INFORMAZIONE E MOTORI: ‘AUTO GREEN’ ARGOMENTO PIÙ TRATTATO NEL 2016

Benché i veicoli ibridi ed elettici siano solo il 2,2% di quelli immatricolati nel Paese nell’ultimo anno (periodo gennaio-novembre 2016), l’alimentazione “pulita” rappresenta il tema di cui si è parlato di più sui media nel 2016 in relazione al settore automobilistico. È quanto emerge da uno studio sul settore automotive condotto in occasione del Motor Show di Bologna 2016 da L’Eco della Stampa, leader italiano e tra i più importanti operatori europei nell’industria del media intelligence, che ha analizzato gli articoli apparsi sulle principali testate italiane nel corso dell’anno. L’analisi, fanno sapere, è stata effettuata per ricerca di parole chiave su un panel comprendente oltre 14.000 testate italiane stampa e web nel periodo compreso tra il 01/01/2016 e il 05/12/2016.

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Motori ecologici: elettrico su tutti. Sono stati oltre 187.000 gli articoli che giornali e siti web hanno dedicato alle auto ecologiche. In particolare a generare interesse è soprattutto l’alimentazione elettrica, citata in ben 78.218 articoli. Ampio spazio anche alla futuristica auto solare, con 19.471 pezzi. Seguono i carburanti alternativi più diffusi, metano e GPL, rispettivamente a quota 6.394 e 5.723. All’idrogeno sono dedicati 3.301 articoli. Quando si analizzano i marchi automobilistici maggiormente associati al tema delle auto ecologiche, a piazzarsi al primo posto è Tesla (12.625 pezzi), seguita da BMW (8.138) e Volkswagen (7.395).

Tecnologia: curiosità per la guida autonoma. Grande attenzione anche alla tecnologia applicata al mondo delle quattro ruote, che fa registrare 93.017 articoli. Il tema principe è quello dell’auto connessa, di cui si è parlato in 28.593 casi. Forte curiosità ha destato anche l’auto a guida autonoma: il tema è stato trattato in 22.235 pezzi, spesso dedicati alle grandi aziende tech che hanno tentato l’avventura della “self-driving car”. A farla da padrone è Google, con 3.432 articoli, seguita da Apple a quota 1.783 e da Microsoft, a grande distanza, con soli 385 pezzi.

Sicurezza stradale: poca attenzione. Fanalino di coda è la grande emergenza dell’incidentalità sulle strade, a cui è stata riservata molta meno attenzione. Di sicurezza stradale parlano solo 34.147 articoli, appena un quinto di quelli dedicati ai motori ecologici e un terzo di quelli relativi alla tecnologia in auto. Quasi la metà (15.362) cita il tema dell’omicidio stradale. Tra i principali fattori di rischio al volante, lo spazio maggiore è dedicato alla velocità, di cui si parla in 6.541 pezzi. Sale, però, anche la consapevolezza sull’uso del cellulare alla guida, che è trattato in 2.968 articoli. Di guida sotto gli effetti di alcol e droga si parla in 2.237 casi.

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TOMMY: DISPOSITIVO PER GARANTIRE I POSTI AUTO RISERVATI A SOSTA DISABILI

Accade spesso che persone le quali, a causa di particolari problemi di salute, si sono viste riconoscere la possibilità di parcheggiare di fronte a casa o in luoghi di utilità e interesse della città, vedano il loro posto riservato occupato abusivamente da altri automobilisti. In loro aiuto arriva una importante iniziativa a sostegno della disabilità basata sull’utilizzo di un nuovo dispositivo,  chiamato “Tommy”, realizzato per garantire la tutela dei posti auto riservati a sosta disabili assegnati con concessione.

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Il dispositivo, una piastra di circa 30 cm di lato, è stato ingegnerizzato da ACI Consult, società del gruppo ACI specializzata in servizi per l’ambiente e la mobilità, e recentemente approvato dal Ministero dei Trasporti. La valenza sociale del progetto è stata riconosciuta anche dalla Federazione Internazionale dell’Automobile.

