REBORN: COSÌ UN’AUTO TRADIZIONALE DIVENTA ELETTRICA

Trasformare un’auto tradizionale in un veicolo elettrico. È la suggestiva strada intrapresa da Reborn, un progetto, nato dalla collaborazione tra Confartigianato Treviso e Vicenza, attraverso una rete di imprese artigiane dei settori autoriparazione, elettromeccanica e metalmeccanica, che ha come obiettivi lo sviluppo di know how e innovazione tecnologica nel campo della riqualificazione di auto usate, con la trasformazione del motore a combustione interna in motore elettrico, nonché lo sviluppo di una rete di autofficine specializzate nell’attività di trasformazione.

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La prima vettura prototipo, per la quale è stato messo a punto il metodo è una Fiat Panda. Nata con un propulsore a combustione interna, oggi dispone di un “cuore” elettrico, mantenendo tutte le funzionalità e le dotazioni originarie dell’auto, a partire dal cambio meccanico, con la stessa gamma di rapporti esistenti. Il risultato finale è un’auto, in movimento, molto silenziosa (produce solo un soffio anziché il solito rumore) ed economica, che percorre circa 100 km ad un costo di circa 2/3 euro.

Tra le sue finalità, Reborn si propone di assicurare anche un nuovo impulso economico al mondo dell’auto: la trasformazione dei veicoli tradizionali in auto elettriche avverrà all’interno di una tradizionale autofficina e risponderà alle esigenze di mobilità del singolo automobilista. Questo è quanto auspica Confartigianato che, su indicazione e stimolo delle associazioni di Treviso e Vicenza, ha già presentato le sue proposte tecniche al Ministero dei Trasporti affinché l’attività di riqualificazione sia facilmente realizzabile sotto il profilo tecnico e soprattutto normativo, consentendo la creazione di una nuova filiera in grado di divenire un modello esportabile anche verso altri Paesi dell’UE. “I vantaggi di questo progetto – si legge ancora nella scheda del progetto – non saranno solo in termini di costo della trasformazione ma anche soprattutto nel risparmio: per chilometro percorso, costi sociali e ambientali, ricordando inoltre gli obiettivi mondiale di riduzione del CO2 prodotti dai motori tradizionali”.

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FUTURE PATROL: UN CARRO ATTREZZI IN GRADO DI RIPARARE L’AUTO SUL POSTO

La richiesta di un carro attrezzi non è mai un piacere. E se questo accade quando siamo in viaggio per le vacanze, portare un mezzo in officina per un intervento può trasformarsi in un vero e proprio “incubo” con ore, se non giornate, perse in attesa della riparazione. Tutto ciò, senza pensare ai costi da sostenere per un’eventuale sistemazione in albergo o per lo spostamento con un mezzo sostitutivo.

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Da oggi, tuttavia, il soccorso stradale guarda avanti con l’obiettivo di riparare sul posto i mezzi riducendo così i disagi per gli automobilisti. ACI Global ha presentato Future Patrol, un nuovo modello di carro attrezzi versatile, moderno e innovativo che rappresenta una “porta spalancata sul futuro”. Realizzato in partnership con Fiat Professional sul telaio del New Fiat Ducato 42.5 tons, nella versione Cabinato Maxi passo XXL, il Future Patrol è una vera e propria officina mobile. Sfruttando il know how anche dei partner tecnici del progetto – Omars per gli allestimenti speciali e Wurth per le dotazioni tecniche – il mezzo è in grado di risolvere sul posto la maggior parte delle problematiche legate al soccorso.

Il Patrol, infatti, è dotato della strumentazione tecnica più attuale e il suo particolare allestimento, appositamente messo a punto, gli consente di dispiegare una strumentazione da far invidia alle officine più moderne. Il Patrol può verificare e correggere gli errori della centralina motore, analizzare stato, carica e buon funzionamento della batteria, ma è anche capace di garantire la sostituzione degli pneumatici, la sostituzione delle pastiglie dei freni e molti altri interventi che possono rimettere in sesto l’automobile evitando gli inevitabili allungamenti dei tempi quando si deve riparare in officina. Se il problema non è risolvibile in loco il Future Patrol ha – per ogni evenienza – anche un pianale fisso con una portata di carico da circa 1.5 ton ed è in grado di raggiungere praticamente qualsiasi luogo e di intervenire anche in situazioni logisticamente difficili grazie all’innovativo sistema Traction Plus.

