AUTOMOBILISTI ITALIANI ATTENTI SOLO A CARROZZERIA E PRESTAZIONI: UN FALSO MITO

Automobilisti italiani attenti solo all’estetica e alle prestazioni del proprio mezzo? Le cose non stanno così. Anzi. I consumatori nostrani, per quanto riguarda le intenzioni di acquisto future, sono tra i più attenti alla sicurezza in Europa, più dei tedeschi. E sono anche i più attenti ai consumi.

È quanto rivela la ricerca “The Cars We Want Tomorrow” effettuata dall’istituto Gfk per conto di Autoscout24, per la quale è stato coinvolto un campione di 8.811 persone fra i 18 e i 65 anni in Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Spagna. Il risultato è che in Europa sono proprio gli italiani a distinguersi per attenzione a sicurezza ed economicità di uso.

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Lo studio, infatti, ha messo in evidenza che per l’82,6% degli oltre 1.400 italiani intervistati, la sicurezza sia in testa alle peculiarità che un’auto del futuro deve necessariamente possedere. Una percentuale che supera di gran lunga quella dei tedeschi (73,9%), degli spagnoli (81,9%) e dei francesi (78%). Ma gli italiani sono anche i più attenti ai consumi e con il 71,8% degli intervistati che lo ha dichiarato sono anche al primo posto tra gli europei.

Anche a livello europeo, in ogni caso, la sicurezza è l’elemento al quale gli automobilisti dedicano priorità assoluta: per il 78,2% degli intervistati è prioritaria, mentre il 95% la riconosce come un aspetto di fondamentale importanza. Il desiderio di sicurezza, inoltre, ha avuto un incremento, aumentando di 2,6 punti percentuali nel giro di un anno. Nella classifica dei requisiti attesi nelle auto del futuro, invece, i costi di gestione contenuti si piazzano al secondo posto, con il 90,5% delle preferenze.

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MODIFICARE UN’AUTO: IL FENOMENO TUNING E LA STORIA DELLO ‘SCORPIONE’

Modificare un veicolo originale per adeguarlo ai propri gusti o alle proprie esigenze. È questo, in estrema sintesi, il tuning, fenomeno che prende il nome dal verbo inglese to tune, “regolare, accordare, mettere a punto”. Questa tendenza ha origine negli Stati Uniti d’America nel corso degli anni sessanta con le Hot rod, le T-bucket e le Lowrider e, in ambito motociclistico, con i Chopper. Le trasformazioni di un veicolo possono essere di diverso tipo: estetico (carrozzeria), meccanico (motore, impianto frenante, sistema di scarico o assetto di guida). Possono riguardare gli impianti (illuminazione dei veicolo o audio) oppure gli interni del mezzo.

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Oltre ai singoli appassionati, ci sono anche dei marchi automobilisti che hanno deciso di dedicarsi pienamente a questo campo. È il caso dell’Abarth. Chi di voi non ricorda lo “Scorpione” (dal segno zodiacale del fondatore) sulla mitica 500? Ripercorriamo, dal sito del marchio, la fortunata storia targata Abarth:

Dopo una carriera da pilota, sia di auto che di moto, Karl Abarth e Guido Scagliarini fondano nel 1949 la Abarth & C. La prima vettura prodotta, la 204 A Roadster, derivazione della FIAT 1100, vinse immediatamente il campionato italiano 1100 Sport e quello di Formula 2. In parallelo alle corse, s’iniziarono a produrre i kit di elaborazione che aumentavano prestazione, potenza e velocità delle macchine di serie. Nel giro di qualche anno l’Abarth & C. poté contare su 375 dipendenti e una produzione di circa 300.000 marmitte l’anno.

Il marchio punta su auto maneggevoli, prestazionali e potenti, ma soprattutto piccole e cattive. Le “derivazioni” – si legge ancora – ottengono successi in ogni competizione e lo stesso Karl Abarth diventa protagonista di numerosi record. Negli anni 50 e lungo tutti gli anni 60, il marchio Abarth s’impone costantemente e incessantemente nell’immaginario collettivo come sinonimo di sportività, elaborazione e prestazioni, rivoluzionando, di fatto, il mondo delle auto sportive.

