RC AUTO, QUANDO NON SCATTA LA COPERTURA

Rc auto, sappiamo tutti cos’è e come funziona… siamo proprio sicuri?

Prima di tutto le cose scontate: la Rc auto è obbligatoria per legge e serve nella malaugurata ipotesi di causare danni a terzi con il nostro veicolo assicurato; nel caso di un incidente, per esempio, la compagnia assicuratrice della vittima del sinistro rimborserà il proprio cliente salvo poi rivalersi sulla compagnia del responsabile che coprirà i danni e le eventuali spese accessorie.

In realtà, le cose non vanno sempre così…

Innanzitutto per poter beneficiare del risarcimento bisogna essere considerati “terzi“, e questo non accade nel caso in cui siate considerati responsabili del sinistro in questione: ogni danno alla vostra persona non verrà risarcito se non nel caso di un’ulteriore copertura assicurativa ottenibile con una seconda polizza, la Garanzia del conducente (che ovviamente si paga a parte).

Sempre nel caso di responsabilità accertata, poi, il proprietario o il locatario del veicolo con colpa non vengono in alcun modo risarciti, neanche se al volante, al momento dell’incidente, ci fosse un’altra persona.

Gli altri casi previsti in cui non scatta la Rc auto sono molto precisi e riguardano i casi di discendenza e di legami famigliari: non è previsto alcun risarcimento a beneficio di un coniuge non legalmente separato e di un convivente more uxorio (coppia di fatto), oltre che di ascendenti e di discendenti  legittimi o naturali,  degli affiliati e altri parenti affini fino al terzo grado del guidatore e del proprietario del veicolo responsabile, quando convivano con questi o siano a loro carico. Il motivo? perché si presume che i soggetti elencati siano mantenuti dal conducente (o dal proprietario) e potrebbe esserci, quindi, il rischio di frode: l’assicurato potrebbe infatti mettersi d’accordo col parente e fingere l’incidente per ottenere il risarcimento.

TERGICRISTALLI CHE GRATTANO? ECCO COSA FARE

Il fastidio è indescrivibile, per alcuni è addirittura peggio delle unghie sulla lavagna. Quando piove, poi, diventano una vera e propria tortura (e finisce pure che vedi peggio di prima). Come evitare che accada? E cosa fare se già ci siamo, se il danno è fatto? Se i tergicristalli grattano sul parabrezza?
Innanzitutto, non esiste un solo metodo per far fronte al problema ma bisogna adattarsi alle varie situazioni che si presentano:

1. buona cosa è sicuramente pulire a fondo il parabrezza, questo potrebbe addirittura essere sufficiente a eliminare del tutto il problema. Per far ciò è consigliato usare dei prodotti appositamente creati per il vetro dell’auto ma anche l’aceto o il bicarbonato sparso su di un panno asciutto o leggermente umido. Cosa da non fare assolutamente, pulire il parabrezza con cere e oli, in quanto lo renderebbero troppo scivoloso creando non pochi problemi ai tergicristalli.

2. Bisogna cambiare regolarmente i tergicristalli. Non costano molto e, come sempre, una spesa maggiore sul prodotto, oltre che essere garanzia di qualità, si traduce spesso in garanzia di durata e, quindi, in un effettivo risparmio sul lungo periodo. È consigliata una frequenza annuale, tendenzialmente prima delle piogge.

3. Cercare di tenere sempre pieno il serbatoio del liquido lavavetri. Anche qui, meglio i prodotti specifici e, comunque, non usare il detersivo per i piatti perché sgrasserebbe troppo il vetro impedendo ai tergicristalli di scivolare adeguatamente.

4. Rimuovere con del semplice polish eventuali prodotti idrorepellenti applicati in precedenza sul parabrezza.

Si può anche intervenire direttamente sulle spazzole

Sollevate le spazzole e date un’occhiata alle lame: se sono rotte sono, chiaramente, da sostituire altrimenti, se il problema è un semplice indurimento, potete prendere un po’ di aceto, versarlo su un panno pulito e strofinare delicatamente le lame. Dopodiché prendete un altro panno (sempre pulito, ovviamente) e imbevetelo nell’acqua, strofinando nuovamente le lame per togliere, questa volta, l’aceto precedentemente applicato. Ora potete usare un po’ di vaselina, applicandola con un altro panno e lasciando, poi, asciugare per una decina di minuti; questo dovrebbe rinvigorire notevolmente i vostri tergicristalli.