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AUTO: IL SISTEMA START E STOP

Crescono sempre più le auto equipaggiate con il sistema start e stop. Ma come funziona questa tecnologia? Nei veicoli dotati di questo sistema, ogni volta che il conducente ferma temporaneamente la vettura, ad esempio ad un semaforo, lo start e stop entra in funzione bloccando automaticamente il motore. Questo però non vuol dire che l’auto sia completamente spenta. Altri dispositivi, come autoradio, tergicristalli o aria condizionata, continuano a funzionare normalmente. E per rimettersi in moto? Semplice: sollevando il piede dal pedale del freno, il sistema farà riattivare il motore, permettendo così all’auto di ripartire.

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Il sistema start e stop presenta interessanti vantaggi. Avere un’auto che si spegne automaticamente al semaforo vuol dire in primis risparmiare carburante e, di conseguenza, ridurre le sostanze inquinanti che escono dallo scarico. In termini percentuali, con lo start e stop i consumi si riducono mediamente dal 5 al 10% mentre le emissioni di CO2 tra l’8 e il 15. Un vantaggio economico e ambientale molto significativo se pensiamo alle migliaia di automobili quotidianamente imbottigliate nel traffico cittadino.

Questo sistema di spegnimento e accensione, tuttavia, richiede ad alcuni componenti dell’autovettura più potenza e maggiore resistenza. E’ il caso del motorino d’avviamento, come sottolinea Bosch, che per questa applicazione speciale ha notevolmente incrementato il numero delle procedure che il motorino di avviamento è in grado di effettuare, allungandone quindi la durata. Questa configurazione ottimizzata fa sì che il motorino di avviamento possa far fronte al maggiore numero di avviamenti necessario per tutto il ciclo di vita del veicolo. A tal scoposottolinea l’azienda tedesca, sono state introdotte le seguenti misure: rafforzamento dei punti di supporto più sollecitati, ulteriore miglioramento del gruppo epicicloidale, utilizzo di ingranaggi rafforzati e ottimizzazione del commutatore per tempi di fermo più lunghi.

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C’ERA UNA VOLTA (E C’È ANCORA) L’AUTORADIO

Ascoltare la musica in auto, un po’ di tempo fa, poteva essere un modo per “allenare” i muscoli del braccio. Quanti di voi ricordano i pesanti autoradio estraibili che una volta parcheggiata l’auto occorreva portarsi in giro (per evitare il rischio di furto)? Una scena molto comune fino agli Anni Ottanta. Venne però poi la novità del frontalino estraibile con il corpo dell’autoradio che rimaneva agganciato all’abitacolo. E le cose cambiarono: diminuì l’ingombro e il peso.

Volendo tuttavia ripercorre le origini dell’autoradio dobbiamo fare un ulteriore passo indietro fino al 1928, quando Oltreoceano, Paul V. e Joseph E. Galvin, fondarono la Galvin Manufacturing Corporation. Dall’ingegno di questi due fratelli, nel 1930 arrivò sul mercato la prima autoradio denominata Motorola, modello 5T 71. Sì, si tratta proprio di quel famoso marchio il cui nome venne usato per rimandare al concetto di “Sound in Motion” (motor, automobile e ola, suono). Nel Vecchio Continente, invece, la diffusione di questa tecnologia avvenne a partire dal 1932 quando Blaupunkt costruì il primo apparecchio radio per auto in Europa, l’AS 5: era un oggetto di grandi dimensioni che veniva installato nel bagagliaio e regolato attraverso un comando posto sul piantone dello sterzo.

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Ma facciamo un altro salto nel tempo e torniamo ai giorni nostri: quali sono le soluzioni attuali per chi ama ascoltare la musica in auto? Oggi il concetto classico di autoradio si è un po’ allargato. Complice l’innovazione tecnologica, questi dispositivi, oltre alla possibilità di ascoltare musica, si sono arricchiti di molteplici funzioni arrivando, in alcuni casi, ad essere dei veri e propri computer con hard disk, entrate USB e GPS.

