LA PAURA DI GUIDARE L’AUTO DI NOTTE

Quanti di voi temono la guida notturna? Secondo gli esperti, la paura del buio, o nyctophobia, deriverebbe dai nostri antenati, che sin dall’Era Preistorica, trascorrendo le loro vite all’interno delle caverne, sarebbero stati esposti alla paura degli attacchi dei predatori notturni.

Oggi è più probabile che il pericolo si verifichi, invece, mentre ci si trova al volante. Stando ad uno studio condotto da Ford (su un campione di 5.030 automobilisti in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito) in vetta alle preoccupazioni legate alla guida durante le ore notturne ci sarebbero il timore dell’oscurità e il terrore di investire pedoni, ciclisti o animali di grande taglia presenti sul percorso del veicolo. Tra le migliaia di conducenti intervistati in tutta Europa, l’81% ammette di temere particolarmente la guida nelle ore notturne. Più della metà, dichiara che la poca visibilità è fonte di stress, e più di un terzo teme l’eventualità di essere coinvolto in un incidente. Dei conducenti intervistati, 1 su 5 ha manifestato timori per l’investimento di un pedone.

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Nel 2014, in Europa, oltre il 20% degli incidenti stradali fatali ha coinvolto pedoni, dei quali oltre il 50% sono deceduti in seguito ad incidenti verificatisi dopo il tramonto. Per tutelare l’incolumità dei pedoni, l’Ovale Blu ha sviluppato un sistema di frenata automatica d’emergenza con assistenza pre-collisione e riconoscimento dei pedoni (Pre-Collision Assist with Pedestrian Detection) che fa arrestare il veicolo automaticamente in caso di mancata reazione da parte del conducente agli avvisi di pericolo, in modo da funzionare anche di notte.

Per lo sviluppo della tecnologia di riconoscimento dei pedoni, ora in grado di funzionare anche di notte, gli ingegneri dell’Ovale Blu hanno prima testato il sistema su circuiti chiusi con impianti dotati di manichini a grandezza naturale. Il team di sviluppo ha poi trascorso mesi testando e perfezionando il sistema sulle strade di città ad alta densità pedonale, come Parigi e Amsterdam, per verificare l’affidabilità di questo tipo di tecnologia in condizioni reali, percorrendo oltre 10.000 chilometri di guida cittadina.

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Ecco come funziona il sistema. La tecnologia di riconoscimento dei pedoni si avvale di un radar installato nel paraurti frontale e di una telecamera integrata nel parabrezza, che grazie a un database di forme ‘pedonali’ permettono al sistema di distinguere con precisione le persone dagli altri oggetti presenti sulla e ai bordi strada. La telecamera riesce a ‘catturare’ oltre 30 fotogrammi al secondo, più rapida di un proiettore cinematografico. Il flusso video in tempo reale e l’ampio angolo di visuale consentono al sistema di individuare i pedoni, anche in condizioni di scarsa illuminazione, ad esempio illuminati solo dai fari.

In caso di possibile impatto, il sistema avverte il guidatore, e in assenza di una reazione agli avvisi di pericolo, se la collisione diventa imminente l’auto frena automaticamente. La versione più avanzata del Pedestrian Detection sarà introdotta a bordo della prossima generazione di Ford Fiesta, in arrivo presso gli showroom all’inizio della prossima estate.

In conclusione, oltre al prezioso supporto della tecnologia, ecco alcuni consigli utili per guidare con maggiore sicurezza nelle ore notturne:

– Assicurarsi che i finestrini e gli specchietti siano puliti e privi di ghiaccio o condensa

– Assicurarsi che i fari siano puliti e tenere sempre a bordo le lampadine di ricambio

– Sulle strade non illuminate, utilizzare i fari abbaglianti ricordandosi di abbassarli al sopraggiungimento degli altri veicoli (se non si dispone di abbaglianti automatici)

Non guidare se ci si sente stanchi ed evitare di farlo per oltre 2 ore senza fermarsi

– Programmare regolarmente controlli della vista

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VOLANO AUTO: FISSO O BIMASSA?