Un altro metodo prevede l’utilizzo di olio: applicate dell’olio sulle gomme e lasciate agire per tutta la notte, la mattina togliete i residui dalle spazzole e spruzzate acqua… Come nuovi…

Terzo metodo… Alcol denaturato, quello usato per disinfettare. Applicate e aspettate, dovrebbe ammorbidire ben bene la gomma delle vostre spazzole.

Resta comunque il fatto che la migliore cura è sempre, in ogni caso, la prevenzione. Una buona manutenzione permette di ammortizzare costi e limitare eventuali interventi di recupero: si tratta di sicuro del miglior tipo di investimento a nostra disposizione… Il nostro tempo, le nostre cure, la nostra attenzione!

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COME MONTARE IL PORTAPACCHI

Italia, patria dei viaggi della speranza!

Quante volte abbiamo intrapreso traversate memorabili a bordo della nostra auto, magari per andare “al sud”, magari portandoci dietro mezza casa o magari portandone una nuova al nostro rientro… Ebbene, quante problematiche, quante ore perse a montare il fatidico portapacchi, cercando al contempo di far stare tutto in ordine in modo stabile. C’è chi lo chiamerebbe “un gioco da ragazzi” ma in realtà, segretamente o no, tutti lo temiamo…Come montare e caricare il portapacchi!

Innanzitutto specifichiamo… Di portapacchi ne esistono molti e, chiaramente, alcuni montano su auto diverse; è sempre consigliabile acquistarne uno specifico per la propria macchina nonostante anche altri possano essere compatibili (come quelli universali). Il prezzo non è, in questo caso, un ostacolo… Per essere un accessorio così utile, resta decisamente alla portata di tutti ed è acquistabile praticamente ovunque.

Prima di montare l’accessorio si dovrà pulire bene il tettuccio della macchina per evitare danni alla carrozzeria, ruggine, scrostamenti e quant’altro. C’è chi applica anche delle strisce di gomma, non in dotazione, per evitare il contatto tra le superfici.

Una volta terminata la pulizia si dovrà procedere col fissaggio il quale dipenderà dal tipo di struttura. Di solito i più semplici sono quelli posteriori: quelli da collegamento vanno fissati al gancio di traino mentre quelli muniti di cinghia vanno montati avvolgendo il nastro attorno al bagagliaio.

Diversa cosa per i portapacchi “normali”…

Sebbene i dettagli varino a seconda dell’auto e dell’accessorio, in generale potremmo dire che: conviene segnare subito con un pennarello i 4 punti dove si andranno a posizionare i quattro ganci in dotazione (i punti dipendono dalla grandezza) per poi fissarli adeguatamente con le apposite viti, controllandone la stabilità. Dopodiché si fissa il portapacchi ai ganci, e qui dipende dal modello, alcuni hanno delle viti, altri vanno a incastro.

Ecco qua, semplice no? Già, a parole… Ma una volta montato quanto posso caricare?

Di norma il peso massimo consigliato non deve superare i 50 chili ed è sempre opportuno distribuire il peso in modo omogeneo.

Le barre di fissaggio, poi, possono essere usate anche per sostenere portabici per due o tre cicli, facendo attenzione, però, che il carico non sporga lateralmente o in avanti oltre il muso della macchina; posteriormente, invece, un oggetto può sporgere fino al 30% oltre la lunghezza del veicolo ma deve essere comunque segnalato con un pannello a strisce diagonali bianche e rosse.

Per la stabilità dei pacchi, inoltre, sono sempre meglio le cinghie degli elastici (o meglio, dei soli elastici); questi, infatti, sono ottimi per fissare un carico all’interno di un bagagliaio con sponde ma non sono in grado di trattenerlo adeguatamente in frenata.

Qualche suggerimento, inoltre, per i carichi interni al veicolo: la distribuzione omogenea del peso è fondamentale per evitare di condizionare l’assetto dell’auto ed è, altresì, opportuno controllare che i bagagli nel vano posteriore non blocchino la visuale del conducente.

Ah! Ovviamente, VELOCITÀ MODERATA!

ATTENTI ALLE SOSPENSIONI!

