VW: Das Auto “truccata”

Scandalo! Scandalo! Scandalo! Questa la parola più utilizzata al momento per descrivere la controversa vicenda che vede protagonista Volkswagen e, con essa, praticamente l’intera Germania.

Sottotitolo? Auto truccate… fermi tutti però! Prima di immaginare spoiler, minigonne, neon e marmittoni è forse opportuno spiegare meglio di cosa si sta parlando…

La nota casa automobilistica tedesca, leader nel settore – almeno fino a pochi giorni fa – è stata (come si suol dire) beccata con le mani nel sacco, o meglio, nel cofano; secondo un’accusa mossale dalla United States Environmental Protection Agency, infatti, la “Das Auto” avrebbe presentato valori falsati mascherando così i dati reali sull’inquinamento dei propri modelli con motore Diesel.

Ok, d’accordo, ma è solo un’accusa… già, peccato che l’attuale amministratore delegato della VW, Martin Winterkon, abbia pubblicamente accettato le responsabilità e ammesso il fatto.

Lo (e diciamolo anche noi…) “scandalo” ha messo in luce delle vere e proprie falsificazioni sui test con cui negli Stati Uniti sono state misurate le emissioni dei Diesel 2 litri della nota casa tedesca, perpetrate grazie all’installazione consapevole, sui motori delle auto, di un software in grado di riconoscere la situazione di test e modificare, per l’occasione, la tossicità dei veicoli, abbassandola a livelli accettabili.

Secondo le prime stime, tra l’altro diffuse dalla stessa Vw, sarebbero addirittura 11milioni le automobili incriminate, diffuse ormai in tutto il mondo; la vendita dei modelli oggetto di falsificazione è stata immediatamente sospesa – si tratta di Golf, Jetta, Passat, Maggiolino e Audi A3 – in attesa di capire cosa accadrà in futuro. L’Epa, intanto, ha anche disposto il ritiro dal mercato di tutte le vetture che rientrano nelle categorie a rischio, vendute dal 2008 a oggi, e si dice pronta a multare Vw di una cifra che potrebbe anche raggiungere i 18miliardi di euro.

Ingenti e fulminei anche i danni in borsa, dove è inarrestabile il crollo del titolo che rasenta a tratti anche il 20%, con una perdita sul capitale dell’azienda di circa 25 miliardi di euro.

Già soprannominato “Dieselgate”, lo scandalo ha proporzioni immense e c’è già che annuncia la fine del colosso tedesco. Pur non potendo prevedere l’evoluzione della vicenda è chiaro però il rischio non solo sul mercato americano ma anche a livello globale, per non parlare dei dipendenti – 273mila solo in Germania e almeno altrettanti nel resto del mondo – e dei subfornitori che vedranno sicuramente ridimensionata la domanda. E infatti Berlino teme conseguenze dure per l’intero export, con pericoli, addirittura, per l’intera economia europea. A questo proposito il ministro dei trasporti Alexander Dobrindt ha annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta ad hoc.

Le preoccupazioni, intanto, superano i confini tedeschi e sbarcano anche in Italia, dove il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha chiesto di “conoscere se il medesimo illecito, avvenuto negli Usa dove vigono però regole differenti per la omologazione, risulti essere praticato su omologazioni della stessa autorità tedesca per l’Europa e se i veicoli sono stati commercializzati in Italia”. Nel frattempo, il direttore generale di Volkswagen Italia, Massimo Nordio, chiede di valutare lo stop delle vendite e il ritiro delle vetture anche nella Penisola, nel caso emergessero ulteriori dati alterati.

Per avere un’idea delle cifre, solo nel 2015 il colosso tedesco ha venduto in Italia più di 114mila auto, incrementando le vendite del 10% rispetto al 2014…

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