Tommy funziona in modo estremamente semplice ed economico: viene installato a terra nello spazio sosta riservato, e, tramite un sensore, verifica l’occupazione dell’area da parte di un autoveicolo, attivando un segnale sonoro in presenza di veicoli non autorizzati. L’allarme si interrompe quando il parcheggio viene liberato dal trasgressore oppure quando viene disattivato tramite il telecomando abilitato fornito in dotazione al titolare della concessione.

Tommy, già sperimentato per un mese nel 2014 nel Primo Municipio durante la fase dell’iter per l’ottenimento dell’autorizzazione ministeriale, è stato presentato in occasione della Giornata Internazionale della Mobilità Sostenibile lo scorso settembre, con l’installazione di due dispositivi campione nel I e nel XIII Municipio di Roma. Ora il progetto è entrato nella fase operativa nella Capitale grazie all’iniziativa del Primo Municipio, in collaborazione con Roma Servizi per la Mobilità, ACI Roma e ACI Consult.

Il Progetto prevede che il servizio sia messo a disposizione di chi lo richiede per due anni. Tommy è alimentato da batterie che durano un anno, ed è predisposto per la possibilità di ospitare una scheda SIM per inviare un sms se il parcheggio non viene liberato entro un certo tempo.

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#SMARTROAD: COSÌ LE AUTOSTRADE DIVENTANO INTELLIGENTI

Smart Road è un progetto targato Anas ad alto contenuto innovativo, tra i primi al mondo nel settore stradale e prevede l’integrazione di tecnologie per infrastrutture, avendo come focus l’automobilista e la sua tutela. L’obiettivo è di fornire a chi si mette in viaggio numerose informazioni sulle condizioni ambientali e di traffico, grazie a tecnologie avanzate che consentiranno una migliore connessione tra i clienti e l’infrastruttura stradale. La prima smart road della rete Anas sarà l’Autostrada A3-Salerno Reggio Calabria la cui gara, bandita a giugno 2016, è in fase di aggiudicazione.

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Dopo quello per l’A3, l’Anas ha pubblicato altri quattro bandi di gara telematici, del valore complessivo di 140 milioni di euro, per una procedura di Accordo Quadro relativa alla fornitura ed installazione di sistemi tecnologici avanzati per l’infomobilità e la sicurezza lungo circa 2.500 km di rete Anas distribuiti su tutto il territorio nazionale. Nel dettaglio, i quattro bandi di gara prevedono un investimento di 60 milioni di euro per l’implementazione tecnologica di circa 1.500 km distribuiti su tutta la rete Anas, a cui si aggiungono – fino ad arrivare ad una copertura di circa 2.500 km – 30 milioni di euro per gli interventi sul Grande Raccordo Anulare di Roma e sull’Autostrada A91 Roma-Fiumicino; 30 milioni di euro per la dotazione tecnologica lungo l’itinerario “Orte – Mestre” della E45 ed E55 e 20 milioni di euro per quella dell’Autostrada A19 “Palermo- Catania”.

L’investimento sulle Smart Road, sottolinea Anas, permetterà di garantire autostrade ancora più Sicure, Multimediali, Aperte, Rinnovabili e Tecnologiche. Il conducente che percorrerà l’autostrada, infatti, sarà informato in tempo reale sulle condizioni dell’arteria e sugli eventuali percorsi alternativi che dovessero rendersi necessari in caso di incidenti o di chiusure improvvise di tratte. Tutto ciò sarà possibile grazie a sistemi di connessione radio, come il wi-fi ‘in motion’ che permetterà una continuità del segnale ai veicoli in movimento anche a velocità massime consentite sulla arteria. Il progetto prevede anche un nuovo standard (Dedicated Short Range Communications – DSRC) che consentirà in un prossimo futuro l’implementazione di servizi innovativi ed interattivi di infomobilità, sicurezza e connettività, nell’ottica della gestione intelligente di tutte le infrastrutture stradali e lo sviluppo di servizi orientati al ‘dialogo’ veicolo – infrastruttura e tra i veicoli stessi (Vehicle-to-Infrastructure e Vehicle-to-Vehicle). Il progetto prevede, infine, la realizzazione di sistemi di comunicazione a lunga distanza attraverso la posa di fibra ottica compatibile anche con le esigenze del ‘piano banda larga’ del Governo.