Strade dissestate, dossi che sembrano rampe di carico, buche con la pioggia e buche con il sole… La manutenzione stradale italiana – diciamolo – non è delle migliori e spesso questo influisce sullo stato del nostro veicolo, nuovo o vecchio che sia, soprattutto dal punto di vista delle sospensioni; si tratta di una delle parti più importanti di un automobile e non è un caso che alcune case automobilistiche ne abbiano fatto un loro cavallo di battaglia investendo in ricerca e sviluppo.L’usura, però, è costantemente un rischio e, anche se a volte bastano piccoli interventi banali, la manutenzione delle sospensioni non è cosa da prendere sottogamba.

Vediamo insieme alcuni dei più comuni problemi relativi a questa componente fondamentale e ai rispettivi rimedi…

• Prima di tutto, bisogna sempre controllare lo stato dei pneumatici; a volte basta semplicemente regolare la pressione dei pneumatici per eliminare il problema. Nel caso in cui la vettura risulti inclinata da un lato, per esempio, è possibile che la ruota corrispondente sia leggermente sgonfia e che basti un refill per risolvere il problema. In caso contrario potrebbe essere trattarsi di un problema alla molla della sospensione che sarà necessario sostituire insieme a quella della ruota opposta, in quanto non è mai consigliabile sostituirle singolarmente. In casi più rari potrebbe aver ceduto una barra di torsione.

• Se si percepisce una vibrazione nel volante il problema potrebbe essere dovuto a un non corretto allineamento delle ruote anteriori o a un problema nel meccanismo dello sterzo. Potrebbe trattarsi della barra di accoppiamento o di una boccola nei bracci di controllo.

• Se a vibrare è il sedile, il problema viene dalla parte posteriore. In questo caso il rischio è che si siano danneggiati i cuscinetti delle ruote posteriori o le rispettive gomme.

Scarsa tenuta di strada e rumorosità sono, di solito, sintomo di ammortizzatori scarichi – ciò vale sia per le ruote davanti che per quelle dietro. Quando si è in dubbio è bene testare l’auto da ferma e in movimento: per il test da fermi, provate a spingere con il peso del corpo sugli angoli della vettura, se questa fa più di un rimbalzo c’è qualcosa che non va; per comprendere meglio le reazioni della macchina, però, conviene sempre testarla in movimento, perciò mettetevi al volante e provate a guidare su un rettilineo. Affidatevi ai vostri sensi per quanto riguarda la tenuta, i suoni e le eventuali vibrazioni; provate ad accelerare e a diminuire la velocità ripetutamente per valutare eventuali cambi di rotta non desiderati.

Per ogni cosa, ovviamente, affidatevi a un buon meccanico. Spesso una buona manutenzione non è abbastanza e diventa, allora, necessario intervenire attivamente per sostituire le parti danneggiate. In questo caso non fissatevi sul prezzo… A volte spendere un po’ di più significa garanzia di durata, oltre che di prestazioni, e può tramutarsi in un effettivo risparmio a lungo termine. Per di più non intervenire o intervenire in maniera non adeguata comporta il rischio di maggiori danni dovuti a un cattivo funzionamento di componenti fondamentali.

Per ogni cosa, ovviamente, affidatevi a RiparAutOnline e richiedete preventivi!

LA FRIZIONE FA I CAPRICCI

Cambio che gratta? La vostra macchina non risponde adeguatamente? Avete dubbi sul corretto funzionamento della trasmissione? Vediamo insieme quali sono i problemi più comuni e come affrontarli.

Innanzitutto è utile una precisazione: le componenti fondamentali della trasmissione di un’auto sono cinque, la frizione, la scatola del cambio, l’albero di trasmissione, il differenziale e le gomme; alcuni sintomi possono essere di per sé indicativi per individuare quale delle componenti sta facendo “i capricci” mentre altri necessitano di un’indagine più approfondita.