Se però troppa innovazione non fa al caso vostro, il classico autoradio non è scomparso completamente dal mercato. Anzi. Vista la concorrenza tecnologica, il suo prezzo è diventato molto accessibile. Per concludere, se avete un “auto che non suona” e avete voglia di ascoltare in macchina la vostra musica preferita (che sia su CD o chiavetta USB), le soluzioni non mancano. E se, inoltre, avete bisogno del supporto di un professionista per l’installazione di questi accessori (compresi gli autoparlanti) non dimenticate che potete rivolgere le vostre richieste su RiparAutOnline per avere più preventivi e mettere a confronto il miglior rapporto qualità/prezzo.

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UN PIANO PER VEICOLI AD IDROGENO

27.000 veicoli a idrogeno a celle a combustibile in Italia al 2025 e 8,5 milioni al 2050, affiancate da 23.000 autobus e rifornite da 5.000 stazioni di approvvigionamento. Queste le previsioni illustrate da Alberto Dossi, Presidente di Gruppo Sapio e Presidente del Comitato di Indirizzo Strategico di Mobilità Idrogeno Italia (MH2IT), organismo che riunisce i principali soggetti del settore e che ha affiancato le autorità competenti nella redazione del Piano che il Governo presenterà alla Commissione Europea entro novembre, come previsto dalla Direttiva 2014/94/UE sullo sviluppo del mercato dei combustibili alternativi

La proposta di Piano è stata redatta su una base di numeri e un processo di elaborazione “assolutamente sostenibili e realizzabili, basato su valori realistici” e seguendo un’evoluzione conforme alle linee di programma attualmente adottate dall’Italia all’interno degli impegni Europei. Inizialmente, per minimizzare i rischi finanziari e introdurre la tecnologia, il Piano prevede un approccio captive fleet, con introduzione di flotte per le autovetture e gli autobus in grado di assicurare un adeguato fattore di carico per ciascuna stazione di rifornimento. Quanto ai veicoli, sono già una realtà grazie anche agli investimenti in tecnologia di alcune case automobilistiche.

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“L’efficienza è sorprendente – commenta Dossi – ed è bene ricordare che i motori a fuel cell, rispetto ai motori a combustione interna, rilasciano nell’atmosfera solo vapore acqueo. I veicoli leggeri con 1 kg di idrogeno oggi percorrono 100 km, hanno livelli di autonomia al passo con le altre vetture (500-750 km con un pieno) e i tempi di rifornimento sono inferiori ai 5 minuti”. D’altra parte, L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha chiaramente detto che per contenere l’aumento della temperatura sotto i 2°C, il numero di vetture a celle a combustibile alimentate a idrogeno circolanti nel 2050 tra Francia, Germania, Italia e Regno Unito non potrà essere inferiore a 40 milioni.

Analogo discorso vale per gli autobus: autonomia di 450 km con un pieno, tempi di rifornimento inferiori ai 10 minuti e un’efficienza di 8-9 kg per percorrere 100 km sono dati incoraggianti. Dovranno essere 1100 in Italia al 2025 e 23.000 al 2050, una cifra che rappresenterà il 25% del parco autobus. Infine, dovranno essere realizzate 20 stazioni di rifornimento per l’idrogeno al 2020 (10 per veicoli leggeri e 10 per quelli pesanti) e 197 al 2025 (141 per veicoli leggeri), prevalentemente in città già attive nella sperimentazione del trasporto a idrogeno e con un alto numero di residenti. E al 2050 si prevede che le stazioni di rifornimento saranno oltre 5.000.

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PARCHEGGIARE L’AUTO: SENSORI PER FACILITARE SIA LA MANOVRA CHE LA RICERCA DEL POSTO

Per alcuni parcheggiare è una delle manovre più stressanti. Da qualche tempo, tuttavia, è arrivata in aiuto la tecnologia. Sensori, telecamere, sistemi di visualizzazione hanno reso più facile questa operazione. E gli automobilisti hanno colto al volo questa opportunità. Questi accessori, in particolare i sensori di parcheggio, sono tra i più richiesti sia in fase d’acquisto che post-vendita.

Ma come funzionano? Il sistema tradizionale prevede la collocazione di sensori sui paraurti che emettono onde in grado di individuare gli ostacoli più vicini. Questi sensori inviano le informazioni ad una scheda elettronica, installata sull’auto, che elabora i segnali e li trasmette ad un autoparlante. Quest’ultimo emette dei suoni più o meno intensi a seconda della vicinanza dell’ostacolo. In alternativa al suono, il sistema può funzionare con led luminosi che si accendono progressivamente a seconda della distanza.