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DAL RECUPERO DEGLI PNEUMATICI FUORI USO UN ASFALTO CHE RIDUCE LA RUMOROSITÀ

Un abbattimento della rumorosità da traffico veicolare di circa 5 decibel. È quanto registrato, previa misurazione scientifica, su un tratto di strada di 7000 mq realizzato nel 2016 a Rimini, in via Marecchiese, con asfalto in gomma riciclata da PFU ottenuto recuperando 1200 pneumatici giunti a fine vita.

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In questa via, dove il traffico è molto intenso, sono state effettuate indagini mirate a valutare le prestazioni acustiche della pavimentazione realizzata con il polverino di gomma. In collaborazione con Ecopneus e lo spin-off del CNR di Pisa iPOOL Srl, sono state realizzate due campagne di misurazione: la prima antecedentemente alla realizzazione della pavimentazione in polverino, allo scopo di caratterizzare lo stato ante-operam; la seconda invece, dopo circa tre mesi dalla stesa ed è stata utile per verificare le prestazioni acustiche. In questo modo è stato possibile quantificare sia la parte di beneficio acustico dovuta alla semplice riasfaltatura sia il reale contributo della pavimentazione a basso impatto acustico, misurato rispetto alla pavimentazione precedente e ad una realizzata contestualmente con asfalto normale. I risultati hanno confermato che, nei casi in cui il traffico è intenso e idealmente a velocità costante, si apprezzano particolarmente i benefici delle pavimentazioni a basso impatto acustico con polverino di gomma.

Le misurazioni infatti hanno confermato innanzitutto un abbattimento della rumorosità a bordo strada dei veicoli in transito a 50 km/h di circa 5 dB(A) tra lo stato anteoperam e la pavimentazione in polverino di gomma, riscontrato grazie al metodo SPB (Statistical Pass By, normato dalla ISO 11819-1) che verifica la rumorosità a bordo strada del transito dei veicoli a velocità costante. Analogo beneficio acustico si verifica anche per i risultati con il metodo CPX (Close ProXimity index, normato dalla ISO 11819-2) che si basa sull’utilizzo di due microfoni posti in prossimità del punto di contatto tra la pavimentazione e uno pneumatico standard del laboratorio mobile, per valutare direttamente e unicamente l’emissione acustica dovuta al rotolamento. Con questa misurazione si è registrato che per la pavimentazione in polverino di gomma c’è un’emissione da rotolamento a 50 km/h di circa 4 dB(A) inferiore allo stato anteoperam, contro la pavimentazione comune e coeva che riscontra un abbattimento di soli 2.5 dB(A).

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CAMBIA IL MODO DI LAVORARE E L’UFFICIO DIVENTA A QUATTRO RUOTE

Un vero e proprio ufficio professionale su ruote, dotato di scrivania ribaltabile integrata, computer con touch-screen, accesso wireless a Internet, luci led azionate via smartphone, sistema di ricarica telefono wireless, impianto audio Bluetooth®, mini frigo e macchina per caffè di qualità professionale. Nissan e lo Studio Hardie, laboratorio di design con sede in Gran Bretagna, hanno trasformato il van a zero emissioni e-NV200 nel primo ufficio mobile al mondo totalmente elettrico: l’e-NV200 WORKSPACe.

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Chi ha realizzato questo mezzo ha pensato alle nuove esigenze di mobilità da parte di aziende e lavoratori. Nel corso del 2015 il numero delle postazioni di co-working e hot-desking nel mondo è aumentato del 36%, in risposta alla ricerca delle piccole imprese e liberi professionisti di una maggiore mobilità e di un’alternativa più economica ai tradizionali uffici in centro città.