Come ricordato sopra, furono molto popolari i kit di trasformazione Abarth per la vecchia Fiat 500, che la rendevano più aggressiva e sportiva, senza limitarne la circolazione alla sola “pista”. Rilanciato da Fiat Group nel 2007, il marchio sportivo Abarth diventa un brand del gruppo e le sue vetture oggi sono vendute solo in 26 concessionarie scelte.

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AUTO E ASSICURAZIONE: LA SCATOLA NERA POTREBBE DIVENTARE OBBLIGATORIA

Iniziamo capendo cos’è. La scatola nera è un dispositivo satellitare montato su un veicolo che monitora e registra tutte le informazioni sul mezzo e sul comportamento del conducente alla guida. Perché montarla? Il montaggio della scatola nera sulle auto dovrebbe ridurre il numero delle frodi in ambito assicurativo. Questa soluzione è già proposta da diverse compagnie e si calcola che i contratti con scatola nera siano arrivati a un sesto del totale.

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Ora la scatola nera sull’automobile potrebbe diventare obbligatoria. E’ una delle principali novità introdotte dagli emendamenti approvati dalla commissione industria del Senato al ddl Concorrenza. Se questa proposta venisse approvata definitivamente, il Governo avrebbe la delega di emanare, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per disciplinare l’installazione obbligatoria della scatola nera su tutti i mezzi di trasporto. Si inizierebbe con i veicoli pubblici e poi sarà la volta di quelli privati. Questi ultimi potranno beneficiare di sconti sulle polizze auto. Il testo della proposta specifica che non ci saranno “maggiori oneri per i cittadini”. Tuttavia secondo l’associazione dei consumatori Codacons, “è assolutamente impossibile garantire che i costi relativi alle scatole nere sulle autovetture non ricadano sugli utenti”.

L’installazione e la manutenzione ordinaria e straordinaria di una scatola nera – spiega il presidente Carlo Rienzi – su una automobile privata, così come la gestione dei dati e i necessari cambiamenti che vedranno coinvolte l’industria automobilistica e le imprese assicurative, avranno dei costi enormi. Anche qualora la norma preveda che non siano i cittadini a farsi carico di tale spese, i maggiori costi saranno inevitabilmente traslati sugli utenti finali, attraverso incrementi di tariffe e prezzi. Per tale ragione – conclude Rienzi – riteniamo assurdo imporre l’obbligo della scatola nera agli automobilisti, che deve rimanere una scelta su base volontaria anche perché, in caso contrario, gli aggravi di spesa per la collettività risulteranno superiori ai benefici”.

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ANCHE L’AUTO VA ‘IDRATATA’: CONSIGLI UTILI PER GUIDARE CON IL CALDO

Guidare un’auto con l’abitacolo surriscaldato può essere molto pericolo. Questa situazione, infatti, rallenta le reazioni e così 35 gradi all’interno di un veicolo possono equivalere all’assunzione di alcol con un tasso di 0,5 grammi per litro di sangue. Viste le prime temperature roventi e l’estate ancora tutta da vivere, torna d’attualità l’avvertimento lanciato l’anno scorso dai tecnici Seat che diffusero i risultati di accurate ricerche effettuate assieme ad esperti del settore sulla guida ad alte temperature. “Quando è molto caldo, la gente di solito presta attenzione ai consigli quando deve andare fuori di casa e camminare per strada – aveva sottolineato Angel Suarez, ingegnere presso il Centro Tecnico Seat a Martorell (Barcellona) – ma pochissimi sono consapevoli che è altrettanto importante seguire alcuni importanti regole durante la guida in condizioni di caldo intenso”.

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A questo proposito ecco alcuni consigli utili. Uno degli errori più comuni che i guidatori fanno quando si utilizza il climatizzatore è di non aerare correttamente la macchina prima di avviarla. Se apriamo i finestrini per circa 30 secondi prima di accendere l’aria condizionata il picco iniziale di calore si dissipa da solo.