Il volano serve a rendere più fluida la rotazione dell’albero motore. Si tratta di un disco che accumula energia cinetica durante le fasi attive del motore (scoppio) e la restituisce durante le passive (aspirazione e scarico). A contatto con il volano c’è la frizione che a sua volta premendo e creando attrito su di esso trasmette il moto agli altri organi della catena cinematica.

Con l’evoluzione della tecnologia legata all’automotive, oltre al “volano fisso” nato con la nascita dei veicoli a motore, si è arrivati allo sviluppo del cosiddetto “volano bimassa”. L’obiettivo dei progettisti è stato quello di ridurre le vibrazioni generate dal motore per avere un maggiore comfort di guida.

Volano fisso vs volano bimassa. Il sito volanoefrizione.it ha messo a confronto le due soluzioni, volano fisso o bimassa, mettendo in evidenza pro e contro.

Nel primo caso, il volano fisso, la riduzione delle vibrazioni è affidata al disco frizione che al suo interno ha delle molle di contrasto. Queste lavorano come dei parastrappi evitando saltellamenti e vibrazioni.

I punti a favore del volano fisso sono l’affidabilità, la durata, la trasmissione del moto più diretta senza elementi elastici, i costi accessibili e la possibilità di cambiare solo il kit frizione. Gli aspetti negativi sono la rumorosità e il comfort di guida limitato.

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Il volano bimassa ha iniziato ad equipaggiare le auto europee negli anni ’90. A differenza del fisso, il volano bimassa ha al suo interno dei sistemi tecnologici che permettono di ridurre le vibrazioni del motore del 50%. Grazie al sistema ‘Dual-mass’ (bimassa), infatti, si ha la possibilità di lasciare il compito di smorzatore al volano e non al disco frizione. In questo modo si riducono le vibrazioni in modo drastico, aumentando di conseguenza il comfort di marcia anche con autovetture di grande cilindrata.

Comfort elevato anche con auto potenti,  è il punto forte del volano bimassa. Il costo elevato rimane invece l’aspetto negativo del volano bimassa.

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CATENE DA NEVE: VIDEO CONSIGLI PER MONTARLE FACILMENTE E IN MODO SICURO

Nel periodo autunno/inverno, ed in particolare sulle strade dove sono in vigore le specifiche ordinanze territoriali, l’alternativa agli pneumatici invernali è costituita dalle catene da neve a bordo. Affinché questi dispositivi siano effettivamente utili nel momento del bisogno, dobbiamo essere in grado di montarli. E se non siamo in grado di farlo? In aiuto degli automobilisti arrivano i consigli del TCS, Touring Club Svizzero.

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Oltre a consigliare gilet catarifrangenteguanti, lampada tascabile e un piccolo supporto per le gambe, il TCS ricorda che le condizioni atmosferiche hanno un influsso sui tempi di montaggio notevolmente superiore rispetto ai diversi sistemi di catene (a eccezione dei sistemi di montaggio veloce). Per questo fatto, prima del viaggio, le catene da neve vanno montate almeno una volta. Non appena il fondo stradale è libero dalla neve, le catene vanno subito tolte, altrimenti si consumano velocemente. Dopo l’uso, le catene vanno lavate con acqua e asciugate.

“Chi viaggia con le catene – è l’ulteriore raccomandazione del TCS – non dovrebbe superare la velocità massima di 50 km/h. Nel dubbio occorre consultare il manuale con le istruzioni d’uso del veicolo. Le conoscenze acquisite coi test dimostrano che il sistema elettronico antipattinamento delle automobili moderne non riduce l’efficacia delle catene da neve. Dopo aver percorso alcuni metri, è consigliabile fermarsi per controllare nuovamente l’assetto delle catene!”. 

TCS, inoltre, pubblica sul proprio sito un video dove un esperto mostra come montare facilmente ed in modo sicuro le catene da neve.