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Ma oltre a rendere più facile la manovra di parcheggio, le nuove tecnologie oggi si prestano anche ad agevolare il reperimento di un posto libero su strada. È il caso di Bosch che punta ad abbreviare i tempi di ricerca sia attraverso la segnalazione di speciali sensori che all’interno dei parcheggi rilevano i posti liberi sia facendo ricorso ai sensori a bordo dei veicoli che circolano nelle strade cittadine. Saranno le stesse auto e gli stessi mezzi commerciali a ‘vedere’ dove c’è spazio per parcheggiare e lo segnaleranno, attraverso il cloud di Bosch IoT (Internet of Things), per condividere queste informazioni con gli altri utenti.

C’è poi l’esempio di EasyPark, fornitore di mobile parking in grado di visualizzare, in tempo reale, i posti auto disponibili su strada attraverso un’app. Utilizzando, in tempo reale, i dati dai fornitori di sensori come Nedap e WorldSensing insieme ad altre fonti, l’app EasyPark permette agli automobilisti di trovare rapidamente posti auto disponibili.

Se riflettiamo sul fatto che la ricerca di un posto auto concorre per il 30% sul traffico cittadino, gli esempi sopra citati avranno ripercussioni positive sia per i singoli automobilisti che per la collettività. Indirizzare l’automobilista a un parcheggio disponibile limiterà infatti la quantità dei veicoli circolanti e contribuirà sia alla riduzione della congestione del traffico che dell’inquinamento delle città.

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COSTI MANUTENZIONE E RIPARAZIONE AUTO: ALCUNI INTERVENTI DIVENTANO PIÙ COMPLESSI

Gli ultimi dati confermano quanto già detto recentemente: dopo anni, riprende quota la manutenzione e le riparazioni auto da parte degli italiani. Secondo l’Annuario Statistico dell’Automobile Club d’Italia nel 2015 la spesa per la manutenzione/riparazione è cresciuta dell’+1% per un totale di 24 miliardi di euro. La conferma arriva anche dai recenti dati sul carico fiscale relativo all’automotive pubblicati da ANFIA: in Italia aumenta il gettito IVA relativo a manutenzione e riparazione degli autoveicoli e all’acquisto di ricambi, accessori e pneumatici, che registra un +6,8% rispetto al 2014 per un valore complessivo stimato in 9,90 miliardi di Euro, contro i 9,27 del 2014. “Il miglioramento del quadro economico e del clima di fiducia – sottolinea L’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica – ha determinato un recupero degli interventi d’officina rinviati durante la crisi”.

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Ma cosa incide sui costi per la manutenzione e la riparazione auto? A determinare il prezzo di un intervento non ci sono solamente le tasse. “L’avanzamento tecnologico degli ultimi anni – ha continuato ANFIA – se da un lato ha prodotto un allungamento degli intervalli di manutenzione delle vetture, offrendo prodotti sempre più affidabili, sicuri ed eco-friendly, li ha resi anche più complessi. Alcuni interventi, quando sono necessari, diventano più costosi, non solo per un incremento dei prezzi, ma anche per l’alto numero di ore dedicate. Anche i nuovi obblighi di legge relativi alla revisione dell’autoveicolo possono aver dato una spinta alla domanda di autoriparazione”.

Dal 1° gennaio 2015, infatti, è entrata in vigore la nuova procedura di revisione, che dovrebbe mettere fine alle cosiddette finte revisioni, eseguite in maniera approssimativa e superficiale. La nuova procedura prevede che la revisione sia effettuata tramite videosorveglianza e comunicata in tempo reale alla Motorizzazione. Questo implica nuovi oneri, ma anche una maggiore sicurezza dei dati, l’imparzialità dei risultati e lo stop alle frodi, diventando impossibile per gli operatori modificare un eventuale esito negativo della stessa.

Se alla fine di questo post siete preoccupati per i costi da sostenere in caso di manutenzione o riparazione, ricordate che esiste la possibilità di risparmiare senza rinunciare alla qualità degli interventi. Basta andare su RiparAutOnline per ottenere in pochi click i preventivi che fanno al caso vostro.