I tecnici Seat raccomandano anche di regolare il climatizzatore, se è previsto, sull’impostazione auto in modo che l’aria fresca venga distribuita uniformemente all’interno dell’abitacolo. Anche se fuori è molto caldo “non conviene impostare la temperatura sotto ai 21 gradi in modo da non far aumentare il consumo di carburante”.

E non dimenticate di ricordare che per le auto vale la stessa regola per gli essere umani: sotto al solleone bisogna “idratare” anche la macchina, controllando cioè che i livelli dell’olio e del liquido dell’impianto di raffreddamento siano a posto, così come devono essere verificate – a freddo – le pressioni di gonfiaggio dei pneumatici.

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INCIDENTI STRADALI: TORNA A CRESCERE IL NUMERO DELLE VITTIME

Brutte notizie sul fronte “sicurezza stradale”. Nel 2015 sulle strade dell’Unione europea, 26.300 persone hanno perso la vita (in media 70 al giorno): l’1,3% in più rispetto all’anno precedente. In Italia – sulla base delle stime preliminari ACI-Istat – la percentuale risulta leggermente più alta +1,4%: 3.430 le vittime (quasi 10 al giorno), 49 in più rispetto al 2014.

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A tracciare il quadro aggiornato della situazione è la decima edizione del Road Safety Performance Index Report (il programma di valutazione dei progressi in materia di sicurezza stradale, al quale partecipa anche l’ACI), realizzato dal Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti (ETSC). Tra le cause principali: l’eccesso di velocità, la distrazione, il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza e l’alcool, che risulta addirittura collegato a un quarto dei morti per incidente, anche perché si stima che circa il 2% delle distanze venga percorso con tassi alcolemici fuori legge. In Italia – dove il numero delle sanzioni per eccesso di velocità è aumentato in seguito alla maggiore diffusione degli autovelox – il numero dei controlli sul tasso alcolemico, viceversa, continua a diminuire. In rapporto agli abitanti, si tratta della cifra più bassa d’Europa. Stabile, invece, la percentuale di automobilisti (2,5%) ai quali sono stati riscontrati valori di alcool nel sangue superiori ai limiti consentiti.

Così facendo l’obiettivo europeo -50% entro il 2020 diventa a rischio. Sono tre, secondo l’analisi di ETSC, le cause che rischiano di impedire all’UE di raggiungere il target di ridurre del 50%, entro il 2020, il numero delle vittime degli incidenti stradali: la diminuzione dei controlli sulle violazioni al Codice della Strada, i mancati investimenti in infrastrutture più sicure e gli interventi limitati nel contrasto a velocità e alcool. Se la tendenza del 2015 non si invertirà, l’Europa per raggiungere l’obiettivo fissato dovrà ottenere una riduzione media annua di quasi il 10% dei morti su strada, un risultato di segno opposto e decisamente lontano dal +1,3% fatto registrare lo scorso anno.

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COSA FARE QUANDO SI SCARICA LA BATTERIA AUTO

La batteria auto ha funzione fondamentale: fornisce l’elettricità necessaria per avviare il motore. Probabilmente a molti di voi sarà capitato di sperimentare una situazione di impotenza di fronte alla macchina che non parte a causa della batteria ‘a terra’. Le cause di questa situazione possono essere molteplici. Può esserci ad esempio una dispersione nell’impianto elettrico (e quindi non utilizzando l’auto per medio-lunghi periodi, la batteria si scarica e necessita di essere ricaricata) oppure può esserci un guasto nell’alternatore, la cui funzione è quella di ricaricare la batteria quando l’auto è in moto. Se la batteria è scarica è opportuno verificare con un professionista se si tratta di un evento che rientra nella normalità (perché semplicemente la batteria è a fine ciclo) oppure se vi sia qualche altra ragione.

