PNEUMATICI E CONTRIBUTO PFU: UN PATTO CONTRO LA CONCORRENZA SLEALE

Contestualmente all’acquisto di una gomma nuova, ogni automobilista paga un contributo ambientale per lo smaltimento futuro e la gestione degli pneumatici a fine vita. Si tratta di una voce di costo che forma parte integrante del corrispettivo di vendita e deve essere riportato nelle fatture in modo chiaro e distinto. Tuttavia, anche in questo campo c’è qualcuno che fa concorrenza sleale.

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Si stimano, infatti, essere tra le 20 e le 30 mila le tonnellate di Pneumatici Fuori Uso che ogni anno non possono essere raccolti e riciclati a causa di un “sistema parallelo” di ingressi irregolari nel mercato all’ingrosso e di vendite “in nero” al dettaglio. Parliamo di circa 2 – 3 milioni di pneumatici singoli che non sono coperti dal contributo ambientale associato alla vendita regolare con documento fiscale e che dunque non possono entrare nel sistema che ne garantisce il riciclo e la trasformazione in nuovi materiali o in energia. Un ammanco di contributi di 12 milioni di euro ogni anno che si accompagna a un’evasione IVA stimata in 80 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i costi delle bonifiche necessarie per ripulire il territorio dagli abbandoni illegali. Questa “montagna” di PFU, pari al peso a pieno carico di fino a 100 treni ad alta velocità, rischia infatti di essere dispersa nell’ambiente, se non si riuscirà ad invertire la rotta verso la legalità.

A combattere questo fenomeno mira un protocollo d’intesa siglato recentemente tra Ecopneus, Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici, Confartigianato Imprese, Federpneus e Legambiente. Scopo dell’accordo è affrontare in modo organico e strutturale il fenomeno, contrastare irregolarità e “nero”, premiare i virtuosi, educare i consumatori spiegando i rischi di quella che può sembrare una semplice “ricerca di risparmio” e che invece nasconde evasione fiscale, concorrenza sleale, danni per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Saranno messi a punto sistemi di monitoraggio del fenomeno, attività di tracciamento degli acquisti e delle vendite, forme di collaborazione con le autorità di controllo, sistemi di “whistle blowing”, fino ad arrivare ad una vera e propria “carta d’identità del pneumatico”.

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