Al primo posto c’è il fastidiosissimo…

  • CAMBIO CHE GRATTA. Difficoltà nell’innesto o nel cambio di una marcia possono essere sintomi di una certa usura dei sincronizzatori. A volte la difficoltà si traduce in vera e propria impossibilità a mantenere una marcia innestata, in quanto la leva non riesce a restare in posizione, o addirittura nell’impossibilità a inserire marce specifiche, di solito la prima o la retromarcia. Un modo per capire se il problema è dovuto ai sincronizzatori è usare la doppietta in cambiata. Se non riuscite a cambiare marce o avete problemi di innesto di questo genere, portate immediatamente la vostra auto dal meccanico o rischiate una parcella salata.
  • FRIZIONE ALTA. Se notate un cambio di altezza della frizione della vostra auto (più in alto ma anche più in basso) il problema potrebbe risiedere nei dischi della frizione. Anche qui si tratta spesso di semplice usura e anche qui… meccanico!
  • FRIZIONE CHE STRAPPA. Se la frizione strappa o vibra al momento dell’innesto il problema potrebbe derivare da una deformazione dello spingidisco o da un indebolimento della molla a diaframma.
  • LIVELLO DELL’OLIO BASSO. È necessario controllare periodicamente il livello dell’olio nella scatola del cambio; se troppo basso potrebbe causare danni anche ingenti ai dispositivi delle marce. Un danno alla scatola del cambio potrebbe causare un abbassamento repentino e inaspettato del livello ed è proprio per questo motivo che sono consigliati controlli frequenti.
  • AUMENTO DEI GIRI SENZA ACCELERARE. Può succedere che la nostra amata macchina decida di aumentare i giri del motore senza che si sia premuto il pedale dell’acceleratore. In quel caso la frizione potrebbe non essere ben regolata o potrebbe esserci dello sporco sul disco condotto che diventa materiale di attrito e causa il problema. Correre dal meccanico prima che si danneggi il volano!
  • FRIZIONE DURA. Se il pedale della frizione diventa molto duro il problema potrebbe derivare dal cavo o dal leveraggio di azionamento. Potrebbe bastare una semplice lubrificazione del cavo, dell’asta e delle varie articolazioni di comando ma se il problema persiste… contattare il medico – pardon – meccanico.

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VOLVO CHIAVI IN MANO? FACCIAMO SENZA…

Altro che chiavi in mano…

Nel mondo smart in cui ci troviamo, aumentare le comodità più diffuse significa, sempre più spesso, togliere anziché aggiungere: e Volvo lo sa benissimo. È questo il motivo per cui la nota casa automobilistica ha ideato una nuova app in grado di rivoluzionare il rapporto uomo-auto, grazie all’introduzione di un sistema di riconoscimento in grado di rimpiazzare la cara vecchia chiave e aprire il veicolo attraverso l’uso di un semplice telefono cellulare.

L’app in questione sarà rilasciata a partire dal prossimo anno e verrà distribuita a chiunque acquisterà una Volvo, con l’aggiunta, inoltre, di funzioni ausiliarie atte a facilitare le prenotazioni e i pagamenti per le auto a noleggio in tutto il mondo. Questi risultati sono stati possibili a seguito dello sviluppo di un programma generatore di chiavi digitali.

In pratica, si potrà effettuare il pagamento ma anche aprire le differenti automobili con il proprio smartphone, ricevendo sul telefonino la chiave digitale relativa alla vettura prenotata, sia essa in Italia o meno… E il tutto con un semplice e smart touch.

La connessione remota sarà resa possibile grazie all’uso del Bluetooth, il che garantirà anche la gestione di più chiavi contemporaneamente, oltre che un notevole guadagno di tempo dovuto al fatto di non dover più girare come pazzi in casa per cercare le chiavi della macchina…

Henrik Green
, responsabile della strategia prodotto Volvo ha spiegato l’importanza del progetto:” la chiave digitale ha le potenzialità di cambiare radicalmente la modalità di accesso e di condivisione di una Volvo. Invece di rimanere ferme in un parcheggio per un giorno intero, le auto potrebbero essere usate più spesso da chiunque il proprietario voglia”. Resta sottinteso che le chiavi fisiche continueranno a essere proposte ai clienti che ne faranno richiesta.

Anche se il rilascio ufficiale è previsto solo per il prossimo anno, l’app in questione sarà in uso, già dalla primavera 2016, dalla società di car sharing Sunfleet (gestita ovviamente dal colosso svedese) che testerà il sistema presso l’aeroporto di Göteborg, in Svezia.

AIRBAG ESTERNO È REALTÀ! PEDONI SALVI!

E se l’airbag fosse fuori? Immaginate una macchina che in caso di incidenti attivi automaticamente oltre agli airbag interni,  pensati evidentemente per i passeggeri, anche airbag esterni alla carrozzeria, per andare ad ammortizzare il più possibile l’urto tutelando, in parte, anche eventuali pedoni coinvolti.

Non è fantascienza, anzi. A voler essere precisi, si tratta di un’idea in circolo già da un po’ di tempo (almeno dal 2009) ma lasciata, in un certo qual modo, in disparte, in attesa, forse, di tempi tecnologici migliori. Ebbene, i tempi paiono maturi e i primi tentativi hanno creato spunti di riflessione sufficienti ad accrescere l’attesa per una vera e propria auto-revolution.