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MOTORI DIESEL: LE CANDELETTE PER L’ACCENSIONE

Avviare un motore diesel durante l’inverno può risultare difficile. Cilindri freddi e basse temperature rappresentano un ostacolo. Per questo serve un ulteriore contributo in termini di calore. Questa funzione è assolta dalle cosiddette candelette che forniscono energia supplementare per l’accensione. In concreto, come spiega NGK, azienda di componentistica specializzata, “prima dell’avviamento del motore viene applicato un voltaggio e la punta della candeletta si riscalda ad oltre 800°C. Il calore così generato migliora considerevolmente le caratteristiche di avviamento a freddo del motore. Il calore sviluppato dalla candeletta ottimizza la combustione con una conseguente riduzione dello sviluppo di fumi ed emissioni nocive.

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Ora NGK ha presentato nuove candelette NHTC2, frutto dello sviluppo OE con Mercedes-Benz e Fiat Chrysler Automobiles, disponibili ora anche sul mercato aftermarket che “rappresenta la più recente evoluzione nel campo della tecnologia dell’accensione a freddo per i motori diesel”. Si tratta di prodotti, fa sapere l’azienda, “in grado di raggiungere la temperatura di 1.000° C in un solo secondo e può avere una post accensione di oltre 10 minuti fino alla temperatura di 1350° C. In questo modo, permette un’accensione a freddo rispettosa dell’ambiente, ed il minimo regolare anche a basse temperature. Questa tipologia di candelette favorisce le case automobilistiche, attraverso la collaborazione con i reparti ricerca e sviluppo, nell’adempimento delle sempre più stringenti normative sulle emissioni”.

La nuova candeletta NHTC2, con il codice CZ553 (Numero ordine NGK 92397) è equivalente alla candeletta NGK CZ503 (codice FCA 68286210AA) disponibile in OE, che NGK ha sviluppato per i motori 2.2 multijet II di Fiat Chrylser Automobilies, il motore diesel installato sulla Jeep Cherokee. NGK Spark Plug è fornitore esclusivo OE e Aftermarket di questo motore. Analogamente, la seconda candeletta NHTC2, CZ554 (Numero ordine NGK nr. 90769) è stata sviluppata per i motori Mercedes-Benz presenti sullo Sprinter 311, 311 CDI, 411 e 411 CDI, indicata in OE con il codice CZ504 (codice Mercedes-Benz nr 0011596501)

La terza candeletta NGK introdotta in Aftermarket è la Y1010AS. Il suo corpo metallico è lungo 166 mm ed ha un diametro di soli 4 millimetri, permettendo alla candeletta di raggiungere la temperatura di esercizio di 1000° in soli 3 secondi. Inoltre, la candeletta è in grado di generare una post accensione di eguale temperatura fino a 60 secondi dopo l’avviamento del motore, garantendo così un contributo fondamentale sia nell’accensione a freddo anche in caso di temperature molto basse, sia nella riduzione di emissioni di gas inquinanti nei primissimi metri di marcia. E’ la candeletta perfetta per 1,6 milioni di veicoli circolanti in Europa, coprendo circa 50 applicazioni. Tra queste, Mercedes-Benz C180 e C200, Nissan Vito, Qashqai e X-Trail, Opel Vivarro e Renault Espace, Fluence, Grand Scenic e Megane.

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PNEUMATICI SOTTO CONTROLLO E ‘INVERNO IN SICUREZZA’

Colonnina intorno allo zero in molte località e dal 15 novembre su oltre il 30% delle strade italiane è scattato l’obbligo di circolare con pneumatici invernali o con catene a bordo. Anche l’auto va preparata per circolare nelle migliori condizioni di sicurezza durante i mesi invernali che tipicamente riservano i maggiori rischi. Freddo, brina, umido, pioggia fino ad arrivare alla neve possono compromettere la circolazione. La nostra auto poggia su 4 pneumatici ciascuno dei quali ha una impronta a terra grande come il palmo della mano. L’uso di gomme invernali offre vantaggi in termini di sicurezza stradale, durante tutta la stagione fredda, grazie alla composizione della loro mescola battistrada ed al disegno costituito da fitte lamelle che insieme permettono una migliore aderenza al suolo.