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L’IMPORTANZA DELLA MANUTENZIONE PREVENTIVA DELL’AUTO

La manutenzione preventiva dell’auto consente risparmi fino al 18% dei costi di
manutenzione, favorisce l’allungamento del ciclo di vita della vettura e mantiene la sicurezza della guida al livello della vettura nuova. E’ quanto emerge dalla Guida “Operation & Best Practises” del Federal Energy Management Program (FEMP) il
programma di sostenibilità e contenimento dei consumi di energia e di petrolio del Dipartimento dell’Energia USA, che prescrive le linee guida per la gestione efficiente e sostenibile per gli oltre 600.000 veicoli dell’Amministrazione Federale. Ne dà notizia l’Osservatorio Autopromotec, struttura di ricerca di Autopromotec, rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico.

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La manutenzione preventiva della vettura, vale a dire “l’intervento manutentivo di verifica, sostituzione o riparazione, effettuato prima che si manifestino anomalie”, secondo il Federal Energy Management Program oltre a contenere i costi per guasti e riparazioni straordinarie, allunga anche il ciclo di vita delle componenti meccaniche e dell’intero veicolo, preserva la tenuta su strada e massimizza l’efficienza del carburante generando risparmio sia per le auto a benzina sia per quelle con motore diesel.

Per far eseguire gli interventi di manutenzione sulla propria vettura, sottolinea l’Osservatorio Autopromotec, la prima regola è quella di rivolgersi esclusivamente a professionisti regolarmente iscritti agli appositi registri e albi e che, come tali, sono i soli a cui, in base alla Legge 122/1992 è consentito l’esercizio dell’attività di autoriparazione. Al di là delle sanzioni, precisa l’Osservatorio Autopromotec, l’autoriparatore autorizzato è il solo in grado di svolgere la propria opera con la diligenza propria di un esperto che compie il proprio lavoro secondo la perizia, le regole tecniche e l’esperienza concreta tipiche dell’autoriparatore professionalmente formato e preparato. Ciò è tanto più importante in un contesto, come quello automobilistico attuale, caratterizzato da grandi innovazioni tecnologiche e di processo che coinvolgono anche il settore dell’autoriparazione, sia nelle attività di officina che per ciò che riguarda le attrezzature. In conseguenza della crescente qualità e differenziazione dei modelli di auto offerti al mercato anche le piattaforme tecnologiche di diagnosi e di intervento dell’autoriparatore diventano infatti sempre più evolute e richiedono strumentazioni sofisticate che possono essere utilizzate esclusivamente da personale professionalmente formato.

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AUTO CONNESSA: PRIVACY A RISCHIO?

Rendere gli automobilisti più consapevoli riguardo ai problemi che possono derivare dalla trasmissione dei dati delle loro auto e adottare una normativa in materia di privacy che garantisca protezione dei dati, libertà di scelta e una concorrenza leale. Lo chiede la FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) con la campagna internazionale di sensibilizzazione “My car, my data” – di cui ACI è responsabile per l’Italia – dopo una serie di nuovi test condotti dall’ADAC (l’Automobile Club tedesco) che dimostrano come, ogni due minuti, veicoli di modelli e marche diverse trasmettano e condividano con i costruttori informazioni riservate e importanti: stile di guida dei conducenti, numero di giri del motore, entrata in tensione delle cinture di sicurezza, chilometri percorsi (suddivisi tra autostrade e strade urbane), posizione GPS, consumi e livelli dei carburanti, pressione degli pneumatici, stato di ricarica, livello e voltaggio delle batterie.

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La FIA ha condotto un sondaggio in 12 Paesi europei per verificare il grado di conoscenza di queste tematiche. Il 90% degli intervistati ha dichiarato che i dati dei veicoli appartengono al proprietario o al conducente; l’88% è risultato molto preoccupato circa la divulgazione di informazioni private; l’86% dell’uso commerciale che se ne potrebbe fare, del pericolo di hacking (pirateria informatica) e di tracciabilità dei veicoli. Il 95% delle persone, infine, si è detto convinto che occorra una normativa specifica per tutelare i loro diritti sui veicoli di proprietà e sui dati relativi al comportamento dei conducenti.

“I risultati sui veicoli appena testati – ha sottolineato Jacob Bangsgaard, Direttore Generale Regione I FIA – dimostrano che i costruttori automobilistici di varie marche rilevano i dati in modo costantemente invasivo. Attualmente – ha concluso Bangsgaard – non esiste possibilità di scelta per i consumatori, dato che la trasmissione dei dati ai costruttori di auto è l’unica possibilità esistente, stabilita per default”.

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