Protagonista assoluta di questa tentata innovazione è Volvo; la casa automobilistica svedese ha già presentato, infatti, (al salone di Ginevra dello scorso anno) un nuovo modello dotato di un sistema di airbag esterno, applicato sulla parte anteriore del veicolo, con il quale è riuscita, in breve tempo, a conquistare il favore della critica insieme con alcuni mercati esteri, in particolare quello australiano. Il modello in questione è l’ultima versione della V40, dotata appunto di un airbag a forma di ferro di cavallo, in grado di gonfiarsi in pochi millisecondi e di ammortizzare la zona anteriore della vettura, trovandosi, più precisamente, nello spazio compreso tra il cofano e il parabrezza. Una volta attivato, il pallone solleva il cofano allontanando, quindi, la lamiera dal motore per permetterle di deformarsi con maggiore facilità (deformandosi, la lamiera assorbe maggiormente gli eventuali impatti, trasmettendo in maniera smorzata le onde d’urto all’interno dell’abitacolo).

Per di più, la nuova Volvo V40 è altresì dotata di un insieme di sensori collegati al freno, atti a rilevare l’eventuale presenza di pedoni in rotta di collisione e a imporre, nel caso, una frenata di emergenza senza l’ausilio del guidatore (molto utile nell’eventualità che l’automobilista non sia abbastanza pronto).

Ma un ulteriore passo avanti è stato fatto da ZF TRW, il principale sviluppatore e rifirnitore di sistemi di sicurezza attiva e passiva per i maggiori produttori di veicoli a livello globale. Il colosso del Michigan, infatti, ha perfezionato il prototipo di un cuscino con capacità di circa 200 litri, in grado di avvolgere le automobili nelle parti laterali e che necessita di due dispositivi per il gonfiaggio anziché uno. Il principio alla base di questo cuscino, inoltre, è opposto a quello dell’airbag, per così dire, classico; mentre quest’ultimo scatta un millisecondo dopo l’impatto, il nuovo airbag esterno deve gonfiarsi, ovviamente,un attimo prima della collisione e deve essere, per questo, coadiuvato da un sistema molto complesso, chiamato pre-crash, che utilizzi sensori e telecamere.

“È un dispositivo molto interessante” ha dichiarato Steve Peterson, il direttore globale dei sistemi di sicurezza di ZF TRW “soprattutto per le auto più piccole e più basse, ma ci sono dei problemi da risolvere”. Uno di questi problemi  è l’usura causata dall’esposizione agli agenti atmosferici.

“C’è molto lavoro da fare” ha concluso Peterson “ma questa è una grande sfida e vogliamo portarla avanti”.

COME LAVARE LA MACCHINA

Prima i fondamentali: LAVATE LA VOSTRA MACCHINA. Non è decisamente opportuno attendere mesi e mesi prima di dare una bella rinfrescata alla vostra auto, se non volete che lo sporco si incrosti ben bene e diventi parte integrante della vostra non più svavillante carrozzeria; fidatevi, non è che più aumentano le incrostazioni e più aumenta il valore dell’auto…

Detto ciò bisogna anche sapere come lavare la nostra amata 4ruote. Certo ci si può affidare a qualcuno, “portarla a lavare” come si suol dire, ma in quei casi non sempre si finisce per essere soddisfatti e l’opzione rimborsati non è neanche da considerare. Innanzitutto la frequenza: una volta al mese potrebbe essere eccessivo per alcuni, quindi potremmo proporre il compromesso a una volta ogni 6/7 settimane (va bene anche una volta ogni due mesi) ma ovviamente il tutto dipende dal tipo di uso e di cura che se ne ha. Per chi vive in campagna o per chi viaggia molto su sterrato potrebbe necessaria una frequanza maggiore.

Primo passo importantissimo è la scelta del luogo adatto. Stupiti? Ebbene, è consigliabile non lavare l’auto al sole in quanto col calore l’acqua si asciugherebbe subito lasciando aloni vistosi su tutta la carrozzeria (a saperlo prima… ecco come mai… eccetera eccetera…); quindi, macchina rigorosamente all’ombra!