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A ricordare l’importanza delle dotazioni invernali, sono Assogomma e Federpneus che anche quest’anno promuovono la campagna “Inverno in sicurezza”, patrocinata dal Ministero dell’Interno, dei Trasporti, Aci, AISCAT, Ania, Aniasa, UNASCA, attraverso un volantino con i consigli distribuito su tutto il territorio nazionale e con il sito www.pneumaticisottocontrollo.it.

Tutti neri e tondi, sembrano uguali, ma il contenuto tecnologico che li contraddistingue è molto diverso. Per questo motivo Assogomma e Federpneus consigliano di montare in inverno pneumatici marcati con il simbolo M+S, che per legge è sufficiente, con anche il pittogramma alpino: un simbolo che rappresenta una montagna a 3 picchi con all’interno un fiocco di neve. Questo marcaggio identifica i prodotti a più alte prestazioni che permettono una sicurezza ed una motricità ottimale anche in caso di neve.

Una raccomandazione ulteriore delle associazioni riguarda il montaggio/smontaggio che deve essere effettuato da un professionista dotato di tutte le necessarie strumentazioni, verificate periodicamente. Soprattutto oggi che i veicoli sono obbligatoriamente dotati di TPMS: dispositivi che segnalano sul cruscotto l’eventuale perdita di pressione dei pneumatici. È possibile che un soggetto non qualificato possa compromettere irrimediabilmente la funzionalità di tali strumenti fondamentali viaggiare più sicuri. Un rivenditore specializzato, cioè il gommista che fa del montaggio/smontaggio dei pneumatici la sua attività esclusiva o prevalente ha anche la competenza per consigliare il miglior prodotto in funzione delle esigenze di ciascun automobilista nel rispetto delle norme di legge e quindi verificando correttamente la rispondenza sia ai parametri riportati nella carta di circolazione dell’auto, sia a quelli relativi al gonfiaggio presenti sul libretto di uso e manutenzione del veicolo.

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TERMOSTATO AUTO: ECCO COME PUÒ GUASTARSI

I termostati svolgono un ruolo fondamentale nel sistema di raffreddamento del motore, in quanto hanno il compito di monitorare costantemente la temperatura del refrigerante e di regolare con precisione il flusso del refrigerante nel radiatore in modo da ottenere e mantenere la temperatura di esercizio ottimale per il motore. Tuttavia anche questo pezzo è sottoposto all’usura dettata dal tempo e dal chilometraggio.

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E così anche il termostato può gustarsi, con due possibili modalità, come spiegato da Gates, importante internazionale della produzione e fornitura di ricambi per il settore automobilistico:

Se il termostato si blocca in posizione aperta, il refrigerante fluisce continuamente nel radiatore provocando il funzionamento a freddo del motore. I motori surraffreddati non funzionano in maniera efficiente, determinando consumi di carburante superiori e più alti livelli di emissioni, oltre a una maggiore usura dei componenti del motore. Inoltre, l’interno dell’autoveicolo non si scalda adeguatamente.

Se invece il termostato si blocca in posizione chiusa, la circolazione del refrigerante si arresta e questo non raggiunge più il radiatore per essere raffreddato, con il conseguente surriscaldamento del motore.

Le conseguenze di un “guasto di apertura” possono essere meno catastrofiche di quelle di un “guasto di chiusura”, ma sono comunque sgradite al cliente. Poiché non tutti i casi di invecchiamento del termostato si mostrano chiaramente sotto forma di guasto, Gates raccomanda di effettuarne la manutenzione preventivamente.

Sul proprio sito, inoltre, l’azienda spiega come ispezionare e diagnosticare un termostato guasto. Ci sono infatti degli indicatori che ci dicono quando il termostato deve essere sostituito. È possibile conoscere in dettaglio questi segni, i loro aspetti, le cause e le soluzioni accedendo alla sezione “Diagnostica dei problemi” del sito Gates Techzone.

