FULMINI: L’AUTO COME ‘GABBIA DI FARADAY’

Anche l’auto può essere considerata una “gabbia di Faraday”. Scritta così, la maggior parte dei lettori molto probabilmente non avrà capito il significato dell’espressione. Nè tantomeno la sua relazione con il tema “fulmini”. Per spiegare il concetto occorre partire dall’Ottocento con la scoperta fatta da Michael Faraday. Il fisico britannico, famoso per gli studi su elettromagnetismo ed elettrochimica, scoprì che la corrente elettrica si mantiene superficialmente nei conduttori scaricandosi a terra senza toccare ciò che c’è all’interno. Per dimostrare questa scoperta, Faraday costruì una “gabbia” rivestita da un’armatura metallica collegata a terra. Alla struttura vennero applicate grandi tensioni elettriche. Queste si scaricavano a terra senza penetrare all’interno della gabbia.

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Traslata nel campo dei veicoli lo stesso concetto vale, ad esempio, per le auto, che nel caso dei fulmini, fungono da “gabbia di Faraday”. Per questo, in caso di temporale, se ci troviamo all’aperto, l’auto può essere considerata un rifugio: potremo cercare riparo al suo interno ma “con portiere e finestrini rigorosamente chiusi e antenna della radio possibilmente abbassata” come ricorda la Protezione Civile nella sua pagina su “cosa fare” nel caso in caso di temporali e fulmini.

Detto questo, non vuol dire che dobbiamo abbassare la guardia avendo nell’auto individuato il “rifugio sicuro” di caso di maltempo. Soprattutto d’estate, in caso di viaggi o uscite fuori porta, è meglio prestare attenzione sia “nella fase di pianificazione, leggendo in anticipo i bollettini di previsione emessi dagli uffici meteorologici competenti” che al momento della partenza osservando “costantemente le condizioni atmosferiche” e ponendo “particolare attenzione all’eventuale presenza di segnali precursori dell’imminente arrivo di un temporale”. In caso di minaccia meteorologica, meglio aspettare o posticipare la partenza. In questo modo potremmo anche evitare di imbatterci in un’eventuale grandinata: in quel caso l’auto potrebbe esser sì un rifugio, ma con il rischio di pagarlo a caro prezzo, come spiegato in un precedente post.

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