Secondo, procuratevi secchiello, spugna, un tappo di shampoo… e acqua oviamente. Serve un getto d’acqua continuo per eliminare residui di sabbia o terra che, se sfregati, rischierebbero di rigare la macchina. Potrebbe essere utile fare una sorta di kombo: potreste portare la vostra auto in un centro lavaggi e usare le manichette messe a disposizione ma lasciare comunque i dettagli successivi alle vostre mani sicuramente più attente e più delicate. Eliminate i residui di terra e insaponate tutto per bene. Quindi, risciacquate velocemente. A questo punto subentra un particoare decisamente importante e spesso disatteso: ASCIUGATE LA VOSTRA MACCHINA! Non lasciate l’auto bagnata sempre per il solito discorso aloni. Usate un panno di pelle sintetica.

Per la cera ci sono varie scuole di pensiero… ovviamente il metodo migliore e stenderla ad auto asciutta e rigorosamente a mano ma è sicuramente faticoso, quindi chiudiamo gli occhi mentre vi appoggiate nuovamente alle manichette del centro lavaggi e facciamo finta di niente. Anche qui la frequenza è molto importante…. almeno due volte l’anno vi garantiranno una protezione adeguata contro i raggi del sole. Dopo aver steso la cera lasciatela asciugare e successivamente toglietela con uno straccio morbido.

Per le macchie che di solito si creano vicino alle ruote acqua e shampoo non bastano. Conviene affidarsi a prodotti specifici così come per i vetri (fate un piccolissimo investimento e procuratevi anche un semplice tergivetro per andare sul sicuro).

Per gli interni, la solita aspirapolvere (centro lavaggi tocca di nuovo a te) ma NON USATE prodotti per lucidare il cruscotto. Più che lucidarlo lo ungono e rendono la polvere successiva ancora più difficile da eliminare. Anche qui usate il panno di pelle sintetica leggermente umido e il gioco è fatto.

Infine, profumo allo specchietto e via

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APNEE NOTTURNE E COLPI DI SONNO: I DETTAGLI SULLE LIMITAZIONI

Ne abbiamo già parlato ma rinfrescare le idee non guasta mai… soprattutto in vista dei nuovi dettagli!

Ricapitolando: si è scoperto che molti degli incidenti sono causati nientemeno che da colpi di sonno (e sai che novità) e che i soggetti che soffrono di apnee notturne sono quelli più a rischio. Secondo alcuni studi, infatti, le apnee notturne non permettono di smaltire il sonno in maniera adeguata durante la notte, causando nei poveri malcapitati (spesso inconsapevoli) accumuli di stanchezza che possono tradursi in difficoltà a mantenere la concentrazione durante il giorno, quando non addirittura in veri e proprio colpi di sonno.

Ed è a questo punto che interviene lo Stato… da adesso in poi, chi soffre di apnee notturne si vedrà negata la patente.

Ma cosa significa concretamente?

È proprio questa la novità… abbiamo finalmente i dettagli relativi al sistema di controllo messo in atto in sede di esame. Vediamoli…

È ovviamente premesso il fatto che chi volesse prendere la patente (o rinnovarla) è in teoria tenuto a segnalare eventuali sintomi che lascino intendere possa esserci un eventuale problema di apnee notturne. In questo caso si procederà. In primo luogo, a un colloquio medico seguito da un questionario e da alcuni test atti a verificare reazioni a particolari stimoli visivi.

Il decreto in questione stabilisce la necessità di un colloquio iniziale che dovrà individuare le prime condizioni di rischio, come per esempio il russare di notte, l’obesità, l’ipertensione arteriosa farmaco-resistente, il diabete ma anche varie cardiopatie, eventi ischemici cerebrali e broncopneumopatie.

Una volta accertata la presenza di un caso sospetto tocca al questionario; questo verterà sulla sonnolenza diurna e anticiperà la serie di test per il controllo dei tempi di reazione. Durante questi test l’esaminato dovrà rispondere, premendo un pulsante, a una sequenza di stimoli luminosi rossi e arancioni. Al termine della visita il soggetto sarà sottoposto a un ulteriore questionario sulla sonnolenza (quello di Epworth).

Una volta attestato il rischio il soggetto potrà essere limitato per quanto riguuarda l’uso della patente o gli potrà essere imposto un controllo periodico più frequente rispetto alla norma. Chi rientrerà nei casi di “rischio medio-basso”, per esempio, dovrà sottoporsi a rinnovo ogni 3 anni, nel caso delle patenti A, B, B+E, ogni anno, nei casi delle patenti C, C+E, D, D+E.

Insomma, colpi di sonno? stanchezza diurna?

Fare più pennichelle potrebbe non essere la soluzione…