“Con gli elevati prezzi degli immobili nelle principali città europee e il crescente bisogno di mobilità da parte dei professionisti moderni, le aziende dovranno studiare soluzioni intelligenti per dare forma al luogo di lavoro del futuro” ha dichiarato Gareth Dunsmore, direttore dei veicoli elettrici di Nissan Europe. “Se pensiamo alla tendenza dell’hot-desking e del remote working (lavoro a distanza), è sempre più realistico immaginare un futuro in cui i nostri veicoli diventeranno delle postazioni di lavoro mobili, sempre connessi, autonomi ed efficienti dal punto di vista energetico ed economico. In questo contesto il progetto e-NV200 WORKSPACe è molto più che un semplice concept”.

Da sottolineare, infine, il lavoro svolto dallo Studio Hardie su questo mezzo ecologico. “La creazione di spazi incredibili nei luoghi più inaspettati è la nostra specialità, ma finora non avevamo mai lavorato a un veicolo elettrico. Date le credenziali ecologiche del mezzo, volevamo sfruttare al massimo lo spazio con soluzioni intelligenti e attente, come l’uso di materiali sostenibili e tecnologie basate su un’alimentazione efficiente. Noi crediamo che il futuro della tecnologia sia un ritorno alle lavorazioni artigianali di qualità” ha concluso William Hardie, celebre designer britannico e fondatore dello studio.

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VIA IL RAME DALLE PASTIGLIE FRENO

Da tempo alcuni Paesi si sono mossi con l’obiettivo di eliminare il rame dalle pastiglie freno. Questo metallo, infatti, presenta elevate capacità di dissipazione del calore ma approfonditi studi hanno dimostrato che è dannoso per l’ambiente. Per questo motivo gli stati americani della California e di Washington hanno già approvato misure per ridurre ed infine eliminare il rame nei materiali d’attrito (entro il 2021 il contenuto di rame sarà < 5%, ed entro il 2025 sarà <0,5%). Nel Vecchio Continente, l’Unione europea sta finanziando diversi progetti innovativi per sostituire le resine fenoliche delle pastiglie dei freni con materiali a base cementizia.

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C’è tuttavia chi sul mercato ha già iniziato a produrre pastiglie freno meno impattanti. In questa direzione va HybriX, una nuova mescola per le pastiglie freno di Metelli Group. “Il tutto – si legge nella presentazione del prodotto – è partito quando un gruppo di ingegneri di Fri.Tech. hanno avviato diversi anni fa lo sviluppo di un materiale privo di rame. Essendo però specialisti nell’ambito racing non hanno voluto limitarsi al solo fatto che fosse senza rame ma hanno realizzato una formula che offrisse comfort e performance di frenata. Ed ecco il risultato, pedale morbido e un potere di frenata superiore”. Perché HybriX? Il nome deriva dalla tecnologia ibrida che utilizza più di 30 materiali differenti, ceramici, organici e altri prodotti speciali ed innovativi. Rispetto ai materiali tradizionali, “la tecnologia ibrida fornisce alle pastiglie freno caratteristiche superiori” sottolinea Metelli.

Nel 2015 anche Bosch ha lanciato nuove pastiglie dei freni prive di rame. “Sino ad ora – aveva sottolineato l’azienda tedesca – il rame veniva usato nelle pastiglie dei freni convenzionali per assicurare la dissipazione del calore e contribuire a evitare cigolii o vibrazioni. Dal momento che le particelle di rame che si formano durante la frenata sono considerate dannose per l’ambiente, diversi stati degli USA hanno già legiferato, imponendo una riduzione della quantità di rame presente nelle pastiglie dei freni”. Bosch ha deciso di immettere le pastiglie dei freni prive di rame anche sul mercato europeo, “offrendo gli stessi altissimi standard di qualità, in termini di funzionamento continuo e di frenata di emergenza, dell’equipaggiamento originale”.

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Altro caso in anticipo sui tempi è Ferodo®, marchio di proprietà di Federal-Mogul Motorparts, divisione di Federal-Mogul Holdings Corporation (NASDAQ: FDML), che ha creato le pastiglie freno ecologiche Eco-Friction® a basso contenuto di rame.