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IL RETTIFICATORE: SPECIALISTA TECNICO DI MOTORI

Sapete cos’è il rettificatore? Forse in molti ignorano la sua esistenza e solo gli addetti ai lavori conoscono l’importanza di questa figura. Il rettificatore, tuttavia, è il nucleo attorno al quale si muovono e si concentrano tutte le attività tecniche e commerciali della ricostruzione dei motori. A spiegare bene il compito di questa figura professionale è la FIR, Federazione Italiana Rettificatori Autoriparatori E Ricostruttori Di Motori, che ripercorre l’evoluzione di questo settore.

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Oggi si utilizza il termine di ricostruzione del motore, piuttosto che rettifica, poiché negli anni questa attività si è oltremodo trasformata. In effetti alcuni decenni fa il rettificatore riceveva, da parte del meccanico, solo alcune parti del motore di un veicolo, sulle quali venivano eseguite le opportune lavorazioni di rettifica. Poi era il meccanico stesso che curava il riassemblaggio del motore, aggiungendo eventuali pezzi nuovi (pistoni, fasce elastiche, bronzine, valvole, guarnizioni, etc.), che venivano forniti al meccanico dal suo ricambista di fiducia. Oggi il meccanico invia al rettificatore, quasi sempre, tutto il motore da riparare, completo di tutte le parti che formano il motore stesso e spesso anche tutte le parti del complessivo dell’iniezione e/o della sovralimentazione (pompa iniezione, iniettori e turbocompressore).

È palese, quindi, sottolinea la FIR, che il rettificatore dei nostri tempi non è più un “semplice” utilizzatore di frese e levigatrici, ma un vero esperto motoristico, paragonabile, nel campo medico-scientifico, ad un cardio-chirurgo. In effetti il rettificatore contemporaneo apre il motore guasto, lo analizza pezzo per pezzo, anche mediante specifica strumentazione, analizza il guasto che ha causato l’eventuale rottura, decide gli interventi di rettifica e le sostituzioni necessarie e infine procede alla ricostruzione del motore, che tornerà a pulsare come quando era nuovo.  Il meccanico, successivamente, si occuperà della reinstallazione del motore ricostruito dal rettificatore, tenendo conto delle tante complesse attività di verifica di tutti gli impianti correlati al motore stesso, come, ad esempio, degli impianti di raffreddamento, di scarico, di aspirazione, di gestione del motore, del trattamento dei residui inquinanti, etc.

Chi rigenera il motore è molto spesso anche specializzato nella rigenerazione di parti connesse al motore, si pensi ad esempio al cambio, oppure al turbocompressore o addirittura all’apparato iniezione e altri componenti elettronici. “Colui che effettua la rigenerazione – conclude la FIR – è una figura sulla quale si può investire, affidandogli il proprio motore avendone la certezza che il lavoro venga effettuato nel rispetto dei parametri del produttore e con l’impiego di manodopera e di ricambi qualitativamente validi”.

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TEST SU GOMME 4 STAGIONI: MEGLIO MONTARE PNEUMATICI INVERNALI O ESTIVI (A SECONDA DEL PERIODO)

La maggior parte delle gomme “quattro stagioni” non riesce a far fronte al difficile compito di rispondere alle diverse esigenze delle condizioni stradali d’inverno e d’estate. E’ questa la principale conclusione dei test condotti dal Touring Club Svizzero che ha messo alla prova sette pneumatici “quattro stagioni”, confrontando poi le loro prestazioni con quelle delle gomme invernali ed estive. Solo due pneumatici “quattro stagioni” hanno più o meno retto il confronto. Anche se alcuni pneumatici hanno ottenuto buoni risultati, TCS raccomanda comunque di montare sempre gomme concepite appositamente per una determinata stagione.

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Il comportamento stradale delle sette gomme, delle dimensioni 205/55 R16 V, è stato analizzato su vari percorsi di prova e comparato con i rispettivi pneumatici invernali ed estivi. Il test “invernale” comprendeva prove sulla neve, sul ghiaccio, a bassa temperatura e su fondo stradale bagnato. Mentre quello “estivo”: su carreggiata asciutta e a temperature elevate. Tutti gli pneumatici sono stati inoltre esaminati sulla rumorosità, sul consumo di carburante e sull’usura. Il test, meticoloso ed esigente, comprendeva 18 criteri d’esame. Soltanto due dei sette pneumatici “quattro stagioni” hanno ricevuto la menzione “raccomandato”, tre hanno raggiunto la valutazione “raccomandato con riserva” e due sono stati giudicati “non raccomandati”.