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Tuttavia, può capitare che ci siano singole circostanze che possono portare all’esaurimento della batteria, come ad esempio l’autoradio o le luci dimenticate accese. Cosa fare in questi casi per non rimanere bloccati con la macchina? Si può procedere alla ricarica della batteria con i cavi collegati ad un altro veicolo con batteria carica. Se avete a disposizione questo strumento nella vostra auto, ecco di seguito alcuni consigli per procedere al loro utilizzo in modo corretto.

Prima di tutto, assicurarsi che le batterie abbiano lo stesso livello di tensione controllando l’etichetta (6V, 12 V, etc…). Ispezionare entrambe le batterie prima di collegare i cavi batteria facendo attenzione che i tappi delle valvole di sfogo siano ben stretti e a livello. Tenere spenti entrambi i veicoli (compresi i dispositivi elettrici). Collegare i cavi in modo corretto: come prima cosa il cavo rosso al polo positivo (+) della batteria scarica. Collegare l’altro capo del cavo rosso al polo positivo (+) della batteria soccorritrice. Collegare il cavo nero al polo negativo (-) della batteria funzionante. L’altra estremità del cavo nero, invece, deve essere collegata ad un’area non verniciata nel vano motore del veicolo da avviare. Controllare che i cavi siano lontani dalla ventola o dalla cinghia della ventola. Accendere con la marcia in folle, il veicolo con batteria carica e accelerare per qualche secondo. Avviare l’auto con batteria scarica anch’essa in folle. Scollegare i cavi in ordine inverso rispetto all’ordine di collegamento.

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AUTO CONNESSA: PRIVACY A RISCHIO?

Rendere gli automobilisti più consapevoli riguardo ai problemi che possono derivare dalla trasmissione dei dati delle loro auto e adottare una normativa in materia di privacy che garantisca protezione dei dati, libertà di scelta e una concorrenza leale. Lo chiede la FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) con la campagna internazionale di sensibilizzazione “My car, my data” – di cui ACI è responsabile per l’Italia – dopo una serie di nuovi test condotti dall’ADAC (l’Automobile Club tedesco) che dimostrano come, ogni due minuti, veicoli di modelli e marche diverse trasmettano e condividano con i costruttori informazioni riservate e importanti: stile di guida dei conducenti, numero di giri del motore, entrata in tensione delle cinture di sicurezza, chilometri percorsi (suddivisi tra autostrade e strade urbane), posizione GPS, consumi e livelli dei carburanti, pressione degli pneumatici, stato di ricarica, livello e voltaggio delle batterie.

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La FIA ha condotto un sondaggio in 12 Paesi europei per verificare il grado di conoscenza di queste tematiche. Il 90% degli intervistati ha dichiarato che i dati dei veicoli appartengono al proprietario o al conducente; l’88% è risultato molto preoccupato circa la divulgazione di informazioni private; l’86% dell’uso commerciale che se ne potrebbe fare, del pericolo di hacking (pirateria informatica) e di tracciabilità dei veicoli. Il 95% delle persone, infine, si è detto convinto che occorra una normativa specifica per tutelare i loro diritti sui veicoli di proprietà e sui dati relativi al comportamento dei conducenti.

“I risultati sui veicoli appena testati – ha sottolineato Jacob Bangsgaard, Direttore Generale Regione I FIA – dimostrano che i costruttori automobilistici di varie marche rilevano i dati in modo costantemente invasivo. Attualmente – ha concluso Bangsgaard – non esiste possibilità di scelta per i consumatori, dato che la trasmissione dei dati ai costruttori di auto è l’unica possibilità esistente, stabilita per default”.

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AUTO RICOPERTA DA SABBIA DEL DESERTO: ATTENZIONE ALLA CARROZZERIA

Vi starete chiedendo cosa c’entra la sabbia del deserto con la carrozzeria delle nostre auto? Questo post non è pensato per gli avventurieri che si apprestano ad attraversare il Sahara, bensì per tutti gli automobilisti. Non vi è mai capitato di ritrovare sopra la vostra auto un leggero strato di polvere di color giallo-rossastro? È la sabbia del deserto sahariano portata in Italia. Un fenomeno che non colpisce solo il Sud (più vicino al continente africano) ma anche il Centro e il Nord spingendosi fin oltre le Alpi.

