QUALE FUTURO PER L’AUTO A GUIDA AUTONOMA?

C’è chi dice che sarà il futuro. C’è invece chi è scettico sulle sue effettive possibilità. Stiamo parlando dell’auto a guida autonoma, un’innovazione che desta sempre maggior interesse nel comparto automobilistico. A guardare gli articoli pubblicati sulle riviste specializzate, infatti, sono sempre più numerosi i marchi che stanno sperimentando l’auto senza conducente. Negli ultimi tempi, tuttavia, sono apparse anche le prime notizie che parlano di “incidenti” e “ripensamenti” in questo ambito.

Analizzando un po’ il funzionamento di questi sistemi, si comprende però che l’auto senza conducente potrebbe essere effettivamente l’evoluzione successiva data dall’integrazione di molteplici innovazioni che fanno già parte delle recenti autovetture e che ci assistono nelle manovre più difficili. Ci sono già auto che si parcheggiano “da sole” o auto che frenano “da sole”. Mettere insieme queste funzioni attraverso un unico cervello artificiale sarà proprio compito delle auto a guida autonoma: questo computer si occuperà di raccogliere, elaborare e dare i comandi automatici per far muovere l’auto.

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Protagonista di questa potenziale rivoluzione è il mercato statunitense. Ma anche in Italia cresce l’interesse verso questa novità. “L’auto a guida autonoma non è il futuro: è il presente. Un presente per il quale scienza, tecnologia e industria sono già pronte, mentre cultura, diritto e società non lo sono ancora. Occorre colmare, al più presto, questo gap” ha sottolineato recentemente il Presidente dell’Automobile Club d’Italia.

Certo, come sottolinea lo stesso Angelo Sticchi Damiani, “prima di rendere queste auto parte del complesso sistema mobilità nel quale tutti ci muoviamo, occorre avere la certezza che questo genere di tecnologie sia error free e che la loro diffusione rappresenti un vantaggio e non un rischio”. Fondamentale quindi “verificare l’affidabilità delle auto a guida autonoma, prima di avviare la sperimentazione su strada”. Ma in che modo? Secondo Marco Mauri, Direttore innovazione e sviluppo di ACI Global, “c’è solo un modo: testare le auto a guida autonoma in pista”. Solo la pista, infatti, “è in grado di unire la scientificità dei test in laboratorio alla possibilità di riprodurre le condizioni standard della mobilità stradale”. Per Mauri i test di laboratorio non sono sufficienti, perché “nessun laboratorio sarà mai in grado di riprodurre le mille variabili che caratterizzano la mobilità su strada”. Occorre, dunque, “individuare spazi capaci di unire al rigore scientifico dei laboratori la complessità e la problematicità dell’ecosistema mobilità, eliminandone allo stesso tempo gli aspetti di rischio”.

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