Anche se alcuni modelli sono convincenti come pneumatico invernale o estivo, le loro prestazioni sono sovente carenti o insufficienti nella stagione opposta. Ciò significa che la maggior parte delle gomme “quattro stagioni” è adatta solo per una determinata stagione. Dato però che la maggior parte dei veicoli viaggia durante tutto l’anno, per garantire la massima sicurezza, è consigliabile continuare a montare pneumatici invernali o estivi secondo la stagione. I risultati dettagliati del test, con la valutazione particolareggiata di tutti gli pneumatici, si trovano sul sito www.pneumatici.tcs.ch.

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ECCO COSA SIGNIFICANO LE SCRITTE SUL FIANCO DEGLI PNEUMATICI AUTO

Vi siete mai chiesti cosa indicano le sigle e i numeri presenti sui bordi degli pneumatici? A prima vista sembrano solo numeri e lettere senza significato. Invece, come spesso accade, ogni cosa ha un senso. Tuttavia, comprendere da soli queste informazioni è molto complicato. Per aiutarci a decifrare queste sigle “enigmatiche” arriva in nostro aiuto una breve guida, realizzata da Continental, nella quale si riassumono i codici alfanumerici stampati. Viene presa come esempio la sequenza “225/45 R 18 95 H SSR MOE M+S”.

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Per iniziare, il numero “225” sta per la larghezza in millimetri del pneumatico: quindi in questo caso il prodotto è largo 22,5 cm. Il “45” che segue è il rapporto di aspetto – l’altezza del fianco del pneumatico in percentuale della sua larghezza. In questo caso il valore di circa 10,1 cm. Di seguito è indicata una “R”, che significa “radiale” – oggi i pneumatici radiali hanno quasi completamente sostituito quelli convenzionali, che hanno rappresentato lo standard fino agli anni ‘80. Il numero “18” indica il diametro del cerchio in pollici, mentre “95” è l’indice di carico, a indicare il massimo peso che può sostenere il pneumatico; 95 equivale a 650 kg. Quindi arriva la lettera “H” che – essendo l’indice di velocità – fissa la velocità massima di 210 km/h. “SSR” permette di sapere che il pneumatico in oggetto è “Self Supporting Runflat”, ossia dotato della tecnologia che permette di proseguire la marcia anche in caso di foratura. L’abbreviazione “MOE” fa riferimento alla marca dell’auto come primo equipaggiamento (in questo caso Mercedes) con proprietà runflat (E = mobilità estesa).

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Il numero di questi codici specifici è destinato ad aumentare notevolmente nei prossimi anni via via che le Case automobilistiche formulano le proprie specifiche ai produttori di pneumatici. L’ultimo elemento “M+S” sta per “mud and snow” (“fango e neve”) – quindi si tratta di un pneumatico invernale o un modello fuoristrada. Chiunque sia alla ricerca di un prodotto invernale che garantisca sicurezza dovrebbe anche cercare il simbolo del fiocco di neve sul fianco, perché i pneumatici che recano questa figura hanno una comprovata tenuta sulla neve nei test standardizzati.

Infine, volete sapere quando è stato realizzato lo pneumatico? Anche questo dato è presente. E’ realizzato con le lettere DOT e due coppie di numeri, separate da uno spazio o una barra. I primi due numeri mostrano la settimana; gli ultimi due indicano l’anno di produzione. Quindi “36/16” significa: realizzato nella 36sima settimana del calendario (tra il 5 e l’11 settembre) nel 2016. Gli automobilisti attenti a questi codici dovrebbero ispezionare entrambi i fianchi, perché indicazioni diverse si trovano su entrambi I pneumatici, il che sull’auto può significare anche la parete interna.

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