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Per capire come si origina il fenomeno ci affidiamo alla spiegazione degli esperti di 3BMeteo: “La situazione sinottica associata al trasporto di polvere dal deserto del Sahara sul Mediterraneo centrale è stata esaminata su base giornaliera dal 1972 al 1992. (Barkan et al., 2005). Si è riscontrato che la forza e la posizione di due essenziali centri di azione, come la bassa pressione poco a sud dell’Islanda e il campo di alte pressioni sub tropicale sul Mediterraneo centro orientale, sono fattori essenziali per far si che la polvere dal deserto raggiunga le nostre regioni. Ma attenzione perché si riscontra anche la sua presenza addirittura nel cuore del continente Europeo. Questo se i venti in quota sono molto forti. Quando la pioggia cade raccoglie le particelle di sabbia in sospensione che poi viene depositata sugli oggetti a terra”.

Come comportarsi di fronte ad uno strato di sabbia desertica sulla carrozzeria della nostra auto? “Attenzione alle modalità che verranno adottate per rimuoverlo” è la raccomandazione fornita dallo stesso portale di meteorologia. “Se si interverrà direttamente con un panno, umido o asciutto che sia, o con il lavaggio tramite le spazzole rotanti, il rischio è di graffiare irreparabilmente la vernice della carrozzeria. Per ovviare a questo problema è vivamente consigliato, prima di ogni operazione, il risciacquo con le lance con acqua e sapone, in modo da rimuovere la sabbia senza causare danni. Solo dopo questo passaggio – conclude 3BMeteo – potremo proseguire con il lavaggio dell’auto”.

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BENZINA E DIESEL: ALCUNI DUBBI PRIMA DI FARE IL PIENO DELL’AUTO

La diffusione delle pompe senza marca e il parallelo aumento delle tipologie di benzine e diesel disponibili sul mercato possono alimentare interrogativi negli automobilisti alle prese con il pieno della propria auto: la benzina delle pompe no logo è di qualità inferiore rispetto a quelle di marca? Più alto è il numero di ottani, maggiore è la qualità del carburante? A rispondere a queste e altre domande ci ha pensato l’associazione di consumatori Altroconsumo, che in una mini-guida dal titolo “Benzina, chiariamo cinque dubbi diffusi sul pieno” prova a rispondere a queste e ad altre domande sull’argomento. Ecco qui alcune risposte:

La benzina delle pompe no logo è scadente?
I carburanti venduti dalle pompe no logo (o pompe bianche) hanno esattamente le stesse caratteristiche di quelli di marca. Le loro specifiche sono garantite dalla conformità obbligatoria alle normative europee per le benzine e per il gasolio da trazione (diesel).

È vero che più alto è il numero di ottani e maggiore è la qualità del carburante? L’indicazione è sempre corretta?
Il numero di ottani viene spesso considerato un indice di qualità del carburante, ma in realtà si riferisce alla capacità della benzina di realizzare una corretta combustione miscelandosi con l’aria. Perciò il numero più alto indica, almeno teoricamente, una migliore prestazione del motore. Esiste una specifica di riferimento che armonizza la benzina senza piombo in tutta Europa. Una volta rispettato il valore minimo previsto dalla normativa (che è di 95), perciò, non c’è una reale necessità di disporre di più ottani. Dalla nostra ultima inchiesta – fa sapere Altroconsumo – risulta che l’indicazione alla pompa è sempre corretta e ha sempre un contenuto di ottani uguale o superiore a 95.

All’indirizzo http://www.altroconsumo.it/auto-e-moto/automobili/consigli/cinque-consigli-benzina-pieno è possibile consultare la versione integrale della mini-guida con ulteriori chiarimenti riguardanti i nuovi carburanti diesel presenti sul mercato.

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