Qualcuno potrà domandarsi: questi nuovi prodotti garantiscono le stesse prestazioni delle tradizionali pastiglie? A rispondere a questa domanda ci hanno pensato i test in pista sul circuito Riccardo Paletti di Varano de Melegari (PR), durante un evento denominato “Ferodo Eco-Friction® Days”, organizzato dall’azienda, con l’obiettivo di far testare direttamente a clienti e giornalisti internazionali le performance delle pastiglie freno Ferodo Eco-Friction® e dimostrare le qualità di questo innovativo materiale ecologico. I test sono stati condotti con due tipi di veicoli: Volkswagen Golf VII 1.6 TDI (81kW) e Fiat Scudo 2.0 JTD Multijet; entrambi i mezzi vedevano coinvolti due veicoli identici: il primo equipaggiato con pastiglie freno di primo impianto, il secondo con il materiale Ferodo Eco-Friction®. “I test condotti in pista – si legge in una nota – hanno dimostrato quanto le pastiglie Ferodo Eco-Friction, oltre a garantire un impatto ambientale considerevolmente ridotto grazie all’assenza di rame e di altri metalli che generano polveri sottili, siano anche in grado di assicurare performance di frenata analoghe se non superiori rispetto a quelle utilizzate in primo impianto”.

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Manutenzione dei veicoli online – Intervista al fondatore di RiparAutOnline

Aurelian Vacariuc ci racconta come è nato il portale leader in Italia per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei veicoli e quali sono gli ultimi sviluppi del settore.

Com’è nata l’idea di RiparAutOnline?
Qualche anno fa mi sono trovato a dover eseguire il tagliando della mia auto. Nello stesso periodo un mio collega aveva la necessità di una riparazione in carrozzeria. E così, vista la comune esperienza nel campo informatico, abbiamo cercato su Internet un’offerta che potesse soddisfare le nostre esigenze ma abbiamo trovato solo piattaforme statiche. Ci siamo allora detti: perché non realizzare un portale in cui trovare tutte le officine in modo dinamico, potendo interagire e chiedendo direttamente loro un preventivo? E così che nasce RiparAutOnline e nel settembre del 2011 ci siamo messi a lavorare sul progetto. Da quell’idea è nato il portale https://www.riparautonline.com che permette agli utenti di richiedere e confrontare online preventivi per la riparazione e la manutenzione del proprio veicolo. … Continua a leggere l’intervista su ProntoPro

IL RETTIFICATORE: SPECIALISTA TECNICO DI MOTORI

Sapete cos’è il rettificatore? Forse in molti ignorano la sua esistenza e solo gli addetti ai lavori conoscono l’importanza di questa figura. Il rettificatore, tuttavia, è il nucleo attorno al quale si muovono e si concentrano tutte le attività tecniche e commerciali della ricostruzione dei motori. A spiegare bene il compito di questa figura professionale è la FIR, Federazione Italiana Rettificatori Autoriparatori E Ricostruttori Di Motori, che ripercorre l’evoluzione di questo settore.

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Oggi si utilizza il termine di ricostruzione del motore, piuttosto che rettifica, poiché negli anni questa attività si è oltremodo trasformata. In effetti alcuni decenni fa il rettificatore riceveva, da parte del meccanico, solo alcune parti del motore di un veicolo, sulle quali venivano eseguite le opportune lavorazioni di rettifica. Poi era il meccanico stesso che curava il riassemblaggio del motore, aggiungendo eventuali pezzi nuovi (pistoni, fasce elastiche, bronzine, valvole, guarnizioni, etc.), che venivano forniti al meccanico dal suo ricambista di fiducia. Oggi il meccanico invia al rettificatore, quasi sempre, tutto il motore da riparare, completo di tutte le parti che formano il motore stesso e spesso anche tutte le parti del complessivo dell’iniezione e/o della sovralimentazione (pompa iniezione, iniettori e turbocompressore).

