che le stesse hanno sul pubblico:

SPETTACOLO

E lo spettacolo, (questo è assicurato) continua…

La novità, per questa volta, arriva da Lexus Australia. La nota azienda leader del settore ha deciso di attirare l’attenzione in un modo alternativo, concentrando le proprie energie per rivoluzionare l’aspetto e l’idea stessa di automobile mirando (e colpendo in pieno) al “cuore” stesso degli appassionati…

Ebbene, obiettivo raggiunto, appassionati colpiti e affondati con la nuova Lexus RC F Coupé elettro-luminescente, nome in codice: Heartbeat Car!

Si tratta di un’auto in grado di modificare in corsa il proprio aspetto esteriore con una dinamicità tale da surclassare i migliori film futuristici in circolazione.

Spieghiamo meglio…

La carrozzeria di questo nuovo gioiellino è completamente rivestita da alcuni strati di una particolarissima vernice in grado di reagire alle diverse frequenze cardiache del pilota, animandosi e modificando il proprio colore. Si tratta di una tinta luminescente, il Luminor, spalmata all’esterno del veicolo dove sono presenti dei sensori che ricevono segnali da un particolare dispositivo funzionale al controllo del battito cardiaco di chi si trova al volante; a seconda delle pulsazioni e dello stress del guidatore la macchina reagirà illuminando i pannelli verniciati di Luminor, seguendo il ritmo più o meno accelerato del muscolo cardiaco.

“Quest’ultimo concept segue altri progetti innovativi che abbiamo sviluppato quest’anno, inclusi dei cartelloni pubblicitari che reagiscono all’auto che si guida e il nuovo fantastico Lexus Hoverboard […] La Heartbeat Car è anche collegata a una parte chiave di Lexus, i veicoli ad alte prestazioni, attraverso i nostri modelli marchiati F, e la reazione emotiva che un’auto come la RC F può infondere in una persona”…parole di Sean Hanley, Chief Executive di Lexus Astralia.

Il progetto è stato realizzato con la collaborazione di M&C Saatchi, mentre la vernice luminescente che rende tutto possibile è stata fornita da un’azienda americana.

Non c’è che dire, l’effetto è a dir poco stupefacente…per un’auto che non ha bisogno di abbaglianti…

Smartcar in arrivo… non è oro tutto ciò che luccica!

Non è un segreto, la tecnologia ormai avanza a balzi ed è sempre più difficile star dietro alle mille e una novità che si affacciano sul mercato del consumo e che cambiano (spesso radicalmente) il modo di concepire interi aspetti delle nostre vite: vent’anni fa la maggior parte dei telefoni presenti nelle case degli italiani aveva il filo, oggi la quasi totalità non ha neanche i tasti…tecnologia “smart”, uno di quei “balzi” per l’appunto, applicabile in teoria a ogni apparecchio elettronico anche, per esempio, alla nostra macchina…

Auto smart per tutti allora! …perché no? Perché alcuni avvertono: problemi e rischi sono molti e in alcuni casi superano i benefici.

Cominciamo dall’inizio: Chevrolet (parte di General Motors) e Hyundai hanno realizzato e immesso nel mercato americano automobili dotate di software che permettono il controllo diretto di applicazioni e funzioni Apple e Google da parte del conducente, attraverso il touchscreen o attraverso comandi vocali; i due software si chiamano, appunto, Apple CarPlay e Android Auto.

Per adesso il costruttore americano e quello sudcoreano sono gli unici (oltre a Ferrari California e FF) a offrire programmi di questo genere, ma tra la fine del 2015 e il 2016 anche molte case automobilistiche europee si lanceranno a capofitto nell’impresa che promette di cambiare il rapporto uomo-auto.

I problemi ci sono, però, e non sono pochi.

Sembra un paradosso ma uno di questi problemi è proprio il balzo tecnologico senza freni che la nostra società sta vivendo: i tempi di sviluppo di nuovi modelli d’auto sono maggiori rispetto a quelli dell’elettronica…è semplice, se ogni anno esce un nuovo cellulare con tecnologia avanzata, non è detto che la macchina (magari comprata solo l’anno prima) possa reggere il passo e interfacciarsi in maniera adeguata. La vita media delle auto, poi, rende spesso obsolete le tecnologie a bordo se paragonate alle nuove offerte di mercato o ai nuovi mezzi di attacco informatico.