È palese, quindi, sottolinea la FIR, che il rettificatore dei nostri tempi non è più un “semplice” utilizzatore di frese e levigatrici, ma un vero esperto motoristico, paragonabile, nel campo medico-scientifico, ad un cardio-chirurgo. In effetti il rettificatore contemporaneo apre il motore guasto, lo analizza pezzo per pezzo, anche mediante specifica strumentazione, analizza il guasto che ha causato l’eventuale rottura, decide gli interventi di rettifica e le sostituzioni necessarie e infine procede alla ricostruzione del motore, che tornerà a pulsare come quando era nuovo.  Il meccanico, successivamente, si occuperà della reinstallazione del motore ricostruito dal rettificatore, tenendo conto delle tante complesse attività di verifica di tutti gli impianti correlati al motore stesso, come, ad esempio, degli impianti di raffreddamento, di scarico, di aspirazione, di gestione del motore, del trattamento dei residui inquinanti, etc.

Chi rigenera il motore è molto spesso anche specializzato nella rigenerazione di parti connesse al motore, si pensi ad esempio al cambio, oppure al turbocompressore o addirittura all’apparato iniezione e altri componenti elettronici. “Colui che effettua la rigenerazione – conclude la FIR – è una figura sulla quale si può investire, affidandogli il proprio motore avendone la certezza che il lavoro venga effettuato nel rispetto dei parametri del produttore e con l’impiego di manodopera e di ricambi qualitativamente validi”.

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CARROZZERIA AUTO (E NON SOLO) IN STAMPA 3D

L’automotive è un mondo in continua evoluzione. Nel campo dei motori è aperta la sfida per offrire ai consumatori propulsori sempre più performanti e ambientalmente meno impattanti. Un esempio sono i veicoli elettrici. La tecnologia, poi, si sta mettendo al servizio del settore per offrire auto sempre più “connesse”. Le innovazioni tuttavia riguardano anche altri aspetti. È il caso della carrozzeria, ed in particolare, della nuova frontiera dettata dalla stampa 3D. Dopo Strati, la prima auto elettrica stampata in 3D, arriva dal Giappone un nuovo mezzo d’avanguardia in questo senso. Si tratta di una microcar elettrica destinata al trasporto merci su breve distanza con carrozzeria realizzata utilizzando stampanti 3D. Il prototipo di “micro commuter”, prodotto da Honda in collaborazione con l’azienda nipponica Kabuku. La tecnica 3D printing è stata utilizzata per i pannelli esterni, per il portellone e per il vano di carico del veicolo, sviluppato sull’idea di una Piattaforma di Design Variabile.

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La stampa 3D nel campo automobilistico però non è una novità. Anzi, c’è infatti chi da tempo utilizza questa tecnica. È il caso Ford che nel 1988, acquistò la terza stampante 3d prodotta nella storia, e da allora ha realizzato oltre mezzo milione di componenti con questa tecnologia, superando quota 500.000 con il prototipo di una copertura per il motore della nuova Mustang. Le stampanti 3D moderne sono più veloci, efficienti e precise rispetto alle primissime versioni, e oggi sono possono realizzare prototipi complessi ed estremamente dettagliati ha sottolineato Ford.

La tecnica 3D può essere inoltre utilizzata per la stampa di utensili utili per la produzione di auto. Una tecnica utilizzata da Opel, dove un team di sei persone guidato dal Virtual Simulation Engineer Sascha Holl stampa a Rüsselsheim utensili in plastica che vengono utilizzati negli stabilimenti di produzione Opel di tutta Europa. Meno costosi e più rapidi da produrre, questi utensili vengono utilizzati ad Eisenach per la produzione di ADAM e dell’ADAM ROCKS. Ma questo è solo l’inizio: gli esperti Opel prevedono che l’uso di utensili realizzati con la stampante 3D continuerà ad aumentare. In futuro, è la previsione di Opel, nel processo di produzione sarà inserito un numero sempre maggiore di utensili realizzati con la stampa in 3D.

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