Per questo motivo, in effetti, la decisione di Chevrolet e Hyundai sembra essere stata quella di procedere a piccoli passi: i sistemi CarPlay e Android Auto non sono, in realtà, veri e propri sistemi operativi in grado di controllare l’auto nella sua totalità ma, piuttosto, dei software aggiornabili che replicano sullo schermo della plancia alcune applicazioni degli smartphone relative soprattutto alla messaggistica, all’ascolto di musica in streaming, alla navigazione internet, ecc… le funzioni più “tradizionali” come l’aria condizionata, e i dispositivi di sicurezza restano isolate dai nuovi software in quanto integrate nel sistema operativo proprio dell’auto. A prova di hacker, quindi. Perlomeno si spera.

Non bisogna dimenticare, poi, la privacy: l’interazione tra smartphone e “smartcar”, per quanto sia tanto agognata, rimane una questione molto delicata per la mole di informazioni condivise che diventerebbero proprietà dei costruttori e che potrebbero essere usate in qualunque modo. Non è un caso, infatti, che la maggior parte delle case automobilistiche mondiali abbiano rivelato di non voler condividere i dati riguardo gli utenti – uno dei motivi principali sembrerebbe essere, appunto, a scopo di lucro, data la possibilità di vendere tali informazioni.

Per comprendere meglio il discorso ci appoggiamo alla stima effettuata dalla società di consulenza AlixPartners, la quale ha previsto che nel 2018 il business della cosiddetta “connected car” varrà la modica cifra di 40miliardi di dollari. Un bel gruzzoletto, non c’è che dire.

 

 

Questo sciopero…s’ha da fare!

Continua imperterrito il tira e molla tra sindacati dei benzinai e concessionari in merito agli affidamenti per la distribuzione di carburante nelle strade a collegamento rapido d’Italia: a questo punto, uno scontro in piena regola sembra essere inevitabile. Mesi di discussioni non hanno permesso una mediazione tra le parti che fosse in qualche modo soddisfacente a garantire una pacifica collaborazione per la produzione di un piano di razionalizzazione della rete autostradale; sembra, anzi, che la situazione, già preoccupante all’inizio della primavera, non abbia fatto altro che peggiorare (e non siamo ancora in estate…).

Sono, infatti, ben oltre 300 gli affidamenti in scadenza per il prossimo 31 dicembre, 230 dei quali, a oggi, hanno già goduto di proroghe nel 2014 e sono in attesa dell’approvazione di un insieme di norme che possa fungere da trampolino per nuovi bandi di assegnazione delle aree di servizio.

In poche parole?

gli appalti sono in scadenza, l’attuale sistema di assegnazione (…segue eufemismo…) non garantisce molta trasparenza, quindi scattano proroghe in attesa della riforma

“Piatto forte all’italiana”, “la solita vecchia solfa”, “Pizza Style”… chiamatela un po’ come volete…

Dopo lo sciopero annunciato per il mese scorso e sospeso all’ultimo minuto, ecco che ci risiamo: gli impianti di benzina delle aree autostradali chiuderanno i rubinetti dalle ore 22 di martedì 23 fino alle 22 di giovedì 25 giugno. O almeno così dicono.

A proclamare il tutto, i gestori di Faib Confercenti, Fegica Cisl e Anisa Confcommercio, dopo “lo strappo operato dai concessionari che hanno inteso unilateralmente di avviare le procedure di gara pubblicando i bandi” abbandonando così, di fatto, le trattative per una mutua collaborazione.

I dimostranti usano parole dure per descrivere il sistema vigente e parlano di “bandi di gara costruiti secondo schemi che contrastano con le norme vigenti e conservano privilegi di posizione che in questi anni hanno prodotto un decadimento della qualità del servizio offerto oltre che un livello dei prezzi dei carburanti che è uno dei più alti d’Europa”.

Ma non finisce qui, Fai, Fegica e Anisa hanno manifestato pubblicamente l’intenzione di impugnare i bandi già pubblicati presso il Tar.

Non manca, inoltre, un appello ai ministeri competenti per un’immediata sospensione delle procedure in atto, giudicate assolutamente non competitive e trasparenti.

Il problema è serio e dura da anni, come ha sottolineato la stessa industria petrolifera per mezzo del presidente dell’Unione Petrolifera Alessandro Gilotti il quale, nel mese di maggio, ha scritto una lettera al presidente dell’Aiscat Fabrizio Palenzona (inoltrandola anche ai ministeri dello Sviluppo economico e per gli Affari regionali oltreché all’Antitrust) nella quale ha espresso “forte preoccupazione”.

In attesa di sapere come andrà a finire (se mai finirà…) ricordatevi di fare il pieno, magari il giorno prima così evitiamo le code…

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